La trasferta di Pisa offre lo spunto per usare la metafora più calzante per il momento storico dell’Inter: come la torre della città toscana, i nerazzurri pendono verso la caduta ma, solo apparentemente, non si capisce come riescano a stare ancora in piedi dopo cinque sconfitte incassate in neanche tre mesi da inizio stagione. "Ci vuole equilibrio", il monito lanciato ai naviganti da Cristian Chivu, in riferimento a quello che succede dentro e fuori dal campo alla sua squadra. Lasciandosi scivolare le critiche di dosso, sulle quali è impossibile avere controllo, il tecnico romeno ha spostato il focus sul rettangolo verde, il giudice supremo che dà sentenze alle quali non ci si può appellare. Inutile trovare alibi, meglio capire perché nelle ultime due l’Inter, pur non sfigurando contro Milan e Atletico, si è dovuta arrendere due volte. “Aggiungere quel qualcosina che ci è mancato’ l’altro appello alla squadra dell’ex difensore. Tipo il cinismo in attacco, da misurare con la squadra di Alberto Gilardino che arriva allo scontro con i vice campioni d’Italia con zero gol subiti tra le mura amiche da quello di Iker Bravo del 14 settembre.
Nei primi vagiti della gara, però, è la difesa degli ospiti a essere messa sotto pressione, per effetto di un pressing feroce degli avversari che approcciano la gara con l’intensità che sta contraddistinguendo questo avvio di campionato. Con il passare dei minuti, Calhanoglu e compagni prendono in mano il pallino del gioco ma senza riuscire a dettare il ritmo. Si va avanti a fiammate, come quella di Nicolò Barella che si incunea centralmente prima di essere steso da Marin ai bordi dell'area pisana: da quella zolla, Federico Dimarco calcia la punizione in bocca a Simone Scuffet, in campo al posto del febbricitante Adrian Semper. Il Pisa risponde con due iniziative personali di M'bala Nzola ed Henrik Meister: il primo costringe alla smanacciata Yann Sommer, il secondo manda larghissimo. La partita è fisica, l'Inter si adegua anche 'sporcandosi' i pantaloncini: Alessandro Bastoni non tira indietro la gamba e, quando deve, commette due falli. Dimarco non è da meno. L'arbitro Marco Guida tiene sotto controllo la situazione optando per non ammonire. Si gioca sul filo, tanto che basta un errore di Luis Henrique in uscita per permette al Pisa di rendersi vagamente minaccioso. Il cross dalla sinistra viene gestito da Sucic e Acerbi, bravi a scortare l'uscita in presa bassa di Sommer a cattura la palla che era proprietà di nessuno. Di là, su una seconda punizione invitante, l'Inter si avvicina alla porta avversaria con il colpo di testa di Francesco Acerbi che termina fuori. Ma era tutto fermo per fuorigioco. Vista la piega che sta prendendo il primo tempo, è quasi scontato che sia Marcus Thuram a farsi largo a spallate, prendendosi in velocità un'altra chance col pallone fermo per il fallo di Antonio Caracciolo (ammonito). Come nel frame precedente, è un interista a emergere in area con un colpo di testa: questa volta è Lautaro che manda a lato non di molto. La risposta pisana è parimenti pericolosa: lancio dalla propria metà campo di Scuffet sulla testa di Idrissa Touré, la cui torre diventa propizia per il tiro di Gabriele Piccinini che soffia a qualche centimetro vicino al palo destro della porta di Sommer. La controrisposta interista è ancora affidata a Thuram che, seguito come un'ombra da Raul Albiol, non riesce dare il giro che vorrebbe al suo tiro scoccata in area. L'altra faccia della ThuLa, alias il capitano, prova a girare di testa un cross invitante di Nicolò Barella. Bersaglio mancato di molto. Lo 0-0 non si schioda, quindi l'Inter porta i soliti uomini oltre la linea della palla per provare a sbloccarla ma finisce per prendere una ripartenza che Francesco Acerbi deve fermare con le cattive prendendosi un giallo sacrosanto. L'ex Lazio si immola, esattamente come Caracciolo che si serve del fondoschiena per respingere un tiro a colpo sicuro di Sucic. Non va bene neanche a Lautaro poco più in là, che con una volée complicata non inquadra lo specchio sul suggerimento di fino di Barella. Il sussulto finale prima del duplice fischio è di Touré, che da posizione privilegiata schiaccia il pallone regalandolo a Sommer.
SECONDO TEMPO -
Piotr Zielinski, unica novità rispetto al primo tempo, apre la ripresa con un tiro innocuo che arriva tra i guantoni di Scuffett dopo una deviazione. Il Pisa non sta a guardare e contrattacca dalla sinistra, arrivando a crossare dalla parte opposta. Solo un'ottima lettura difensiva di Acerbi evita il peggio. Appoggiandosi sui suoi marcantoni - Meister, Nzola e Toure - il Pisa si spinge con continuità nell'area interista ma senza trovare la zampata vincente. Dall'altra parte è sempre Thuram a tenere in apprensione tutto il Pisa, costringendo Albiol a spendere il fallo tattico: giallo anche per l'ex Villarreal. L'Inter alza il baricentro e, fatalmente, prende la solita infilata: al 63', basta una verticalizzazione per innescare l'uno contro uno tra Acerbi, già ammonito, e Nzola che spreca tutto strozzando troppo la conclusione. La scena si ripete poco dopo, questa volta con Meister protagonista: il Pisa si mangia ancora le mani. Chivu capisce che è arrivato il momento di cambiare faccia alla sua squadra: dentro Andy Diouf, Yann Bisseck e Francesco Pio Esposito al posto di Luis Henrique, Francesco Acerbi e Marcus Thuram. E' il 67', passano due minuti e l'Inter passa in vantaggio senza preavviso: da una rimessa laterale del Pisa, l'Inter in pochi tocchi, grazie ai due nuovi entrati Zielinski e Pio Esposito, confezionano la palla giusta per Lautaro che, come se niente fosse. la scaraventa col mancino al sette. Un lampo in un pomeriggio che stava diventando buio. Gilardino si gioca il tutto per tutto mandando in campo Mehdi Leris, Matteo Tramoni e Lorran. Ma chi segna è ancora l'Inter, ancora con Lautaro: facile facile il tocco sotto porta sul cross forte e teso calibrato da Barella in zona secondo palo. Il Toro porta a casa una doppietta, fermando a 505 minuti l'imbattibilità in casa del Pisa, sale al primo posto nella classifica cannonieri. E soprattutto dà ai suoi tre punti vitali visto il momento.
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