"Fortissimamente io" è più di un'autobiografia. Dejan Stankovic parla a cuore aperto, senza peli sulla lingua, raccontando tutte le emozioni vissute in carriera. Gran parte del libro, come della sua carriera, è quindi dedicato all'Inter. Deki ripercorre i momenti del suo arrivo all'Inter, a causa della crisi societaria della Lazio: "Fui chiamato dalla Juve, dal Milan e dall'Inter. Volevo solo rimanere in Italia. Mi chiamò Moggi, stavo per andare alla Juve, poi Mancini mi fece cambiare idea: "Che ci vai a fare là? Alla Juve sarai solo uno dei tanti. Loro sono un sistema e il giocatore è soltanto un numero. Vai all'Inter, sarà molto meglio per la tua carriera!". Mi convinse a cambiare decisione, l'Inter era il mio futuro! Dovevo passare all'Inter nell'estate 2004, ma la pressione all'Olimpico era tale che chiamai Moratti: "Presidente, non ce la faccio più. Dovete portarmi là subito". E in quell'occasione vidi per la prima volta chi era Massimo Moratti".
Deki infatti passò all'Inter nel gennaio del 2004, una scelta che descrive così: "All'inter sono arrivato perché rimanessi nelle pagine più belle del cub nerazzurro. Sono sei anni e mezzo che sono al Meazza, con il desiderio di rimanerci per nove o dieci. Questa per me è la più grande soddisfazione della carriera. Per venire all'Inter ho rinunciato a 5 mesi di stipendio, i soldi che mi doveva la Lazio. Arrivai all'Inter quando la situazione era veramente difficile, quando le cose proprio non andavano. Però c'era Moratti. Solo quando sono arrivato ho visto che uomo era, non ce n'è un altro così nel calcio. Lui è prima di tutto tifoso, solo dopo presidente. Ma c'erano persone che ridevano di lui. Certo che non poteva vincere niente, dal momento che era tutto "blindato". Il sistema era molto forte e potente. Fino all'estate 2006, quando tutto lo sporco venne in superficie con Calciopoli. Allora si vide davvero cosa aveva perso l'inter negli ultimi quattro anni e per quale motivo. In fondo, uno scudetto dell'Inter vale quanto cinque della Juventus! Lo scudetto fu attribuito per via amministrativa. Titolo di cui io vado fiero, perché ogni punto è stato conquistato con tanto sudore. Io lo definisco il "titolo all'onore".
All'Inter Stankovic ha vinto molto, soprattutto negli ultimi, ma non dimentica i momenti difficili. Uno di questi, dopo l'eliminazione dalla Champions contro il Villareal: "Dopo quelle partite mi venne voglia di dire addio al calcio, mi sono vergognato. quella volta i tifosi dell'inter erano furibondi, a ragione, mentre a me venne voglia perfino di lasciare l'inter!". Ma il periodo più duro è stato la stagione 2007-2008, in cui è stato tormentato dagli infortuni: "Non mi allenavo, correvo sulla sabbia. Arrivava il venerdì, andavo in campo con la squadra e la domenica giocavo. Dissi a Mancini: "La mattina non ce la faccio ad alzarmi dal letto, mi fa male tutto". Quando vincemmo lo scudetto, a Parma, non andai a festeggiamenti, non me la sentivo". In quella stagione Stankovic fu spesso criticato dai tifosi dell'Inter. Un rapporto che Deki definisce così: "L'Inter? Solo una parola: fenomenale! Non è stato sempre facile, è capitato che abbia giocato da infortunato e di quei 70.000 spettatori, 5.000 ti prendono in odio e ogni due domeniche ti bestemmiano contro se sbagli un passaggio. Ti tappi le orecchie, ti fai forza, vai avanti. Certo che mi arrabbiavo, però ci rispettiamo. Loro amano il mio carattere, il mio sangue caldo. Si vive per l'Inter. Ancora tre o quattro anni e poi concluderò la mia carriera. Quando ho parlato con Moratti del nuovo contratto, ho detto: "Presidente, io qui mi sento come lei desidera che si senta un giocatore dell'Inter. Non mi ci vedo con un'altra maglia addosso!". L'Inter è davvero qualcosa di particolare rispetto alle altre squadre d'Europa: è una grande famiglia, con un capofamiglia, il presidente, un gran signore, Massimo Moratti. Fra i compagni mi piace menzionare Materazzi, Chivu, Julio Cesar e Maicon, persone con cui ho avuto un rapporto fondato sull'emotività reciproca prima di imparare a fidarci l'uno dell'altro".
