Leggenda dell'Inter di qualche anno fa, giocatore che con le sue capacità e la sua personalità farebbe molto comodo anche alla squadra di oggi. Nicola Berti, tra i protagonisti dello scudetto dei record, è intervenuto ai microfoni di Time2play.com analizzando il finale di stagione dell'Inter e il confronto con il Napoli, confronto che nel 1989 gli regalò lo Scudetto dei Record da protagonista. Nonostante il calendario favorevole degli azzurri e il loro ritorno in corsa, per Berti non ci sono dubbi: la squadra di Cristian Chivu non deve temere rivali, ma soltanto se stessa. Un giudizio netto che sposta tutta la pressione sull’Inter nella volata Scudetto.

Inevitabilmente, partiamo dall’Inter: come lo vedi questo finale di stagione?
"Non ci sono alibi né scuse: l’Inter deve vincere Scudetto e Coppa Italia, le mie sensazioni sono che, semplicemente, non ho paura di nulla. L’unica cosa che mi fa arrabbiare è che sono tre anni che dichiaro pubblicamente che il Milan con noi non ce la fa e invece ce la fa sempre".

Da parte interista c’è da aver paura del Napoli, che sta ritornando alla carica e da qui a fine campionato ha un calendario più semplice?
"No dai, non scherziamo: al di là delle battute il Napoli non può far paura. L’Inter deve avere paura solo di se stessa. Ma non ce l’ha. Obiettivamente, su, se l’Inter non vince il campionato non succede un casino, lo faccio io un casino!".

Lo è sempre stato, ma quest’anno ancora di più: gli arbitri, il VAR, è tutto molto confuso con polemiche a destra e a manca ogni giornata. Il VAR a chiamata potrebbe magari essere una soluzione?
"Si devono mettere d’accordo tra di loro, tutti: arbitri, addetti al VAR, Federazione, perché com’è adesso è solo un caos che non fa altro che generare polemiche".

Come funzionava ai tuoi tempi?
"Quando giocavo io gli arbitri erano miei amici! E quando succedeva che 'sbragavano', lo ammettevano e dicevano 'ho sbagliato”. E questo era anche divertente, in un certo senso: rimaneva tutto confinato al campo, senza tutte queste telecamere che ci sono oggi. Bastava solo uno sguardo, l’arbitro diceva 'ho sbagliato' e io rispondevo 'eh, bravo', e si andava avanti".

E di sicuro l’esposizione mediatica che ha oggi il calcio, tra social e media vari, non aiuta…
"Non me ne parlare: io sono fuori da tutto, dai social e tutto quanto, eppure vorrei e potrei contribuire (ride, ndr)".

È rimasto qualcosa dei tempi in cui giocavi tu, a qualsiasi livello, nel modo in cui si vive il calcio?
"No, assolutamente, io sono un simbolo ormai per i giovani e per gli anziani".

Sei ancora in contatto con il presidente Moratti?
"Ah, Moratti, un gentleman. E poi io e lui siamo legati: 1995, prima giornata della sua presidenza interista, Brescia-Inter 0-1, indovina chi fa gol?".
 

Sezione: Focus / Data: Mer 25 marzo 2026 alle 10:34
Autore: Redazione FcInterNews.it / Twitter: @Fcinternewsit
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