L'immagine di questa serata deludente è proprio Romelu Lukaku che con un tocco maldestro, poco dopo aver sbagliato la rete del vantaggio, regala il definitvo vantaggio al Siviglia. Proprio colui che merita la palma di migliore in questa stagione, con ben 34 gol all'attivo e tanta, tantissima personalità dentro e fuori dal campo. Ma questo è il calcio. L'Europa League torna nella bacheca degli spagnoli, che hanno fatto valere la maggiore esperienza in questa competizione. Per contro, i nerazzurri hanno pagato una prestazione assai distante da quelle che li avevano condotti a Colonia. Tanto, troppo nervosismo sia in panchina sia in campo (Conte eccessivamente elettrico sin dall'inizio), la tensione prodotta dagli andalusi, maestri nella provocazione soprattutto quando davanti trovano terreno fertile, è stata determinante. L'Inter ha fatto troppa fatica nell'applicazione del suo calcio, quasi mai ha saputo andare in verticale e troppe volte ha concesso occasioni in particolare su traversoni dalle fasce. In più, Lopetegui è stato bravo a impedire la facile ricezione a Lukaku e Lautaro, costringendo i tre centrali a forzare la giocata che tendenzialmente terminava tra i piedi avversari. Eppure dopo pochi minuti il rigore guadagnato e trasformato dal belga sembrava il viatico a una serata di gioia. Invece l'uno-due di De Jong, in campo a sorpresa, ha evidenziato le lacune soprattutto mentali mostrate dai giocatori di Conte in questa finale, che la rete di Godin ha solo nascosto.
Spiace soprattutto perché nella ripresa nessuna delle due ha fatto molto per vincere, ma dopo l'errore di Lukaku lanciato in porta a tu per tu con Bounou tutto si poteva immaginare fuorché la mazzata di quel pallone finito sul piede inopportuno del numero 9. Un vantaggio a un quarto d'ora dalla fine che ha letteralmente ingolosito gli andalusi, che da quel momento in poi, come da copione, hanno trascorso più tempo a terra a rotolarsi per il dolore che in verticale. Lo spezzettamento del gioco ha reso quasi improponibile una reazione dell'Inter, che anche in questo caso ha mostrato enorme inesperienza a certi livelli, cadendo costantemente nelle trappole spagnole. Persino i cambi non hanno sortito effetti positivi, anzi forse hanno peggiorato una situazione già compromessa. Alla fine la alza il Siviglia grazie alla fortuna e all'abitudine a certi palcoscenici. Poco da aggiungere.
Si chiude così una stagione estenuante per l'Inter, non nel modo sperato. Ma non deve essere una finale andata male a macchiare il percorso della squadra, che merita comunque complimenti per non aver mollato in un contesto sportivo e sociale a dir poco complicato. Certo, secondo posto in campionato e in Europa League non significano trofei, ma da questa delusione può nascere qualcosa di molto più importante in vista della prossima stagione, al via tra poche settimane. E la ricerca di colpevoli farebbe solo del male all'ambiente, già di per sé deluso. I numeri molto positivi in campionato, una finale europea che lascia tanto amaro in bocca e la volontà della proprietà di rinforzare la rosa alzando, come ribadito più volte, l'asticella sono dei significativi punti di ripartenza. I tifosi, smaltita la delusione, torneranno ad apprezzare il lavoro svolto, aspettandosi di più come da programma. Perché è solo abituandoti a giocarle che le finali le vinci. Ed è solo vincendo che entri nella storia del club, come detto da Conte.
E allora lo stesso tecnico si sieda prima possibile al tavolo con la dirigenza e faccia finalmente chiarezza. Questa Inter è arrivata in alto, non abbastanza, anche per merito suo e sarebbe deleterio interrompere il progetto. Le parole nel post-gara aprono a scenari di un possibile addio dell'allenatore, poi sono sempre interpretabili perché lo stesso fatica a trasmettere il proprio pensiero in modo eloquente. Ma tant'è, la percezione è piuttosto negativa. Oggi comunque sarebbe una sciocchezza interrompere il progetto, che sta prendendo quota. E lo sarebbe anche da parte di Conte, che avrebbe finalmente la possibilità di cambiare la storia del calcio italiano alla guida dell'Inter. Perché vincere con i nerazzurri ha un sapore ben diverso rispetto a qualsiasi altra panchina. L'occasione è lì, a portata di mano. E farsela sfuggire sarebbe ben più grave di una finale persa. Se c'è ancora la possibilità, si trovi una soluzione per il bene dell'Inter.
Amiamola, soprattutto adesso.
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