Estate 2008: un periodo tormentato per Deki. Mancini viene mandato via, al suo posto arriva Mourinho: "Leggo sul giornale che hanno esonerato Mancini. Lo chiamo subito, chiedendo cosa stesse succedendo: "Sono andato a un incontro con il presidente, dopo tre minuti ero già fuori. E io che volevo parlare dei piani per la prossima stagione". Così Stankovic viene definito un uomo di Mancini e tutti parlavano di una sua cessione, considerando anche che veniva da un anno no. Lo voleva la Juve, ma non i tifosi bianconeri. Poi arrivò Mourinho, che con questo discorso lo convinse a restare: "Dejan, a me non interessa quello che hanno scritto, neanche una di quelle dichiarazioni era mia. La situazione è questa: se viene Lampard, anche se non credo, avrai qualche problema per un posto in squadra. Anche così sarò contento se rimani. Tu per me non sei un problema, ma una soluzione in più! E non me ne frega niente se sei amico di Mancini, anche io sono amico di cinque giocatori del Chelsea. E nessuno potrà negare che tra tre mesi io e te saremo in ottimi rapporti. Tu lavora e non pensare a niente". Mi vennero i brividi -commenta Deki- Roba da farti uscire le lacrime. Nelle amichevoli estive poi mi disse: "Compañero, abbiamo un problema: tu non giochi bene, giochi molto, molto bene". Non ci vuole molto tempo, intuisci subito perché Mourinho è particolare. Una volta a Brema, dove avevamo perso 2 a 1, Muorinho disse al team manager di prenotare l'albergo a Manchester, subito. Avevamo giocato di mercoledì, il sorteggio era venerdì: estraemmo il Manchester United!".
Il punto più alto della sua carriera non può che essere il 22 maggio 2010, quando con l'Inter si è laureato Campione d'Europa. Emozioni che Deki descrive così: "All'inizio ho sentito come se qualcuno mi avesse tolto un peso, come un sollievo. Mi guardo intorno, vedo Zanetti piangere come una fontana, vedo Materazzi, uomini che hanno più di trent'anni, tante partite alle spalle, eppure nessuno nasconde le lacrime. Tutti corrono, piangono. Mi rendo conto solo allora di che cosa abbiamo realizzato: l'Inter è campione d'Europa! Dopo 45 anni! Abbiamo realizzato qualcosa che nessuno in Italia aveva mai fatto! Madrid 2010, la corona della mia carriera! Non ho mai vissuto una sensazione del genere. E' indescrivibile, magico. Le lacrime incominciavano a scendere da sole, non le potevo trattenere. Ho pianto come un ragazzino. Ci sono state tante gioie all'Inter in questi anni, ma quella notte di maggio a Madrid è stata la più bella cosa che sia mai successa. La mattina presto siamo atterrati a Milano, ci hanno detto: "Andiamo direttamente allo stadio". Quando abbiamo saputo che 50.000 persone ci aspettavano al Meazza alle sei del mattino non ci potevo credere! Quando siamo entrati in campo, lo stadio è esploso. I tifosi piangevano di gioia, esultavano. Questo trofeo è per loro, per il presidente, per noi giocatori. Gli interisti sono tifosi che sanno amare, soffrire, rispettare. Se dicessi loro: "Sentite, dovete aspettare ancora vent'anni" e li facessi passare tutte le difficoltà possibili, ti direbbero: "Non c'è problema, ci stiamo, resistiamo". Con loro sono riuscito a realizzare il mio sogno di ragazzino, vincere la Champions League".
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