Erick Thohir a 360° gradi. Il presidente dell'Inter si racconta in un'intervista esclusiva ai microfoni del Corriere dello Sport, spaziando tra tutti gli argomenti più caldi in casa nerazzurra. Il mercato, gli arbitri, Mazzarri e non solo.
Presidente Thohir, perché ha deciso di investire nell’Inter?
«Perché io amo l’Inter. E quando vedo le glorie nerazzurre del passato mi emoziono. Non avrei mai immaginato di essere un partner di Moratti e di diventare proprietario del club, ma, avuta l'opportunità, non ci ho pensato due volte».
In precedenza è stato vicino ad acquistare altre società?
«Mi sono stati offerti alcuni club della Premier League, non quelli di vertice, ma se non sei innamorato di una squadra è dura. Per fare bene le cose, oltre al giusto business, ci vuole anche la passione. E io per l’Inter di passione ne ho tanta. Non sono un business man che cercava solo una società con un brand forte per fare affari. Volevo anche una squadra con una grande storia alle spalle, un club che mi emozionasse. L’Inter è tutto questo. Ho fatto la stessa cosa quando ho investito nei Philadelphia 76ers: erano la mia seconda franchigia preferita dietro i Los Angeles Lakers. La passione è importante».
Passione e affari non rischiano di entrare in conflitto?
«Vi rispondo dicendovi la stessa cosa che dico ai calciatori ovvero li invito a divertirsi quando giocano. In questo modo è più facile rispondere alle aspettative di tutti noi. Per competere ad alti livelli bisogna avere voglia, motivazioni ed essere coinvolti in un progetto. Se uno non è felice di essere all’Inter, non può dare il 100%. Io non sono a Milano perché voglio essere glamour, perché punto a essere famoso o perché desidero finire sui giornali. Niente di tutto questo anche perché non mi piace che la gente guardi troppo nella mia vita privata. Io sono qui perché voglio il bene dell’Inter, per riportare questo club a essere competitivo e per vincere. Non intendo mettere troppa pressione sui giocatori e sull’allenatore e a loro dico semplicemente che i risultati arriveranno più facilmente se durante la settimana e poi la domenica ci si diverte svolgendo la propria professione. E la stessa cosa la ripeto alle persone che lavorano nel club, in tutti i settori. Io vengo dall’altra parte del mondo a Milano, mi faccio tante ore di aereo non per business, ma perché sono felice di essere qui. Mi diverto a fare quello che faccio. Non sono mai stanco per l’Inter».
E’ questa la mentalità giusta anche per rilanciare la Serie A?
«L’Italia è uno dei più grandi Paesi al mondo come la Germania, l’Inghilterra e la Francia. E’ nella storia per quello che questa nazione ha fatto. Non voglio parlare di politica perché sono qui da poco, ma mi piace che ci sia un premier giovane (Renzi, ndr). I giovani con delle idee portano speranza. Vedremo se arriveranno anche i risultati. E come per il governo è importante avere grandi sfide per crescere, per la Lega di Serie A è fondamentale svilupparsi all’estero. L’Inter vuole competere con i grandi club stranieri esattamente come la Lega deve arrivare al livello di Premier League, Liga e Bundesliga che adesso sono più famose in Indonesia. Dobbiamo invertire questo trend negativo. Abbiamo tutto per riuscirci: in Italia c’è tanta competizione a differenza di quello che succede in Spagna, dove ci sono due grandi club che vincono sempre, o in Germania, dove il Bayern domina».
Qual è invece la mentalità giusta per rilanciare i colori nerazzurri?
