La Repubblica rende onore a Luciano Spalletti per la conduzione dell'ultima parte della stagione, in mezzo a questioni personali che vanno ben al di là dei risultati dell'Inter e che sono emersi soltanto negli ultimi giorni con la notizia della morte del fratello Marcello. "Stava perdendo tutto: il fratello, portato via da un male impietoso. Il lavoro, nel silenzio della sua società e con il nome del suo erede urlato da settimane dalle pagine di ogni giornale d’Italia. Eppure Luciano Spalletti non s’è fermato un istante a respirare, non ha chiesto una tregua, non ha preteso giorni per sé. Settecento chilometri in poche ore, ogni giorno, per settimane. Da una parte l’Inter, la corsa Champions, per preparare una partita che valeva una finale e 50 milioni a bilancio. Dall’altra la famiglia, piegata dal dolore di accompagnare le ultime ore di vita di Marcello, il fratello che sfidava a pallone sui campetti toscani da ragazzo sotto gli occhi del papà: sei anni più grande, da tempo costretto ad arrendersi alla sorte che gli aveva lasciato l’unica possibilità dell’attesa. Erano viaggi dolorosi, quelli di Luciano: corse dopo gli allenamenti alla stazione centrale di Milano per prendere un Frecciarossa verso Firenze e da lì un’auto fino a Montaione, comune fiorentino. Lì ha una casa lui, originario di Montespertoli, 15 minuti d’auto. Un’altra la aveva Marcello, vegliato in quell’ultima appendice della vita dalla mamma e dalla compagna. Una cena a casa e la mattina dopo il percorso inverso per tornare ad allenare l’Inter. Luciano non ha rinunciato ad esserci per i suoi affetti ma nemmeno ha disatteso gli impegni di lavoro. Avrebbe avuto ottimi motivi, forse, per farlo: l’esonero ufficializzato ieri dall’Inter era cosa nota a tutti, visto che Antonio Conte posa da giorni con i fotografi nerazzurri e già a dicembre compariva in favore di telecamera davanti agli uffici del club a corso Vittorio Emanuele"

Sezione: News / Data: Ven 31 maggio 2019 alle 16:10
Autore: Mattia Todisco
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