"Quando ho parlato l'ultima volta con Materazzi (dopo la finale di Madrid ndr) è stato come abbracciare tutti i giocatori, cosa che ho cercato di non fare. Ero in campo con loro nelle celebrazioni, quando abbiamo ritirato le medaglie e sollevato la coppa. Ero con loro ma poi non sono tornato nello spogliatoio perché non volevo dire addio". Nel corso di un'intervista rilasciata quattro giorni fa a The Athletic, José Mourinho è tornato sulla discussa modalità del suo addio all'Inter, qualche ora dopo aver guidato Milito e compagni a un leggendario Triplete. Scelta che a dieci anni di distanza Massimo Moratti, pur col sorriso sulle labbra, ha definito 'qualcosa di terribile'.

"Era troppo difficile per me e non volevo partire con loro verso Milano perché la gente diceva che avevo un contratto con il Real Madrid - spiega lo Special One -. Non era vero. Avevo un accordo, ma non avevo un contratto firmato. Volevo davvero andare al Real Madrid in quel momento. Volevo davvero provare a vincere il campionato spagnolo dopo i campionati inglese e italiano. Ma temevo che se fossi tornato a Milano con la squadra e, con la reazione dei giocatori e dei tifosi, non sarei riuscito a ripartire. Posso dire di essere scappato, sono scappato da loro. Pochi giorni dopo, ho firmato con il Real Madrid. Solo dopo tornai a Milano e incontrai a cena il presidente Moratti".

Quella squadra era piena di campioni assoluti, ma nessuno di loro ha avuto il giusto riconoscimento a livello personale: "Strano che Samuel (Eto'o ndr) durante tutta la sua carriera, non sia mai riuscito a vincere il Pallone d’Oro. E Sneijder? Wes è stato fantastico in quella stagione. Nello stesso anno ha vinto tutto e giocato la finale della Coppa del Mondo. Siamo arrivati ​​al Gala per il Pallone d’Oro nel 2010. I ragazzi non erano nemmeno tra i primi tre (Lionel Messi, Andres Iniesta e Xavi i tre che salirono sul podio ndr). L’unica cosa che sono riusciti a ottenere è stata quella di essere inseriti nella top undici".

Il Triplete è stata come una 'Last dance': "Ci sono diverse prospettive per i giocatori quando si avvicinano alla fine della loro carriera. Ci sono giocatori che vogliono solo essere lì per un altro paio di anni con il loro contratto – qualche milione in più prima di andarsene. E ci sono altri ragazzi con una prospettiva diversa che è: lasciami provare a raggiungere un momento importante della mia carriera, lasciami provare a fare qualcosa che non ho mai fatto. Penso che fosse questo il punto. È stato davvero un risultato fantastico e uno dei motivi per cui ero così felice. Sentivo che la mia gioia e le mie emozioni non erano per me, ma per loro. Non si trattava di vincere la mia seconda Champions League, ma di realizzare i loro sogni".

Quel che è certo è che la storia di Mou all'Inter è stato un lunghissimo romanzo: "Potrei scrivere un libro di 1.000 pagine sui miei due anni all'Inter. Può essere che un giorno lo farò, ma prima devo chiedere il permesso ai ragazzi perché ci sono molte storie vietate", racconta ridendo il portoghese. 

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Sezione: In Primo Piano / Data: Mar 26 maggio 2020 alle 15:55
Autore: Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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