La lontananza di Steven Zhang e alcune colpe di Antonio Conte, secondo Mario Sconcerti, sono tra le principali cause per le quali l'Inter non ha lottato fino all'ultima goccia di sudore per lo scudetto. "L’Inter esce con calma dalle sue ultime possibilità quasi non avesse mai creduto di averne - scrive il giornalista nella sua analisi per il Corriere della Sera -. A Roma non c’è stato nessun furore, solo una buona, normale partita di fine campionato fra due squadre di qualità ma esauste. Vedremo oggi a che punto sarà la confusione della Juve, ma non credo avrà i ritmi dell’Olimpico. La Juve è abituata alle partite decisive anche quando è disponibile al crollo. È strano vedere una partita finale come fosse una gara qualunque. Ci sono stati anche errori tecnici, come Brozovic centrocampista avanzato, era il suo ruolo cinque anni fa, poi ha studiato molto ed è riuscito a diventare un regista lento ma di vista e qualità. Ma è mancata soprattutto la voglia di giocare, la convinzione che fosse una partita diversa, decisiva. Non c’è stato niente di Conte, tranne la buona disposizione in campo e la facilità a ripartire da dietro. Una strana partita rimediata alla fine con uno strano rigore, netto, ma strano nel senso di mai visto prima. La firma giusta su una stagione in parte buttata, come l’Inter fosse una squadra bambina sempre piena di voglia di combinare guai. Troppe polemiche, troppe assenze. Si parla di quanto latiti Elliott nel Milan ma non è che il giovane Zhang sia presente. Dimentichiamo spesso la differenza tra un tesserato e il proprietario.

Marotta è sempre lì, ma ai giocatori Interessa la presenza di chi li paga, è il dialogo con il capo che aggiorna l’autostima, gli altri sono compagni di strada. Dovrà pensare a quel che ha fatto anche Conte, forse a tutte le sue ultime tre stagioni di cui una passata a casa. Forse serve un aggiornamento anche a lui, non fosse altro nel modo di stare nella società. Se ha gettato in questa squadra un seme buono, è tempo lo faccia crescere. Vincere l’Europa League sarebbe un premio giusto anche per lui. Altrimenti è acqua buona sotto i ponti. Oggi il pallone torna alla Juve in quello che doveva essere lo spareggio della stagione. Una squadra che subisce una media di 40 gol a stagione è comunque sbagliata, fuori da giustificazioni tattiche. Il punto è come rifarla e con quali mezzi. E soprattutto con quale allenatore. C’è in compenso ancora un piccolo futuro da vivere. Correrlo bene salverebbe tutto e restituirebbe tutti gli applausi che la Juve cercava da Sarri e non sono ancora arrivati". 

Sezione: Rassegna / Data: Lun 20 luglio 2020 alle 09:15
Autore: Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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