«Conosco bene la storia dell’Inter, non solo i grandi giocatori, ma anche Ventola, Martins, Fresi e quelli che hanno dato un contributo importante pur non essendo della superstar. Questo per dire che tutti sono preziosi. Ho fiducia nei miei dirigenti e in quello che fanno. Io controllo e verifico il loro operato tenendo ben presente una cosa: che noi, io compreso, siamo solo una piccola parte della storia di questo club. L’Inter non è Erick Thohir, ma molto molto di più. Il brand è più importante delle persone. Coloro che hanno fondato la società non ci sono più, ma l’Inter c’è sempre e ci sarà sempre».
Quali cambiamenti ha apportato alla società finora?
«Quando sono arrivato molti mi chiedevano di fare tutto e subito, ma non era possibile perché dovevo prima capire tanti aspetti: le tasse, l’organizzazione della società e altro ancora. Sono all’Inter dal 15 novembre e ho avuto troppo poco tempo. La struttura secondo me deve essere corretta, ma per farlo c’è bisogno sia di tempo sia di creare il giusto feeling con le persone con cui dovrò lavorare. Voglio trasmettere a tutti la visione che ho di questo club e solo quando il processo sarà completato, si potranno dare i primi giudizi sul mio operato. Non ascolto le voci o i pettegolezzi. Per me contano i risultati che si possono raggiungere solo costruendo un management forte dove ognuno svolge bene il proprio ruolo. Io per esempio non posso scendere in campo come i calciatori, dire “oggi giocherò io” perché sono grasso e corro poco (ride, ndr), ma posso essere utile all’Inter».
Qualche ex interista entrerà tra i dirigenti?
«Brehme, Materazzi e altri vogliono essere coinvolti, ma non abbiamo ancora un piano per lavorare con queste leggende. Dobbiamo prima trovargli un ruolo nella società, avere una strategia».
La prossima sarà la stagione in cui costruirà la sua prima vera Inter?
«Quello attuale è un anno di transizione in cui dobbiamo capire coloro che possono aiutarci la prossima stagione: chi è da Inter, chi dà il 100% e chi può essere utile. Naturalmente costruiremo una nuova squadra che vogliamo rendere più forte con acquisti concordati con tutte le componenti ovvero con il ds Ausilio, con Mazzarri, con la parte finanziaria, perché tenere a posto i conti è importante, e con quella commerciale. I nuovi giocatori dovranno far parte del progetto Inter a livello globale, sposare la causa e anche a livello mediatico saranno chiamati a parlare per diffondere il nostro marchio».
Thohir riuscirà a conquistare i tifosi?
«Non lo so, ma mi impegnerò al massimo e sarò giudicato in base ai risultati che otterrò. Se mi ameranno, sarà una decisione loro e già adesso mi rendo conto che non potrò far felici tutti. Succede anche in America dove i tifosi (si riferisce a quelli dei Dc United, ndr) sono diversi da quelli italiani. Qui da voi c’è più passione e ogni volta che atterro a Malpensa ci sono persone pronte intervistarmi o che mi chiedono autografi. Quando sbarco a Londra, per esempio, non mi conosce nessuno e... mi rilasso».
Tra le vittorie ottenute dal 15 novembre in poi qual è quella a cui è più legato?
«Il derby è stato speciale, ma non si può essere contenti solo per una partita. Vogliamo vincere ancora, avere più punti in classifica».
E’ arrabbiato per il pareggio di domenica con il Cagliari?
«Non sono arrabbiato, ma dispiaciuto come tutti i tifosi. Credo sia normale perché quella dei primi 45' non era l’Inter. Nella ripresa invece abbiamo fatto bene. La mia non è una critica, ma i giocatori devono guardarsi dentro e capire perché è andata così».
L'Inter è l'unica squadra di A che non ha ancora avuto rigori a favore. C'è qualcosa che non funziona tra voi e gli arbitri?
«Non lo so. La Lega di Serie A ha da sempre i migliori arbitri al mondo. Se all’estero parli degli arbitri italiani, tutti dicono che sono il top. E devono rendere di conseguenza».
Finora però l’Inter ha avuto diversi torti...
