Se c'è da festeggiare la vittoria di uno Scudetto per l'Inter, non si può non pensare a chi la squadra l'ha sempre difesa, a modo suo e con tanta ironia, in ogni situazione. Paolo Bonolis, noto conduttore televisivo e interista ampiamente dichiarato, parla a La Repubblica degli argomenti più caldi in casa nerazzurra, a partire dal grande protagonista di queste ore, Cristian Chivu: "Ho sempre creduto in lui. L’avevo conosciuto di persona nel lungo viaggio in macchina di ritorno da Istanbul insieme a Zanetti dopo la finale contro il Manchester City. Soprattutto è una brava persona. Secondo: scegliere un giovane come lui nasceva da una scelta precisa. Uno con il suo passato, il calcio lo conosce di sicuro. E a noi serviva uno che avesse grande credibilità nel recuperare il rapporto con i giocatori. Ha funzionato, era davvero così e non era semplice. Dopo Monaco, dopo le polemiche al Mondiale per Club, la squadra poteva sprofondare".

Poteva sprofondare proprio per la diatriba tra due leader come Lautaro Martinez e Hakan Calhanoglu: "E invece Chivu si mette al lavoro e ricompone. Soprattutto con quei due. Ma lei immagina due tipi umani più diversi? E però se non ci si metteva all’opera su quello, niente sarebbe servito. Chivu l’ha fatto, vincendo la sfida. E non solo ha convinto loro due, ma anche tutti gli altri: se alla fine si forma una vera mente alveare è merito tuo che hai saputo usare la tua credibilità con tutti quanti".

Ma qual è il segreto dell'allenatore romeno? "Chivu mi sembra uno che interpreta uno schema che funzionava fino a non molto tempo fa: prendere il calcio e forse anche la vita rispettandone la natura, i cicli, senza abbattersi o esaltarsi troppo, mai. Oggi, in questo bellissimo mondo social, o è trionfo o è tragedia".

Bonolis si fa un po' più serio quando torna sul trattamento riservato a livello mediatico ad Alessandro Bastoni: "Il problema è stato creato dal mondo esterno. Dalla bestialità dell’accanimento che si è scatenato su un ragazzo che ha sbagliato una cosa che, prima o poi, sbagliano tutti. Se fosse successo a un giocatore di un’altra squadra magari lo avrei demolito di sarcasmo e sfottò: ma l’odio puro che si è riversato su di lui non sta né in cielo né in terra. Fino ad arrivare alla sensazione precisa che, se lui è d’accordo, probabilmente è meglio cederlo. Farebbe tutti contenti. Ma insisto, è una storia assurda".

Non si può non fare un riferimento a quello che sta accadendo nell'inchiesta sul sistema arbitrale e alla speranza di molti di vedere una nuova Calciopoli ma al contrario: "Quando non si vince, la tentazione del muoia Sansone coi filistei diventa irresistibile. Ci puntano in molti, certi media hanno bisogno di avvelenatori di pozzi, questi ultimi ci sguazzano. A me spiace, per loro. È chiaro che vivono male, dev’essere una vitaccia. Personalmente sto a quello che si sa finora. Una faida nell’ambiente degli arbitri. Succede ovunque, nei ministeri, nelle grandi aziende, ovunque. E cosa viene fuori? Che siamo la squadra più imbelle del mondo, diciamo così: ci sceglievamo gli arbitri che poi ci davano contro". 

Una battuta sulle difficoltà dell'Inter negli scontri diretti, che però non le hanno impedito di festeggiare lo Scudetto: "Quello denota la nostra indole di squadra generosa. Abbiamo la cesta con le caramelle, ne abbiamo lasciata qualcuna anche agli altri".

Sezione: Focus / Data: Lun 04 maggio 2026 alle 14:13
Autore: Fabio Costantino / Twitter: @F79rc
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Fabio Costantino
Fabio Costantino è giornalista pubblicista dal 2009, direttore responsabile e co-fondatore di FcInterNews.it da dicembre 2008, ha collaborato con numerose testate sportive in passato e oggi si occupa della gestione della redazione e di tutto ciò che la riguarda.