Come previsto, rispetto al derby Simone Inzaghi ha messo decisamente mano alla formazione titolare dell'Inter in una serata particolarmente impegnativa come l'esordio in Champions contro il Bayern Monaco, non certo una passeggiata di salute. Oltre all'avvicendamento in porta (André Onana al posto di Samir Handanovic), resta fuori uno dei punti di riferimento, Nicolò Barella, per far posto a Henrik Mkhitaryan, che ha ben impressionato contro il Milan proprio subentrando al numero 23 nerazzurro. Stesso discorso per Edin Dzeko al posto di Joaquin Correa: nel bosniaco il tecnico piacentino cerca un regista avanzato che possa favorire l'attacco alla profondità dei compagni, difendendo e smistando il pallone. Riposo anche per Stefan de Vrij, sostituito da Milan Skriniar al centro della difesa con Danilo D'Ambrosio braccetto destro, per garantire maggiore freschezza e rapidità a un reparto che non ha ben figurato sabato scorso, soprattutto alla luce delle caratteristiche degli attaccanti avversari. L'altro colpo di scena è l'esordio di Robin Gosens dal primo minuto, evidentemente ritenuto ideale per sfruttare gli eventuali limiti della difesa bavarese, tendente a salire molto e lasciare qualche metro di troppo a chi ha gamba.
Dall'altra parte il temibile Bayern di Julian Nagelsmann, che dopo aver perso Robert Lewandowski ha optato per un cambio di filosofia offensiva: niente numero 9, ma molti jolly in attacco che sappiano variare spartito, alternarsi nelle varie zone e non dare punti di riferimento. Il classico 4-2-fantasia con la linea a quattro difensiva composta dai terzini Benjamin Pavard e Alphonso Davies e i due centrali Mathjis de Ligt e Lucas Hernandez, fratello di Theo e preferito a Dayot Upamecano per avere un centrale veloce al fianco dell'olandese. Davanti, la diga Joshua Kimmich-Marcel Sabitzer a protezione dei vari Sadio Mané, Leroy Sané, Kingsley Coman e uno degli attaccanti tattici migliori dell'ultimo decennio, Thomas Mueller.
Sin dai primi minuti è la squadra ospite a tenere il pallino del gioco, cambiando spesso fronte di gioco con Sané e Coman che vanno spesso dentro al campo per creare superiorità. Difensivamente, nerazzurri parecchio corti con i tre reparti in meno di 30 metri e gli esterni che compongono una linea arretrata a cinque. Il Bayern in fase di copertura fa molta densità a centrocampo e alza subito il pressing sui portatori di palla, impedendo a Marcelo Brozovic e compagni di avere tempo per pensare. Per questo, quando il palleggio diventa farraginoso, l'Inter cerca il lancio lungo per Dzeko (il principale 'creatore' di gioco) soprattutto con Onana che non perde un secondo. Questo il canovaccio, in cui ogni tanto le squadre divagano cercando la verticalità rapida ove possibile.
Al 25' l'Inter paga caro il primo errore di posizionamento: lancio di Kimmich per Sané tenuto in gioco da D'Ambrosio, aggancio fantastico e dribbling a Onana per il vantaggio degli ospiti. Rete subita a difesa schierata, poco attenta a seguire il movimento dell'ex Manchester City. Anche il Bayern difensivamente commette più errori sulla carta, soprattutto quando l'Inter riesce a salire palla al piede con sporadici strappi: il lato cieco, in particolare quello mancino dove dovrebbe esserci Davies (poco aiutato da Sané), è spesso abbandonato e i nerazzurri potrebbero infilarcisi a piacimento se non tardassero la giocata o la eseguissero meglio.
Nella ripresa è la squadra di casa che entra con il piglio migliore, costringendo i tedeschi a rimanere in attesa nella propria metà campo e creando i presupposti per concludere a rete. In particolare, è la posizione di D'Ambrosio, ala aggiunta, a portare superiorità sulla corsia di destra alterando gli equilibri difensivi del Bayern che non vive l'avvio di secondo tempo in modo sereno e quando supera la metà campo prova ad abbassare i ritmi. Dopo un'ora finisce la partita di Sabitzer, sostituito da Leon Goretzka. Tatticamente non cambia nulla ma il centrocampo bavarese ne guadagna in freschezza e in fosforo. Dopo 15 minuti di spinta nerazzurra, gli ospiti riprendono il controllo del match e ricominciano a pressare alti per impedire una facile uscita del pallone, annusando anche un evidente calo di condizione fisica. Non a caso, l'Inter non riesce più a uscire ed è in evidente carenza di ossigeno al cervello, quando i ragazzi di Nagelsmann entrano praticamente in porta con il pallone e raddoppiano (autogol di D'Ambrosio). Inzaghi, tardivamente, stava preparando i necessari cambi, posticipati di qualche minuto dopo lo 0-2. A venti minuti dalla fine dentro Correa (per Dzeko), Matteo Darmian (per Denzel Dumfries), Federico Dimarco (per Alessandro Bastoni) e De Vrij (per Skriniar). Sostituzioni che non cambiano l'andamento della gara, in controllo tedesco. Forze fresche per Nagelsmann al 75': Serge Gnabry per Coman e Dayot Upamecano per De Ligt.
Il match scivola via verso la fine, con le due squadre allungate, sostituzioni che non influiscono minimamente sugli equilibri e, nonostante occasioni ambo i lati, il risultato rimane invariato. Il Bayern vince dunque a modo suo, prendendosi delle pause ogni tanto ma senza mai dare l'idea di essere in difficoltà. L'Inter, tatticamente più guardinga, perde qualcosa a livello offensivo e non sfrutta gli spazi concessi dagli ospiti. Poi, paga con un crollo fisico la spinta da inizio ripresa fino al 60' circa, che senza produrre nulla costa il resto della ripresa ai nerazzurri.
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