«Gli arbitri non devono uccidere le partite perché alla fine gli spettatori capiscono gli errori. D’accordo, gli arbitri sono persone e possono sbagliare, ma se fanno errori continui, le persone possono farsi delle domande o magari pensare male. Grossi sbagli di continuo possono creare un grosso danno anche alla Lega perché i direttori di gara sono una parte importante del sistema e devono dare, da attori non protagonisti, il loro contributo alla crescita della Serie A. In molti incontri finora abbiamo avuto episodi un po’... così: non so se c’è qualcosa di sbagliato o se siamo solo sfortunati. Tutti hanno capito e visto quello che è successo. Ognuno con i propri occhi: io con quelli del presidente, i tifosi con quelli dei tifosi. Contro il Napoli, per esempio, abbiamo giocato bene proprio come i nostri avversari e mi sono congratulato con il presidente De Laurentiis. In quell’occasione, però, c’è stato un episodio che ha condizionato il match (espulsione di Alvarez, ndr)».
A fine partita sarebbe giusto che gli arbitri parlassero come i calciatori?
«Mi piacerebbe che lo facessero per “proteggere” le loro decisioni. Giuste o sbagliate che siano».
La tecnologia potrebbe dar loro una mano a sbagliare di meno?
«Il mondo sta cambiando e gli uomini commettono degli errori. Se la tecnologia può contribuire a limitarli, è positivo. Non sono d’accordo con l’utilizzo della tecnologia a 360° perché il calcio perderebbe il suo lato umano, ma per esempio potrebbe essere importante la goal line technology. Per chi è in campo, ma anche per i media».
Il terzo posto quest'anno è ancora possibile da raggiungere?
«Sarà dura riuscirci, ma il nostro obiettivo deve essere quello di finire quarti o quinti. Se arrivassimo in Champions sarebbe una grande festa per la nostra famiglia nerazzurra, ma intanto dobbiamo tornare in Europa, giocare la prossima Europa League».
Quanto è importante per l'Inter disputare di nuovo la Champions League?
«Molto e, quando ci riusciremo, sarà come rinascere. Un processo analogo a quello di un bambino che crescendo impara a stare in piedi, a camminare e poi a correre. Il prossimo anno è necessario tornare in Europa, poi proveremo a qualificarci per la Champions con l’obiettivo di disputare la finale del 2016 che si svolgerà a Milano. Questo non è solo il nostro sogno e tradizionalmente poche formazioni riescono a giocarsi una finale... in casa. Ci è riuscito il Bayern Monaco (nel 2011-12, ndr) e ha perso contro il Chelsea di Di Matteo. E' Dio che decide come vanno certe cose, ma noi dobbiamo avere degli obiettivi e lavorare per centrarli».
La Juventus è la squadra più forte d’Italia?
«Per ora sì. Ha mostrato grande carattere e ho tanto rispetto per i loro manager che hanno costruito una rosa così importante negli ultimi 2 anni».
Incontrerà Andrea Agnelli per chiarirsi dopo il mancato scambio Vucinic-Guarin?
«Abbiamo parlato lui e io, ma naturalmente l’ho fatto anche con Angelomario (Moratti, ndr) e con altri presidenti del calcio italiano. Nella vita bisogna comunicare ed è necessario farlo nella giusta maniera. A volte gli affari vanno in porto e altre no, ma il business non si ferma. Altrimenti non ci sarebbero mai scambi di giocatori e tutti schiererebbero solo prodotti del proprio vivaio».
I presidenti italiani, però, in Lega più che discutere spesso litigano...
«Sono stato una sola volta in Lega e ho incontrato Agnelli, Lotito e De Laurentiis. Ho troppa poca esperienza per giudicare».
Cosa pensa della Roma di Garcia?
