Volando alto sopra la diatriba tra risultatisti e giochisti, che trova terreno fertile soprattutto sui media italiani, martedì scorso si è rialzato il sipario sulla Champions League, la competizione dove vince chi cura meglio i dettagli. Sul palcoscenico europeo non si tira in ballo la giustizia per una sconfitta immeritata, più che altro si pone l’accento sulla bravura di chi ha saputo prevalere sull’avversario portando dalla sua parte gli episodi nei momenti chiave della partita. Il merito si misura tramite il punteggio, senza dare il peso che alle nostre latitudini si attribuisce al possesso palla, al numero di tiri ecc ecc. Martedì sera, per esempio, tutti sono stati concordi nel ritenere legittimo il successo dell’Arsenal sull’Inter, dai tifosi fino ai protagonisti che hanno calcato il campo o camminato lunga la linea laterale vicino alle panchine. Eppure, per portare avanti questa tesi, c’è chi si è spinto in analisi che hanno a poco a che vedere a ciò che si è visto nei novanta e passa minuti di San Siro. Nel tentativo di dare ragione su tutta la linea ai vincitori, in molti hanno visto una superiorità schiacciante dei Gunners che, nella realtà dei fatti, non si è vista. Tolto il primo quarto d’ora e l’ultima porzione della sfida, l’Inter è riuscita a non sconfessare la sua filosofia di gioco con un pressing alto che ha prodotto un gol e alcune situazioni favorevoli che potevamo scrivere un'altra sceneggiatura. Per usare le parole di Mike Arteta, i nerazzurri sono stati 'dominanti in certi momenti e questo ci ha fatto soffrire'. Una caratteristica, quella del dominio, che trova un posto di pregio nel manifesto programmatico del calcio di Cristian Chivu, che in ogni intervista non fa che ripetere questo concetto. Di pari passo a quello della lettura dei momenti, insufficiente l’altro ieri, come già accaduto puntualmente in ogni big match europeo e non solo di questa stagione. In entrambi i casi si parla di 'controllo', l’utopia che ogni allenatore dello sport più bello del mondo ricerca dall’anno zero. Nessuno può pretendere di avere la completa autorità su ciò che accade in un rettangolo verde 105x68, al massimo può limitarne il caos studiando i modi più efficaci per arrivare al risultato mettendo sul piatto della bilancia i propri punti di forza e di debolezza. Inter-Arsenal, per citare il caso specifico, ha avuto il suo più importante turning point in occasione di un corner, una situazione che in gergo si chiama di 'palla inattiva', nel senso che la palla è ferma ed entrano in gioco gli schemi. Un situazione che richiede studio e lavoro esattamente come la ricerca del 'terzo uomo', di una sovrapposizione e così via. La strategia che si unisce alla tattica e che nobilita il Gioco. Per fare un esempio: i calci d’angolo sono situazioni che il pubblico vive come speranze o pericoli, a seconda dei casi, e quando li batte una squadra specializzata come l'Arsenal la sensazione che succede qualcosa è più viva che mai. Insomma, ogni mezzo, purché rispetti il regolamento, è lecito per segnare. Lo sa bene Mikel Arteta che, con l’umiltà dei grandi, ha riconosciuto i meriti ai vinti senza scadere nella captatio benevolentiae verso i giornalisti italiani che gli chiedevano conto del vero valore dell’Inter: "Ieri (lunedì, ndr) non ho dormito molto bene, avevo la sensazione che potessero fare un'occasione con due passaggi ed è successo due o tre volte. Se perdi la palla in determinati spazi, loro sono pericolosissimi. Noi avevamo due contro due ogni volta nell'ultima linea, è stata una gara difficile per la qualità che ci hanno messo”, le parole del manager degli inglesi. Che ha chiosato il suo discorso tirando in ballo anche l’aspetto psicologico, a proposito di controllo delle emozioni: "Abbiamo giocato con personalità e abbiamo avuto fortuna di segnare quando siamo andati in porta, una cosa che a livello emotivo ci ha aiutato". 

Sezione: Editoriale / Data: Gio 22 gennaio 2026 alle 00:00
Autore: Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
vedi letture
Mattia Zangari
autore
Mattia Zangari
Giornalista pubblicista che, da quando ha cominciato a lavorare per FcInterNews.it, è convinto che chi sa solo di Inter non sa niente di Inter. Per anni voce del calcio giovanile, oggi concentrato sulla prima squadra per ragioni di anzianità.
Print