Tra le tante dichiarazioni di queste ore del presidente Beppe Marotta ci sono anche quelle pronunciate questa mattina a Radio Anch'io Lo Sport. Ecco le sue riflessioni.
"Da Inzaghi a Chivu è cambiato poco, abbiamo dato spazio alla continuità di un progetto che portiamo avanti da qualche anno. Sottolineo con umiltà ma con orgoglio che questo management ha vinto tre Scudetti in cinque anni con tre allenatori diversi. Le due proprietà che abbiamo avuto hanno dato delega ampia al management e questi tre grandi professionisti sono arrivati meritatamente allo Scudetto. Fabregas? Voglio essere preciso: lo stimo moltissimo, è molto bravo, ma c'è stato solo un contratto preliminare. Se devi assumere qualcuno fai delle consultazioni, ma non siamo mai andati oltre. Lo abbiamo fatto con lui e Chivu, abbiamo scelto Chivu anche perché dall'altra parte c'erano impedimenti oggettivi e Chivu rappresentava il profilo che cercavamo".
"Champions League come prossimo obiettivo? Sia sul piano personale che per l'Inter sarebbe straordinaria. Ho avuto la fortuna di fare quattro finali e la sfortuna di perderle. Mi manca e sarei orgoglioso di raggiungerla, ma non ci si può lamentare. Cercheremo di migliorare l'anno prossimo".
"L'Italia rappresenta una fucina di talenti molto interessanti, siamo purtroppo perdenti in nazionale maggiore ma in quelle giovanili siamo a livelli molto alti, significa che dietro il lavoro è importante. Creare uno zoccolo duro di italiani è una strada che vogliamo percorrere, li abbiamo anche ora ma si comincia ad andare avanti con l'età e quindi servono innesti nuovi, che ci sono. Il giocatore italiano conosce meglio la realtà, ha più senso di appartenenza e insieme ai campioni dall'estero può creare il giusto mix per essere competitivi. In Italia ci sono pressioni mediatiche che non ci sono da nessuna parte".
"Non abbiamo mai avuto dubbi su Chivu. Primo perché non è nella mia cultura esonerare il tecnico, non ne ho mai esonerato uno a stagione in corso. Ritengo che l'allenatore sia il leader del gruppo, ma spesso vengono loro attribuite colpe che non hanno. L'inizio è coinciso con qualche sconfitta ma non con prestazioni negative: con l'Udinese meritavamo di vincere, a Torino eravamo avanti fino a 10' dalla fine. Abbiamo proseguito forti del fatto che aveva una squadra molto forte e una società che lo supportava sempre".
"Bastoni è un talento, è stato sfortunato negli episodi. Su di lui c'erano gli occhi puntati di tutti, si è reso protagonista di un'ingenuità con la Juventus, il primo ad accorgersene è stato lui. Lo abbiamo aiutato perché è giusto così, correggerlo ma metterlo nella condizione di ripresentarsi. Ritengo sia un grande campione. Su di lui e non solo ci sono grandi club, non nascondo l'interessamento del Barcellona ma è molto superficiale, non concreto. Un giocatore va via se esprime la voglia di farlo, Bastoni vuole rimanere e siamo contenti di trattenerlo".
"Comincio ad avanzare con l'età e la saggezza mi porta ad analizzare i fatti che mi circondano anche in termini di critiche pesanti, di insulti, ma lo gestisco con saggezza. E' evidente che abbiamo vinto tanto e c'è un po' la cultura dell'invidia. Non ci faccio caso, sarei risentito se ci fosse disistima da parte di chi stimo. Il mio è un ruolo pubblico, i social sono pieni di leoni da tastiera che scrivono ingiurie ma fa parte del mio ruolo, lo accetto e vado avanti facendo esperienze nuove e cercando di migliorarmi. Sono molto contento, questa è stata un'impresa storica di tutta l'Inter: tifosi, società, uomini e donne dell'Inter. Mi sto godendo questo momento".
"L'Inter fa parte della cerchia di club importanti che deve partecipare ai tornei per vincerli. Abbiamo meritato la finale di Coppa Italia e vogliamo onorarla. Sarebbe bello se potessimo vincere e lo sarebbe ancora di più per Chivu. Sarebbe bello vincere la competizione e metaforicamente avere il diritto alla stellina delle dieci Coppe Italia. Tra le prerogative che ha Chivu ci sono i valori umani importanti. A volte si considera ancora calciatore. Oggi ritengo che siamo davanti a un profilo del calciatore diverso da quello che ho conosciuto io 40 anni fa. Al di là dell'aspetto tecnico e agonistico, l'allenatore deve gestire anche la parte mentale e in questo Chivu è molto bravo, si è immedesimato nel ruolo dell'allenatore moderno".
"Il futuro del nostro calcio? Dobbiamo eliminare la litigiosità del nostro mondo, ci sono conflittualità che poco hanno a che fare coi valori più importanti di questo che è un gioco e un punto di riferimento sociale. In Italia siamo in un momento di involuzione partita dal 2006 dopo i Mondiali, c'è una crisi perché la base di reclutamento è cambiata. Prima tutti si avvicinavano al calcio, oggi ci sono distrazioni legate ad altre attività tra i giovani. I veri campioni sono sbocciati nei ceti medio-bassi, oggi per giocare a calcio serve una retta mensile che non tutte le famiglie possono sopportare. Il primo principio è che lo sport sia un diritto e che sia gratuito. Facciamo giocare a calcio a scuola e avremo una base maggiore. Poi ci sono le strutture, le insegnanti, che devono dedicarsi all'aspetto tattico e tecnico, mancano insegnanti di base dell'abc. Tutta una serie di valori da analizzare in modo migliore".
"Statisticamente la griglia di partenza è sempre la stessa per le squadre più accreditate. C'è stata alternanza tra Inter, Napoli e Milan, la Roma sta crescendo, la Juve con Spalletti non può che migliorare. Credo che le squadre saranno ancora queste per lo Scudetto. C'è sempre l'Atalanta come outsider perché ha un modello vincente".
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