«Negli ultimi tre anni i dirigenti hanno lavorato molto. La prima stagione hanno faticato, ma adesso la squadra è forte e sta facendo bene. Il loro progetto è simile al nostro e Pallotta guarda molto al modello che altri americani stanno portando avanti negli States e in Inghilterra. Mi riferisco all’Arsenal e allo United. Non è detto che sia la strategia vincente, quella giusta, ma è una strada imboccata. Nel calcio e nella vita in generale bisogna fare delle scelte. La cosa migliore è prendere decisioni giuste, la cosa peggiore è non prendere decisioni. E’ ancora peggio che prendere decisioni sbagliate. Ho bisogno di tempo, ma cercherò di fare le scelte giuste per il bene dell’Inter».
Totti era un giocatore che ammirava anche prima di diventare proprietario dell'Inter?
«Come tifoso della Serie A mi sono sempre piaciuti i grandi calciatori. Due dei migliori sono stati Del Piero e Totti, ma ammiravo anche i tre tedeschi dell’Inter, Ronaldo, i campioni del Parma, da Chiesa a Buffon passando per Cannavaro e Crespo, o quelli della Fiorentina, da Batistuta a... Torricelli».
A proposito di grandi giocatori, è possibile portarne altri all’Inter dopo il “colpo” Hernanes?
«Vogliamo calciatori che ci aiutino sul campo. Questo è il primo requisito, quello fondamentale. Poi sarebbe importante che potessero darci una mano anche a livello di marketing, giocatori globali che facciano crescere il brand Inter e la considerazione della Serie A esattamente come accaduto con Beckham, Bradley ed Henry nella MLS americana».
Vidic è un acquisto che rientra in quest’ottica?
«L'affare non è ancora stato annunciato (probabile che l’ufficialità arrivi domani, dopo la gara di Champions di stasera dello United contro l’Olympiakos, ndr) e non vado oltre. Parlo di nuovi giocatori solo quando ci sono i contratti firmati».
I tifosi dunque possono sognare altri acquisti in stile Hernanes la prossima estate?
«Non sono stato io a decidere di comprare Hernanes. La decisione è stata presa da tutte le componenti societarie perché riteniamo che il brasiliano possa essere utile per l’Inter non solo in questi 6 mesi, ma anche nei prossimi anni. Detto questo, se a giugno individueremo un altro elemento che possa darci un contributo altrettanto importante, spenderemo dei soldi e proveremo a portarlo a Milano».
Grazie all'affare Hernanes ha conosciuto Lotito. Che impressione le ha fatto il presidente della Lazio?
«E' stato bello conoscerlo. E’ un grande uomo d'affari, ha un carattere diverso dal mio, ma lo rispetto. E’ sempre possibile imparare qualcosa da tutti».
Quanti campioni mancano a quest'Inter per essere competitiva nella corsa scudetto?
«Io credo nel gioco della squadra e non mi innamoro di una formazione costruita solo con superstar. I giocatori è necessario costruirseli in casa, non solo spendere soldi. Ecco perché preferisco l’Arsenal allo United e il Barcellona al Real Madrid. Accanto ad altri calciatori importanti che arriveranno vogliamo mettere i prodotti del nostro vivaio».
Balotelli era uno dei giovani della cantera che sono stati ceduti. Cosa pensa di Supermario?
«E’ un grande talento, ma non voglio commentare la sua vita. Esattamente come non voglio commentare quella di Icardi perché non la conosco e perché non sono né suo padre né suo fratello. Balotelli e Icardi mi piacciono molto».
Ha incontrato altri tifosi dell’Inter che le chiedevano di acquistare Messi?
«Avere Messi all’Inter sarebbe bello, ma non credo che possiamo comprarlo in questo momento. In Indonesia, però, c’è un africano che chiamano Messi... E se comprassimo quello? (ride, ndr)».
Mazzarri è l'allenatore giusto per l'Inter del futuro?
«Finora dico “Sì, è l'allenatore giusto” e credo in lui. Prima della fine della stagione lo incontreremo per capire se la sua visione coincide con quella del board della società».
