In un ipotetico dizionario del calcio, alla voce “complicarsi le partite fin dal principio” probabilmente troneggerebbe una gigantografia dell’Inter 2020/21. Una squadra forte, conscia di se stessa che riesce sempre a mettersi i bastoni nelle ruote da sola, rendendo alcune gare molto più complicate di quanto dovrebbero essere. Il derby andato in scena ieri in un San Siro deserto rientra alla perfezione in questa descrizione: a causa di 20’ da incubo, l’Inter spreca la possibilità di sorpassare il Milan, vanificando i restanti 70’ di buona qualità e - soprattutto - di predominio fisico e tecnico su un Milan che si arrocca sulle sue certezze, una su tutte Zlatan Ibrahimovic, ancora capace di fare la differenza nonostante i 40 anni. Chapeau.
HORROR - Nei primi venti minuti tutta l’Inter sembra essersi presa la serata libera. Non era facile scendere in campo dopo due settimane di assenza, con il gruppo riassemblatosi praticamente a 24 ore dalla partita: alcuni giocatori sembravano virtualmente ancora in aereo, tanto il Milan ha sopraffatto per intensità i cugini nerazzurri. Pioli schiaccia il tasto replay e imposta una gara fisica accettando gli 1-1, giocando sulle linee di passaggio e attuando un pressing forsennato, sfruttando le fasce per impensierire il terzetto difensivo interista, decimato dai casi di CoVid-19. E purtroppo per Conte, tutti i timori del pre-partita si sono rivelati fondati: Leao è sempre sfuggito a D’Ambrosio e Kolarov ha dato ancora una volta prova della sua difficoltà nel mantenere le marcature, commettendo prima fallo su Ibra e poi dimenticandoselo sul secondo palo. Se a questo Brozovic si aggiunge alla lista nera, con una marcatura ballerina su Chalanoglu libero di disegnare calcio, la frittata è fatta. Uno-due devastante che sembra aver messo in ginocchio l’Inter, che pure nei primi minuti aveva dato buona gamba grazie alle sfuriate di Hakimi e ai movimenti rapidi di Lautaro. Tutto inutile.
TERZA FASE - Dopo i primi minuti di smarrimento, l’Inter ritrova se stessa e prova ad affidarsi ai suoi senatori: Barella inizia a macinare chilometri senza fermarsi un secondo, Lukaku è una fonte di gioco aggiuntiva. Perisic avrebbe spazio per sfondare a sinistra, ma non sfrutta mai le possibilità: l’unica volta che il croato arriva sul fondo, l’Inter segna. E non è un caso. Ma a una manovra insistita, non corrispondono sfoghi: dopo la prima fase di fatica, l’Inter prova l’assedio e alza i giri già al termine della prima frazione, quando Lautaro è il più in palla e cerca di sistemare una situazione che sembrava compromessa.
I primi 15’ della ripresa possono essere quelli della svolta: il Milan si abbassa vertiginosamente e gli uomini di Conte prendono campo. Le azioni sono spesso confuse, Kessié raddoppia sistematicamente su Lukaku ma Vidal e Barella non riescono a sfruttare lo spazio concesso. I 5 cambi contro la Fiorentina sono un ricordo, visto che quando Conte si gira verso al propria panchina trova solo Eriksen e un incerottato Sanchez: dentro entrambi senza risultati. La terza fase della gara è contraddistinta dalla fatica: l’Inter avrebbe anche le sue opportunità, ma è troppo imprecisa per cogliere l’obiettivo grosso. Hakimi e Lukaku sprecano e visto che la Fase 4 sarebbe corrisposta alla nuova rimonta, all’Inter non restano che i rimpianti.
DOMANDE - Quando mancano tre giorni all’esordio in Champions League, all’Inter rimangono ancora moltissime domande a cui rispondere. Per tre partite su quattro Conte non ha potuto schierare la difesa titolare, utilizzandola solo contro la Lazio: in quel caso, un solo gol subito per una disattenzione singola. Nel resto delle partite, ben 7 gol incassati. Troppo per una squadra che deve fare della propria area un fortino inespugnabile: il ritorno di Bastoni aiuterà a sistemare le cose, ma è tutta la squadra che deve dimostrare più attenzione. Perisic e Hakimi insieme sono sostenibili nell’undici iniziale? Anche il rientro di Young potrebbe essere un fatto determinante.
Parlare del caso Eriksen sarebbe pretestuoso: l’Inter è in una fase di stallo, reiterare giudizi e considerazioni dopo 25’ impalpabili sarebbe ingeneroso. Quel che è certo è che all’Inter, per competere, serve qualcosa in più. E i suoi campioni devono fare un passo in avanti, seguendo l’esempio di Nicolò Barella, un guerriero: 90° a correre su e giù per il campo, inserendosi e dando tutto. Sbagliando, certo. Ma senza lasciare nulla di intentato.
VIDEO - VERSO INTER-BORUSSIA: LA FAMOSA "PARTITA DELLA LATTINA"
Autore: Marco Lo Prato / Twitter: @marcoloprato
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