Lunga intervista di Walter Mazzarri a La Stampa. Il tecnico nerazzurro spazia a 360 gradi su tutto il mondo Inter. Ecco le sue parole.
Walter Mazzarri ha scoperto se la “Panchina d’Oro”prevede l’autovoto?
“Si poteva votare per chi ci pareva, ma il voto è segreto”.
Ha vinto Conte, ma pure Montella è arrivato prima di lei.
“Ognuno è libero di scegliere chi vuole. Io sono soddisfatto di come ho lavorato la stagione scorsa e pure il Napoli lo è”.
Seedorf ha fatto il grande salto in un giorno. Per il suo lungo percorso si sente fuori moda?
“E perché mai? Fino ad un anno fa dicevate che ero un emergente”.
Partire dal basso le è servito?
“Moltissimo e vale per tutti i settori. L’Italia non sarebbe in crisi se avessimo dato importanza alla meritocrazia. Come a scuola, il più bravo va avanti. Io sono orgogliosissimo delle “panchina d’ora non riconosciute” e della mia carriera da allenatore”.
Non ricorda mai il suo passato da calciatore…
“L’abito dell’allenatore me lo sento cucito addosso da sempre, da calciatore non avevo la stessa passione”.
Domani sfiderà Ventura, mai chiamato in una big. Serve fortuna?
“Sei anni fa c'era già chi diceva che meritavo di arrivare a questi livelli, quindi nel mio caso la fortuna è relativa. Non conosco nel dettaglio la storia di Ventura, ma lo stimo davvero perché ha sempre dato una impronta alla sua squadra e sa farla giocare bene. Noi allenatori siamo come degli artisti, ognuno ha il suo stile ed è giusto che si veda”.
Cerci è il valore aggiunto del Torino?
“Una squadra che fa bene non dipende da un solo giocatore”.
Come si rapporta con chi ha un carattere difficile?
“Valuto le persone solo dopo averle conosciute, ecco perché faccio subito dei colloqui individuali. Ulivieri mi ha sempre detto che un buon mister deve essere in grado di inquadrare un giocatore in pochi secondi”.
Lei ci riesce?
“Direi di sì. Nei 13 anni di carriera il rapporto valore squadre-risultati è sempre stato soddisfacente. Se riesci a superare club con potenziale economico superiore al tuo vuol dire che sei stato più bravo di loro”.
A Icardi cosa ha detto?
“Di mettere al primo posto il calcio e di prendere come esempio i nostri del Triplete”.
Quanto manca a D’Ambrosio per essere titolare nell’Inter?
“Può servirgli altro tempo, non voglio bruciarlo. E’ un acquisto fatto soprattutto per la prossima stagione”.
Rottamare non piace a nessuno, ma i reduci del Triplete sono in minoranza.
“Thohir fa bene a parlare di anno di transizione. Tutto insieme però non si può fare. La carta d’identità conta. Io credo di poter dare ancora tanto, ma quando mi renderò conto che non sarò più io, dovrò avere l’intelligenza per farmi da parte. Bisogna saper uscire al momento giusto e in bellezza”.
E’ un consiglio per Zanetti?
“Lui come Milito e Samuel rappresentano la storia dell’Inter. Ma io parlo chiaro e loro oltre a darmi una grossa mano sanno che ci sono delle gerarchie. Hanno capito che certe scelte le faccio in buona fede. Se sbaglio sarò io il primo a pagare”.
Thohir vuole portare avanti il progetto giovani con lei.
“La società mi ha fatto determinate richieste e io la accontento. Oltre a cercare di vincere devo testare i giocatori per il futuro”.
Avete preso Vidic.
“E’ una scelta condivisa come tutte le altre”.
La nuova Inter sarà un mix di vecchi e giovani?
“Per tornare in Champions bisogna fare qualcosa in più. Con una consapevolezza: chi è arrivato nelle prime posizioni fino ad oggi ha schierato pochissimi giovani. Pogba all’inizio faceva panchina, nella Juve è l’unico che è esploso”.
Sul tema giovani ha delle idee particolari…
“Ci sono giovani e giovani. Cavani prima del Napoli aveva già giocato al Palermo, altri spuntano dalle giovanili. Il grande equivoco è questo. Alla Reggina ho valorizzato tanti ragazzi, ma mi chiedevano la salvezza. Non si possono avere capre e cavoli”.
Scommetterebbe sull’Inter in Europa League?
“Non faccio mai promesse e previsioni”.
Le piacerebbe fare l’uomo immagine?
“Avessi tempo. A Napoli per registrare un pezzettino sono serviti 64 ciak. Anche da attore sono pignolo. Di notte chi lavora con me deve avere il cellulare sempre acceso. Mi vengono idee e mando sms”.
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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