Pensa di rinnovare il contratto del tecnico che scade nel giugno 2015?
«E’ troppo presto per dirlo, ma se le nostre visioni saranno in sintonia, può essere il nostro allenatore a lungo. Non amo le squadre che cambiano tecnico ogni anno, ma non voglio neppure avere un allenatore che sia più grande del club, alla Ferguson per intenderci, anche se per me Sir Alex è una leggenda».
Mazzarri a volte ha un carattere inquieto, mentre lei appare sempre calmo, anche durante le partite.
«Ogni persona ha il suo carattere e non voglio dire quale sia quello giusto e quello sbagliato. Io indico la via, il percorso da seguire in base alle aspettative che abbiamo. L'allenatore è il nostro generale e ci fidiamo di lui. Io sono il presidente ed è giusto che anch’io sia criticato se le cose non vanno. Le critiche sono positive, una medicina. Per me, per i giocatori e per il tecnico perché ti stimolano. Se non sai gestire le pressioni non puoi stare all’Inter».
Preferisce un’Inter con la difesa a 3 o a 4?
«Dipende dal tipo di partita. Mazzarri ha la sua strategia, ma è bravo ad adattarsi di gara in gara. Ha bisogno di tempo per capire e questa non è una scusa. Noi glielo daremo».
Moratti con l'Inter ha conquistato 18 trofei. Nella sua era Thohir può vincere altrettanto?
«Non so se riuscirò a raggiungere questi grandi numeri. Intanto penso a vincere il primo trofeo».
Punta a festeggiare già il prossimo anno?
«Non lo so, dipende dall'organizzazione, dall’allenatore, dai giocatori che sceglieremo... Ci sono troppe variabili per rispondere. Di certo anche in questa stagione dobbiamo lottare fino alla fine. Nel calcio non si possono programmare le vittorie».
E’ giusto pensare che ci vorranno da 3 a 5 anni per rivedere un’Inter vincente?
«Realisticamente è il tempo che sarà necessario».
Pensa che in futuro ci sarà un'Inter solo di Thohir e dei suoi soci o che la partnership con la famiglia Moratti andrà avanti?
«Credo davvero che avremo una buona relazione con la famiglia Moratti perché ci capiamo. Ritengo che avere un partner locale è importante per radicarsi nel territorio. I Moratti hanno costruito un'Inter vincente e sono qui per aiutarli a renderla più forte».
Crede che in futuro rafforzerà la compagine indonesiana che lei guida con l'aggiunta di nuovi soci?
«Soetedjo è il mio partner, mentre Roeslani ha ceduto le sue quote. Mio padre crede che avere un partner sia importante perché ci si può correggere a vicenda. La mia famiglia li ha in tutte le attività. Il mio obiettivo è quello di fare le cose per bene per difendere il nome di mio padre e quello dell’Inter che resterà anche quando io non ci sarò più».
Come va lo studio dell’italiano?
«Sto provando a impararlo, ma il tempo è poco ed è una lingua difficile».
Acquisterà una casa a Milano?
«Non penso perché mi piace provare alberghi diversi: lì si incontrano sempre persone interessanti e possono nascere opportunità. A Milano mi è capitato di parlare con Murdoch e Silva».
Moratti ha suggerito a Thohir di essere più presente. Verrà più spesso?
«Io sono il presidente, ma è fondamentale avere un management forte, che porti avanti la strategia che abbiamo. Non è necessario che sia ogni week end alla Pinetina. Essere presente alle partite? Ho visto il match con la Fiorentina da Giacarta fino all’alba e abbiamo vinto, mentre ogni volta che vengo a Milano pareggiamo... (ride, ndr) Secondo me conta il lavoro. E’ su quello che tutti insieme ci stiamo concentrando per il bene dell’Inter».
Autore: Alessandra Stefanelli / Twitter: @Alestefanelli87
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