Nerazzurro è il cielo sopra Riyadh. L'esorcismo della Beneamata ha funzionato alla perfezione nei minimi dettagli. Il Diavolo è stato sconfitto, sulla Supercoppa il nastrino aveva i colori del cielo e della notte. Conquistare un trofeo vincendo il derby è roba forte, fortissima. La tua vittoria, la loro sconfitta negli stessi 90 minuti, goduria doppia quindi.
Il signor Arrigo Sacchi non lo ammetterà mai, ma l'Inter di Simone Inzaghi non si è limitata a vincere. Ha pure convinto, giocando una gara a tratti spettacolare, vedi l'azione che ha partorito il primo gol realizzato da Federico Dimarco, l'ultrà trapiantato in campo. Il Milan ha confermato di attraversare un periodo più nero che rosso iniziato nel finale di gara contro la Roma, uscita con un pari da San Siro dopo esser stata sotto di due gol per 87 minuti. Ma a Riyadh i demeriti dei rossoneri sono stati amplificati dai meriti dell'Inter che spesso e volentieri rendeva superabile qualsiasi ostacolo posto dalla squadra di Pioli. Grande rivincita da parte di Simone Inzaghi che non ha sbagliato una mossa, schierando una squadra in grado di sfruttare l'ampiezza del campo con recupero palla e verticalizzioni letali. Il derby è finito 3-0 per l'Inter ma, viste le occasioni create, il passivo poteva essere ancora più pesante per i rivali di sempre.
Il mister nerazzurro è spesso al centro della critica e la cosa non può essere una novità visto che questo succede a chi il destino calcistico riserva la panchina della Beneamata. Il grande Giovanni Trapattoni, che qualcosa ha vinto in carriera, amava dire che l'Inter è come una centrifuga perchè l'ambiente chiede tanto e il tecnico di turno ha una voglia matta di non deludere le aspettative. Il problema però sorge quando nei confronti di Simone Inzaghi si assumono posizioni palesemente pretestuose alimentate dal fatto che il tecnico non conosce la maleducazione e non manda a quel paese, magari in diretta tv, gli interlocutori, come invece spesso accade ad altri soggetti. Il mister, nonostante la giovane età, ha già dimostrato di essere un vincente. Quattro supercoppe italiane conquistate su quattro finali disputate. Eguagliati santoni come Marcello Lippi e Fabio Capello. Vittorie pure in Coppa Italia, anche quando era allenatore della Primavera della Lazio. Manca il sigillo dello scudetto per annoverarlo fra i top, ma già nella scorsa stagione ha sfiorato la consacrazione e il tempo gioca a suo favore.
Oltre a quella per il successo sul Milan, Simone Inzaghi, comunque, qualche soddisfazione verbale ha iniziato a togliersela a Riyadh. Penso a quando, sollecitato sulle esternazioni di Sacchi, ha detto che gli addetti ai lavori debbano iniziare a scegliere chi ascoltare. Oppure quando nella conferenza stampa post partita, quando gli si chiedeva se avesse gridato tanto, ha risposto con un perfido: “Non ce n'era bisogno”. Ci piace il mister quando sa di avere la situazione sotto controllo e tramuta sul campo di gara il lavoro svolto in allenamento.
Questo sta succedendo in questa seconda parte della stagione iniziata dopo l'anomala pausa dovuta al Mondiale. L'Inter ora non è una macchina perfetta, ma è una squadra che ha le sue certezze e che sta limitando i difetti che ne hanno pregiudicato l'inizio del campionato, come l'improvvisa vulnerabilità di una difesa che invece la scorsa sragione era stata punto di forza. Ricordando poi che la bontà della struttura e la bravura dei giocatori impiegati, stia riducendo al minimo i disagi causati dalle assenze di campioni come Brozovic e Lukaku, protagonisti assoluti dello scudetto targato Antonio Conte.
Purtroppo pesa come un macigno il pareggio di Monza, meritato dai padroni di casa per la prestazione, ma agevolato dal macroscopico errore dell'arbitro che ha negato il gol del 3-1 a nove minuti dal termine della gara. Riyadh è alle spalle, si è tornati in Patria e lunedì in un Meazza come al solito pieno e festante, arriva l'Empoli. Classica partita trappola dopo un derby vinto, una Coppa alzata e ore di festeggiamenti. Ma l'Inter dovrà proseguire nella marcia vittoriosa perchè ha dimostrato di essere forte. Però ora serve continuità, serve essere sempre come quelli di Riyadh. Poi a fine stagione si faranno i conti. E con un trofeo già in bacheca, sarà più piacevoli farli.
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