L’ultima notizia di spessore in casa Inter riguarda Robin Gosens e il suo (sempre più) probabile approdo a gennaio alla corte di Simone Inzaghi. E siccome nel mercato non si sai mai, meglio usare ancora il condizionale per definire quello che sarebbe un colpaccio per il presente (non imminente, visto l’infortunio che al momento lo tiene ai box) e soprattutto per il futuro. Per più motivi. In primis per lo spinoso rinnovo di Ivan Perisic, ancora in stand-by: l’arrivo del tedesco in questi ultimi giorni di gennaio consentirebbe a Beppe Marotta e Piero Ausilio di coprirsi con mesi di anticipo sulla corsia di sinistra se alla fine il croato dovesse decidere di percorrere altre strade e di svuotare a fine stagione l’armadietto dello spogliatoio di Appiano Gentile per una nuova avventura con un’altra maglia. Questione di programmazione. Inoltre, la carta d’identità segna due età differenti: Ivan il Terribile è un esperto classe ’89 (spegnerà 32 candeline il 2 febbraio), l’esterno dell’Atalanta è nato invece nel 1994 (festeggerà i 28 anni il 5 luglio). Ma non è tutto.
Nelle ultime annate il tedesco si è pian piano affermato come uno degli esterni mancini a tutta fascia più incisivi d’Europa, sicuramente al top per quanto riguarda l’Italia e la Serie A. Per lui parlano i numeri: in questa annata sfortunata, contraddistinta da fastidiosi infortuni e ricadute, ha messo in tasca un gol (contro il Sassuolo) e un assist in sei presenze, mentre in Champions League si è concesso una rete (vs il Villarreal) in appena due partite. Se allarghiamo il raggio d’analisi da quando ha messo piede in Italia, ovvero dalla stagione 2017/18, il nativo di Emmerich am Rhein conta invece 25 reti e 18 assist in 121 presenze in campionato, con la miglior annata personale da individuare nel 2020/21 (11 gol e 6 assist in 32 presenze). Nell’Europa che conta sono invece 3 le reti complessive in 17 apparizioni. Insomma, Gosens non è uno che si emoziona e sarebbe un innesto importante anche dal punto di vista realizzativo.
Da non sottovalutare anche la sfumatura tattica dell’operazione. Nei suoi anni a Bergamo sotto la guida di Gian Piero Gasperini, Gosens ha infatti dimostrato di sposarsi a meraviglia come esterno a tutta fascia nel 3-5-2: guarda caso lo stesso modulo che Inzaghi ha affinato alla Lazio e poi confermato in grande stile in questi primi mesi sulla panchina del Biscione. Il tecnico piacentino sa bene che la qualità e la quantità degli esterni è vitale in un sistema di gioco come questo. E sa anche che con l’arrivo di Robin andrebbe sul sicuro, vista la conoscenza del campionato italiano e dei suoi ritmi. Insomma, non ci sarebbe bisogno di ‘aspettarlo’ - fatta ovviamente eccezione per l’infortunio che gli permetterà di calcare il campo tra circa un mese - per motivi tattici e logistici di ambientamento. Come invece successo con Denzel Dumfries.
L’olandese è arrivato a Milano da un campionato completamente diverso come l’Eredivisie, ha dovuto imparare (o meglio, sta provando a farlo) una nuova lingua e si è pian piano dovuto adattare ad un nuovo schema tattico e quindi ad una nuova interpretazione del ruolo. Per il suo graduale inserimento è stato fondamentale il lavoro preciso e puntuale di un professore come Matteo Darmian e ora l’Inter sta raccogliendo i frutti dell’investimento fatto sull’ex PSV: l’ultima giocata decisiva (e da subentrato) è stata il cross al bacio per la pesante rete di Dzeko contro il Venezia che ha permesso alla Benamata di allungare ancora sulle rivali in vetta alla classifica, ma non vanno dimenticati i 3 gol e i 5 assist collezionati tra campionato, Champions League e Coppa Italia in questi primi mesi a tinte nerazzurre. Ottimi segnali per la fascia destra dell’Inter, in attesa possano diventare concreti anche quelli dalla parte opposta per Robin: l'obiettivo è mettere le ali e continuare a volare. Dumfries e Gosens saranno gli esterni del futuro? Molto probabile. Le corsie nerazzurre potrebbero essere sintetizzate con la sigla D&G, ma questa volta la moda non c’entra. E all’Inter va benissimo così.
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