In un turno di campionato in cui è prevalsa la volontà di non far male a chi ha ancora degli obiettivi da perseguire (l'arte dello scansarsi, tradotto in motivazioni), l'Inter fa il suo dovere contro il Chievo al Meazza portando a casa 3 punti facili sempre e solo sulla carta. Chiedere a Lazio, Roma e Atalanta, per informazioni. Si dirà: vabbé, sono retrocessi da settimane e i valori tecnici sono molto diversi. Vero, ma conoscendo i nerazzurri è lecito attendersi qualsiasi cosa, anche che vadano a sbattere contro un muro giallo. Non significa essere pessimisti o malpensanti, ma solo aver maturato abbastanza esperienza sulla propria pelle da non fidarsi neanche di una tavola apparentemente già apparecchiata. Non è successo, non certo per la qualità della prestazione offerta quanto piuttosto per la capacità dell'Inter di sfruttare gli episodi. Che di per sé è già una dote importante poco sfruttata in questa stagione.
Le occasioni per segnare non sono mancate (due gol e due pali...), più casuali che frutto di una manovra lucida e ragionata. Preventivabile conoscendo il treno di questa squadra nel girone di ritorno ma soprattutto per via delle assenze di De Vrij e Brozovic, i due costruttori di gioco dell'Inter. Ieri sera però c'era solo da badare al sodo, il tempo per l'estetica e la ricerca di essa è finito. Vittoria doveva essere e vittoria è stata, con conseguente riconquista del terzo posto che costringe chi sta dietro a darsi ancora da fare. Siamo a metà dell'opera, per rilassarsi servono altri 3 punti e sarebbe piacevole se arrivassero già domenica sera al San Paolo, dove per rispolverare un successo bisogna continuare a chiamare in causa Galante. E, senza offesa per il bel Fabio, sarebbe ora di smetterla.
In tema di singoli, merita una lancia spezzata la prestazione di Perisic, da tempo sul banco degli imputati anche per questioni extra-campo ma ieri particolarmente convincente per voglia e per produttività. Il gol nel finale è il giusto premio per quanto mostrato e per la continuità nell'arco dei 90 e passa minuti. Probabilmente in estate cambierà squadra e se ne andrà senza troppi rimpianti, ma lo farà dimostrando che si può essere professionali anche quando nessuno crede più in te. Un plauso anche a Politano, che ha avuto l'enorme merito di sboccarla (l'evento più atteso e complicato) anche se poi ha dovuto abbandonare la contesa non per mancanza di fiato come al solito ma per un infortunio alla caviglia. Rispetto a Perisic, l'ex Sassuolo ha molte chance di restare in virtù di una duttilità tattica che fa comodo a ogni allenatore. Investire un ventello per colui che in molti considerano il miglior nerazzurro in stagione non sarebbe sacrilego.
C'è poi una questione da affrontare, perché far finta di nulla non sarebbe d'aiuto a nessuno. Il Mauro Icardi visto in campo contro il Chievo non è un giocatore presentabile a questi livelli. Saranno i 45 minuti di stop autoimposti, sarà la pressione psicologica per non essere più gradito, ma la versione del numero 9 scesa in campo ieri sera sbugiarda maledettamente il suo agente, che il giorno prima sproloquiava in tv di offerte da grandi club e di allenatori top che non rifiuterebbero mai di averlo in squadra. Si tratta giustamente del gioco delle parti, ma resta difficile pensare che alla porta di Icardi ci sia la fila. E Wanda può serenamente tenere acceso lo smartphone appena inizierà il mercato, anzi meglio lo faccia, a meno che Conte non sia così ambizioso da volerlo recuperare. Ad oggi, l'argentino è solo l'attaccante che fa rifiatare Lautaro nelle partite meno difficili (sulla carta). Un po' poco per pretendere di rimanere all'Inter dopo quanto accaduto negli ultimi mesi. Come direbbe Nedved, chi vivrà vedrà.
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