In vista del derby di Milano, in programma per domani sera, la Gazzetta dello Sport prova a vestire "i panni di Stefano Pioli e Simone Inzaghi". Pressioni obbligatorie per l'interista che in caso di sconfitta vedrebbe scivolare la sua squadra a -10 dai cugini.  Ma a fare forza alla squadra nerazzurra è il risultato dell'ultimo incrocio, quando con Antonio Conte ancora in panchina un sonoro 3-0 inchiodò il Milan. Da quel derby però qualcosa è cambiato a partire dall'allenatore, ma il "sistema di gioco è rimasto tale, l’Inter continua a palleggiare" e se il Milan commette l’errore dello scorso anno, "di non portare pressioni al giro-palla avversario" correrebbe un rischio troppo grande. "Lasciare il pallino a Brozovic e soci può essere pericoloso: i report attribuiscono al croato una precisione al passaggio del 93 per cento e i gps certificano come sia il secondo giocatore del campionato per chilometri percorsi con 11,613 di media a partita. Brozovic è un regista mobile, dinamico e sfuggente. Offuscargli le linee di passaggio è una mossa obbligata, per chi vuole venirne a capo".

Dall'altro lato il Milan, con un Ibrahimovic sempre ispirato che dall'altro lato troverà un'altra prima punta atipica, e non solo per l'età. Dzeko e Ibrahimovic, i totem che per "esperienza, conoscenze acquisite e intelligenza" si sono trasformati in "registi avanzati, direttori d’orchestra del gioco d’attacco". Marcarli non è il compito che tutti i difensori vorrebbero avere ma "se parliamo di difensori, il problema è relativo. Kjaer e Tomori possono opporsi a Dzeko; Skriniar, De Vrij e Bastoni sono muniti di centimetri, chili e muscoli per reggere Ibra". Ma la domanda della Rosea è lecita: "cosa succederà quando i due si insinueranno tra le linee, nella terra di nessuno?"
Sezione: Focus / Data: Sab 06 novembre 2021 alle 09:30
Autore: Egle Patanè
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