Inter-Milan, scontro ad alta quota. Il derby gelato della Madonnina che consegna le chiavi della città momentaneamente ai rossoneri. Gli uomini di Max Allegri con un blocco basso e compatto, poche ripartenze e un’ottima dose di fortuna si impongono sull’Inter che ci prova fino alla fine. Ma nella serata del saluto a Ornella Vanoni di tutto il popolo di San Siro, la palla non vuol saperne di entrare. Merito di un para tutto Maignan e di imprecisione nerazzurra. I dettagli nei big match fanno la differenza. E l’Inter non ha saputo curarli bene.
Il copione della partita è scritto ed entrambe le squadre lo seguono alla lettera, senza mai improvvisare. Il pallino del gioco in mano all’Inter, la densità con un blocco basso e le ripartenze veloci arma dei rossoneri. I nerazzurri girano palla provando a sfondare a sinistra con la catena Bastoni-Dimarco. Ma Allegri prepara una mossa tattica vincente per togliere tempi di gioco all’avversario. Fa uscire sempre forte Fofana su Bastoni, individuato come fonte di gioco primaria dalla difesa. La pressione del 19 impedisce al 95 di impostare con la solita precisione e leggerezza. Tutta la manovra dell’Inter ne risente in qualità. A centrocampo quello che si muove meglio è Sucic, che spesso si fa trovare tra le linee andando a occupare la posizione alle spalle di Modric. Barella è guardato a vista da Rabiot che si alza forte sul sardo appena si abbassa per impostare tra Akanji e e Carlos. Il francese pero è anche colui che strappa palla al piede una volta col possesso, per dare manforte ai due attaccanti: gioca a tutto campo. La pressione del Milan uomo a uomo alta è uno specchio per le allodole: una volta che il giro palla rallenta passando da Acerbi o Akanji, o superata la prima linea di pressione, il Milan ripiega con tutti i 10 ben oltre la linea della palla, creando un blocco basso negli ultimi 30 metri con grande densità. Questo fa si che l’Inter non trovi spazi per le solite imbucate degli esterni in area di rigore, ben presidiata da 7 o anche 8 uomini in maglia rossonera. Leao e Pulisic si abbassano per schermare il giro palla e poi allungano la squadra appena riconquistato il possesso.
Il Milan lascia volutamente iniziativa ai cugini e punta solo su poche ripartenze mirate in attacco per fare male, generate da una seconda palla riconquistata. Ed è quello che accade. In una delle poche transizioni verso l’area avversaria Pulisic trova il gol. In attacco i nerazzurri sembrano avere meno peso del solito. Lautaro è ben controllato da Pavlovic e non riesce quasi mai a girarsi sulla tre quarti e imbucare pericolosamente per la mezzala o l’ala che spinge. Thuram anche se si defila sulla destra per provare a scompigliare la difesa, non è incisivo. Dimarco-Saelemaekers è di fatto un one to one dove i due si annullano. Anche se è il milanista a preoccuparsi di più in fase difensiva delle incursioni del 32 che viceversa. Con il passare dei minuti il Milan toglie ritmo di gioco all’Inter. Calhanoglu cala e non riesce a girare palla con velocità o creare traccianti illuminanti: troppe maglie rossonere negli ultimi 30 metri. Chivu prova a scombinare un po’ il piano di gioco con Diouf a destra negli ultimi minuti che rientra col mancino, ma la partita scivola via e va a Modric e compagni.
Autore: Riccardo Despali / Twitter: @RiccardoDespali
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