Lucidissima analisi sulle pagine de La Repubbica di Michele Serra che, il giorno dopo la conquista del 19esimo scudetto interista, ripercorre la storia della Beneamata per sfatarne alcuni luoghi comuni: "L’Inter, da quando è nata, vince il campionato ogni dieci anni circa, e preferibilmente proprio a cavallo tra il vecchio e il nuovo decennio - scrive il giornalista -. Ha vinto nel 1910, nel ’20, nel ’30, nel ’40, nel ’71, nell’80, nell’89, nel 2010 (anno del Triplete), ora nel 2021. A scompigliare quella cadenza, e a ingrossare il bottino, i due scudetti degli anni Cinquanta, i tre dei Sessanta con Helenio Herrera, i quattro del Duemila con Roberto Mancini (quello vinto a tavolino non lo cito perché è solo un numero, non uno scudetto). L’auto-narrazione interista, quella della “pazza Inter”, è insomma più un vezzo di noi tifosi nerazzurri che una seria introspezione nell’interismo quello vero. Statisticamente, è la squadra italiana che ha diluito più regolarmente le proprie vittorie nel tempo, la più stabile, la più vincente in Italia dopo la Juventus e in Europa dopo il Milan, nonché la sola mai retrocessa in Serie B, privilegio che spetterebbe anche alla Juve non fosse stato per Calciopoli. Gli alti e i bassi, ovviamente, fanno parte della storia di tutte le grandi squadre; ma la mitizzazione delle cadute come prova di sregolatezza (per fare risaltare di più il genio) è una vecchia abitudine di molte tifoserie, che amano sentirsi bersagliate dagli dèi".

Miti che Conte ha saputo sfatare con la cultura del lavoro: "Il suo grande merito è stato mirare dritto al cuore di questa mitologia affascinante e neurolabile, spiegando agli interisti che una squadra che ha vinto diciotto scudetti e tre Coppe dei Campioni (perdonate il passatismo della definizione, è un omaggio a Herrera-Moratti) non può permettersi il lusso di fingersi fragile, o soggetta ai rovesci della sorte. La critica ha spiegato ampiamente come, a parte la grinta dell’allenatore che è riuscito a farsi ampiamente perdonare la matrice bianconera, alcuni calciatori (Lukaku e Barella su tutti; dal mio divano aggiungo Bastoni) abbiano fatto la differenza. È noto come i proprietari cinesi abbiano messo nell’impresa molti quattrini, rinforzando molto la rosa, e ora non possano più farlo perché il capitalismo cinese è pur sempre un’economia pianificata, e il calcio non rientra nelle priorità di quel grande Paese. L’Inter dunque deve rifare tutti i suoi conti, come tantissime supersquadre europee che non per caso hanno progettato la goffa congiura della Superlega. Con lo scudetto in tasca avrà modo di farli con un poco di serenità in più, di modo che nel 2030, quando sarà di nuovo il suo turno, potrà presentarsi in grande spolvero. Tutto quello che dovesse venire in più, di qui al 2030, sarà bene accetto. Ma lo scudetto del 2030, abbiate pazienza, è già prenotato". 

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Sezione: News / Data: Lun 03 maggio 2021 alle 18:46
Autore: Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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