C'era molta attesa per la conferenza di Antonio Conte dopo le bordate di Dortmund. Tra i tifosi e addetti ai lavori si sono formati due partiti: quello di chi appoggiava il Conte-pensiero e chi invece ritiene, o riteneva, che i concetti espressi nella pancia del Werstfalen Stadium fossero l'inizio dell'autodistruzione interista.
Personalmente critico il tecnico per i modi e i toni usati martedì scorso con il morale a pezzi per l'assurda rimonta subita dal Borussia. Modi e toni figli del carattere ruvido e sanguigno del personaggio che non è assolutamente polically correct e che a volte crede, esagerando, di essere il numero uno in grado di poter trasformare l'acqua in vino, se adeguatemente supportato.
Dico subito che la partita in terra tedesca è la fotografia dei pregi del Conte allenatore (primo tempo sublime, fotocopia di quello disputato al Camp Nou con il Barcellona) e degli attuali limiti (seconda parte giocata senza ricorrere a correzioni tattiche che potessero arginare la prevedibile reazione dei gialloneri e la devastante azione sulle fascia destra del giovane Hakimi, autore di una doppietta assolutamente evitabile). L'Inter disegnata da Antonio Conte, al momento, sta dimostrando di essere una squadra in grado di battere chiunque giocando al massimo dell'intensità che il tecnico chiede e infonde negli allenamenti durante la settimana, ma di andare in forte difficoltà quando le energie vengono meno e ci sarebbe bisogno di una gestione diversa delle gare per non esporre la difesa ad attacchi che stanno partorendo gol subiti abbastanza simili, nonostante l'alto valore individuale dei tre che compongono il reparto arretrato.
Detto questo, la squadra in campionato è seconda ad un solo punto dalla Juventus o dalle svariate Juventus di cui può disporre il pur bravo Sarri e in Champions non è ancora finita. Ricordiamo che se i nerazzurri riusciranno a vincere le ultime due gare, a Praga con lo Slavia e al Meazza con il Barcellona, la qualificazione agli ottavi arriverebbe senza dover guardare i risultati degli altri. Difficile, ma non impossibile, però il destino europeo della Beneamata dipende solo ed esclusivamente dall'Inter stessa.
Tornando all'agomento comunicazione, Antonio Conte ieri, a mio avviso, è stato pressoché perfetto. Non è arretrato di una virgola sul concetto principale, evitando però di esternarlo in quel modo che martedì scorso risultava offensivo verso la società e verso giocatori che non possono pagare oltremodo la provenienza da club minori. Anzi, l'ex Ct della Nazionale ha elogiato la squadra per l'applicazione nel lavoro, ringraziando i giocatori per i risultati ottenuti nonostante le difficoltà incontrate causa i troppi infortuni e una rosa numericamente insufficiente per ricorrere alle adeguate rotazioni quando si giocano tante partite a breve giro di posta.
Conte ieri ha detto cose che la stragrande maggioranza del popolo nerazzurro pensa da nove anni a questa parte, ossia che un club come l'Inter non debba accontentarsi di partecipare per ottenere un posto in Champions, ma che si attrezzi per tornare a lottare per vincere, lo impone storia e blasone. “Mi hanno chiamato per cambiare i giri del motore”, ha detto più volte Conte, che ha aggiunto tra le tante cose espresse: “Io sono questo, non mi posso snaturare”. Non lo ritiene uno sfogo quindi quello di Dortmund, ma un discorso costruttivo da condividere con la dirigenza per cercare in modo unito e compatto di costruire una squadra in grado di cambiare marcia rispetto all'ormai troppo lungo periodo post-triplete.
Non mi pare che un simile pensiero rischi di far male ad un progetto portato avanti da una proprietà che in questo momento storico del calcio italiano molti club invidiano e lo stesso Conte apprezza visto l'entusiasmo e la velocità con cui ha risposto alla chiamata della famiglia Zhang. A prescindere dal lauto ingaggio corrisposto. Si tratta di una strategia, lui stesso l'ha definita così, atta ad alzare l'asticella con buone probabilità di arrivare a dama visto il terreno fertile su cui è iniziato il lavoro.
Intanto oggi si torna in campo, al Meazza arriva il Verona che ha gamba e voglia. Ancora una volta saranno in sessantacinquemila ad accorrere al Tempio per incoraggiare e sostenere le maglie nerazzurre. Obbligatori altri tre punti, nonostante infortuni, stanchezza e delusione per quanto successo nel martedì europeo. L'Inter deve rimanere con le unghie e con i denti attaccata al treno che conta in campionato. Poi, dopo la sosta, si proverà anche a compiere l'impresa in Champions. Chi ci crede, in campo e fuori, è da Inter. Un'Inter chiamata a cambiare i giri del motore.
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