All'Inter manca (almeno) un attaccante. E va trovato al più presto. È l'immediato bisogno nerazzurro che emerge prepotente dalle crescenti prestazioni della nuova squadra che sta pian piano plasmando Antonio Conte. Dopo la prima uscita (e la prima vittoria nella pre-season) contro il modesto Lugano, la tournée asiatica conclusa ieri a Macao ha lasciato in eredità due sconfitte - 1-0 contro un Manchester United fisicamente più brillante e un k.o. ai rigori contro la nuova Juventus di Maurizio Sarri -, la recente vittoria dagli undici metri contro il Paris-Saint Germain e, soprattutto, tanti buoni segnali. C'è sicuramente ancora molto da lavorare, ci sono tanti dettagli da limare e perfezionare, ma questa Inter - ancora orfana di attaccanti 'alla Conte' - mette in luce una chiara identità e la giusta mentalità. Premiata dalla rete last minute rifilata ai parigini. "Mi ha fatto piacere che i ragazzi fino all'ultimo ci abbiano provato, abbiamo fatto gol, abbiamo vinto ai rigori, non ci deve mai far piacere perdere, neanche in amichevole, neanche ai rigori - ha sottolineato il tecnico in conferenza -. Penso che oggi (ieri, ndr) sia stato questo l'atteggiamento. Anche prima del gol meritavamo di più dell'1-0. Per quanto riguarda il mercato c'è il Club che sta lavorando, il mio compito è quello di far rendere al massimo le risorse che mi vengono messe a disposizione e sono contento e mi sto divertendo a lavorare con questo gruppo di giocatori. Non è scontato che il gruppo di giocatori ti dia entusiasmo e ti faccia divertire quando proponi le cose. Questo è un gruppo che ha voglia di fare, voglia di seguire, che ha voglia di superare l'ostacolo e questo ci deve far ben sperare al di là degli acquisti e delle cessioni".
Nelle prime uscite stagionali, l'aspetto che più balza all'occhio è l'interpretazione aggressiva della gara a prescindere dall'avversario, mixato ad una mirata organizzazione tattica meticolosamente telecomandata da mister Conte, che dalla panchina guida pressing, ripartenze e movimenti dei singoli come se avesse un joystick tra le mani. Usa i gesti, le grida. E i suoi eseguono: la difesa - fatta eccezione per il gol incassato su palla inattiva e i pericoli concessi in campo aperto nel finale di gara contro Mbappé e soci - si muove con armonia e dà la sensazione di essere sempre più solida, con De Vrij che spesso e volentieri si concede anche l'impostazione da dietro ed i vari Skriniar, D'Ambrosio e Bastoni che, in attesa di vedere il vero Godin, confermano la loro affidabilità; a centrocampo, tolta la nota leadership di Brozovic incrementata senza sosta negli ultimi mesi, spiccano le geniali geometrie di Sensi e sprazzi del dinamismo di Barella, nuovi elementi che torneranno preziosi a stagione in corso; poi ci sono gli esterni, i 'quinti' di centrocampo, chiamati dal tecnico salentino al continuo su e giù sulla fascia, con accompagnamento delle punte in fase offensiva e ripiegamento sulla linea dei tre centrali in quella difensiva; e infine c'è l'attacco, spuntato ma con un giovanissimo e frizzante Esposito su cui bisogna credere ogni giorno di più. A questo si aggiunge però un Perisic che non sembra trovarsi troppo a suo agio da seconda punta e il ripescato Longo che, gioia del gol a parte, non è mai riuscito negli anni a riconquistarsi il Biscione nonostante la ricorrente ed effimera presenza nei ritiri di Appiano. Sullo sfondo sempre Icardi, che alla Pinetina c'è da qualche giorno ma si allena in solitudine perché fuori dal progetto tecnico.
Quella che Conte ha tra le mani è una rosa ancora incompleta che sta provando a valorizzare dal giorno zero e che necessita di essere sfoltita e definita nei suoi pezzi più pregiati. Tra questi l'urgenza è sicuramente rappresentata dal bomber di razza, dal centravanti capace di trasformare in oro i sacrifici che i soldati dell'ex c.t. della Nazionale sembrano disposti a voler fare ad ogni costo quando indossano la casacca della Beneamata. L'amore di Conte è rivolto a quel Romelu Lukaku da tempo identificato come prototipo e finalizzatore ideale della prossima Inter: "Come ho sempre detto stiamo parlando di un giocatore che non è un nostro giocatore - ha detto ancora Conte in sala stampa dopo la sfida con il Psg -, quindi non è giusto parlarne mancherei di rispetto nei confronti del giocatore e del Club. Lukaku è un giocatore dello United, sappiamo che c'è il mercato in atto e il Club sta lavorando per cercare di completare la rosa tra cessioni e acquisti però come ho sempre detto c'è molta fiducia nel Club ma per me in questo momento la cosa più importante e che voglio rimarcare è che sono contento di come stiano lavorando i miei giocatori". Una strada parallela percorsa dalla coppia Marotta-Ausilio conduce all'esperto Edin Dzeko; quella sicura porta invece a Lautaro Martinez, che tra pochi giorni l'allenatore nerazzurro abbraccerà per la prima volta a Milano. Quegli stessi giorni che potrebbero raccontare tanto anche sulle trattative in entrata e sui due centravanti nel mirino nerazzurro, fondamentali per permettere a Conte di lavorare finalmente con un abbozzo di squadra sempre più simile al suo modo di pensare calcio. L'impronta di Conte si vede. È arrivata l'ora di regalargli un bomber.
VIDEO - CONTE SODDISFATTO: “STIAMO CRESCENDO”. MA ALLA DOMANDA SU LUKAKU...
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