Il merchandising puo’ essere il valore aggiunto delle attività commerciali dei club di calcio europei nei prossimi due lustri. Chi ci crederà per primo e di più lascerà al palo il resto della concorrenza. Negli ultimi giorni è stata presentata da Sport+Markt AG, una delle più importanti società tedesche di monitoring research, l’indagine annuale sul livello dei ricavi del football Ue in questo specifico segmento. I dati emersi sono positivi, ma si può sicuramente crescere ulteriormente. Se si analizzano i primi 5 campionati top (Italia, Inghilterra, Germania, Spagna e Francia) si registra un valore globale di 631 milioni di euro.

Meno esaltanti, almeno sul fronte italiano, sono i risultati raggiunti nella classifica per club. L’Inter F.c. (campione d’Italia in carica) è solo ottava, ma soprattutto è superata da Bayern Monaco e Olymoique Marsiglia, che, in linea di principio, dovrebbero avere meno appeal del brand nerazzurro. E dietro spingono club del livello di Olympique Lione (9°) e Fenerbahçe (10°).
Qual è la ragione di questa posizione, con il Milan, tra l’altro solo settimo, e Juventus, Roma e Napoli, persino fuori dalla top ten? A livello “macro” il campionato italiano è solo quarto nella classifica dei primi cinque campionati. Appena 76 mln di euro e la Ligue1 francese è lì a 66 mln di euro. Il tifoso tricolore, in generale, non compra capi con il marchio della propria squadra del cuore. Questa è la triste realtà e come Sporteconomy siamo assolutamente certi che il livello del business del “falso” è nettamente superiore a questi 76 mln di euro. Ma se arrivando allo stadio di S.Siro o all’Olimpico di Roma il tifoso medio è “accerchiato” dall’industria del falso e nessuno fa niente è chiaro che difficilmente potremo risalire la china. Le leggi ci sono, chi deve fare i controlli pure (Gdf e nucleo antisofisticazioni dei Carabinieri), e allora perché questa gente è messa nelle condizioni di procurare danno ai detentori dei marchi (ovvero i club)? E’ l’Italia purtroppo, la “terra dei caghi”. E se sta bene a tutti evidentemente ci sarà un perché, magari illogico, ma pur sempre un perché. Non ci lamentiamo, poi, se vediamo un club come il Manchester United vendere 3.3 mln di maglie repliche nel mondo e noi a malapena quando si vince uno scudetto non superiamo il tetto dei 150 mila pezzi.

Si parla spesso a sproposito di sistema-Paese. Di sicuro non lo siamo nel business del merchandising calcistico. Chi vuole ascoltare intenda! Più che dirlo a intervelli temporali scadenzati non possiamo. Se vedremo che nei prossimi anni non cambierà nulla evidentemente stava bene a tutti questa situazione surreale.


TOP10 DELLE SQUADRE IN TERMINI DI SPESA GLOBALE DA VENDITE DI MERCHANDISING

SPESA GLOBALE DA VENDITE DEI 10 CAMPIONATI EUROPEI: 2,1 MILIARDI DI EURO (di cui 1,2 miliardi di euro collegati ai tifosi della top ten europea)

1. REAL MADRID (SPA) - ADIDAS
2. FC BARCELLONA (SPA) - NIKE
3. LIVERPOOL (UK) - ADIDAS
4. FC BAYERN MONACO (GER) - ADIDAS
5. OLYMPIQUE MARSIGLIA (FRA) - ADIDAS
6. MANCHESTER UNITED (UK) - NIKE
7. AC MILAN (ITA) - ADIDAS
8. FC INTERNAZIONALE (ITA) - NIKE
9. OLYMPIQUE LIONE (FRA) - UMBRO (OGGI ADIDAS)
10. FENERBAHCE (TUR) - ADIDAS

ELABORAZIONE SPORTECONOMY SU DATI SPORT+MARKT (STAGIONE 2009/2010)

Sezione: Editoriale / Data: Mar 08 marzo 2011 alle 00:01
Autore: Marcel Vulpis
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