… Così mi distraggo un po’. Così cerco di dimenticare l’ennesima prestazione da squadra di provincia, ma provincia triste, vista sabato. All’ora della corrida.
Vede Presidente, io penso che Lei stia iniziando a capire, con mille difficoltà, ciò che significa essere al timone di questa Società. Le gioie e le sofferenze. Le critiche e i peana. Perché sa, detto inter nos, in questo paese un giorno sei il protagonista. E quindi tutti a batterti le mani; come è capitato a Lei in occasione del mercato di gennaio. Poi però, se le cose non funzionano al meglio, il giorno dopo torni a essere polvere. E tutto è sbagliato, tutto è da rifare.
Lasci stare, non stia a preoccuparsi; continui per la sua strada, senza cadere nelle trappole mediatiche quotidiane. Ma, da questo punto di vista, mi sembra che Lei sia ben temprato. Non ha degnato di una risposta un suo collega, quel signore che lo aveva definito “filippino”, ancora non ho capito se per ignoranza geografica o perché veramente convinto che le sue origini fossero di quell’arcipelago; e ancor meglio si è comportato con il suo dirimpettaio milanese, roba di qualche giorno fa. Spesso l’indifferenza è l’arma migliore. La non considerazione del “nemico” sportivo più efficace della risposta stizzita e consegnata ai media, alla famelica ricerca di spunti critici e polemici.
Magari dentro di Lei una certa rabbia era pure montata, ma devo dire che l’ha mascherata in maniera perfetta. Probabilmente non rientra nel suo carattere urlare, gesticolare ed affini; ma quelle, si sa, sono prerogative tipicamente mediterranee. Lontane dal suo modo di porsi o di pensare. E non vorrei che molti scambiassero questa scelta di non belligeranza come una dimostrazione di presunta debolezza o di mancanza di carattere e decisionismo. Che, a quanto mi risulta, sono in realtà parte integrante del suo modo di essere.
Silenziosamente è entrato nel pianeta Inter, senza squilli di tromba o dichiarazioni ricche di inutile prosopopea. Anzi, al contrario, con un eccesso di pragmatismo ha spiegato al popolo nerazzurro che ci sarebbero voluti circa tre anni, dati oggettivi alla mano, per tornare a essere competitivi. Snocciolando conti e numeri. A tifosi non abituati a sentirsi raccontare che le cose non andavano benissimo. Perché adusi a roboanti interviste, assuefatti a spese eccessive e, di tanto in tanto, senza un funzionale senso logico. Chessò… mi vengono in mente i Forlan, i Pereira… ma che vuole, c’è una lista di nomi talmente lunga che risulta perfino difficile completarla senza dimenticarsene qualcuno.
Però, come accennavo, col suo sorriso e i suoi modi gentili sta rivoluzionando in primis la Società stessa; fuori ciò che era stato, per anni e anni, dentro un modo molto più manageriale di condurre e di guidare l’Inter. E, lo dico perché lo penso sinceramente, ho la convinzione che se tornasse indietro, all’estate scorsa per esempio, difficilmente darebbe ancora retta ai suggerimenti per rinnovare il contratto a un tecnico che non era il suo ideale, Presidente. Oppure, col senno del poi, non lo avrebbe esonerato a novembre ma, con ogni probabilità, gli avrebbe offerto la possibilità di arrivare a fine stagione. Anche se, me ne rendo conto, in questo paese ogni cosa che si fa non va bene.
E i tifosi, ahimé, spesso sono i primi a non capire, fuorviati da un’informazione che razzola cercando e creando polemiche anche dove non esistono. Non per strumentalizzare l’Inter, glielo garantisco, ma perché per anni e anni abbiamo prestato il fianco al chiacchiericcio fine a se stesso, tristemente spesso orchestrato dall’interno. Per quale scopo poi ancora nessuno lo ha capito. Quindi, cerchi di comprenderci, come tifosi ci sentiamo circondati, soli contro tutti. Ecco, Lei capisca questo concetto ed entrerà in perfetta sintonia col mondo nerazzurro. Consigli a parte, non credo francamente ne abbia bisogno, spero che in questa sua prima stagione abbia attentamente osservato ciò che è capitato intorno a lei. E che, di conseguenza, ne abbia tratto giovamento e conoscenza. Soprattutto calcistica.
Vede, ancora oggi i tifosi sono apertamente schierati: diciamo che un buon 30% appartiene alla categoria dei nostalgici mazzarriani, l’altro 70% vicino a Mancini, più per debito di riconoscenza che per vera convinzione. Cosicché, mentre sui social tutti sono impegnati a difendere la propria idea, pochi si accorgono che il vero problema dell’Inter non risiede in chi sta in panchina, ma in chi va in campo. Troppo spesso senza nerbo, senza grinta, senza cattiveria agonistica. Senza, insomma, quel carattere che da sempre deve contraddistinguere chi sceglie di indossare il nerazzurro. Lei comanda, Presidente, Lei decide. Non faccia l’errore di chi l’ha preceduta, errore compiuto per amore viscerale verso i nostri colori: e cioè mettere sempre i giocatori davanti a tutti. La figura del papà buono va bene, ma fino a un certo punto. Perché poi qualcuno potrebbe scambiare la cortesia con la debolezza. Mi dia retta, è già successo qui.
Metterli di fronte alle proprie responsabilità. Tutti. Dal primo dei portieri all’ultimo degli attaccanti. Perché questa maglia la si onora col sudore, non con le chiacchiere. E la si conquista con l’impegno, non per grazia ricevuta. Amatela. Sempre.
E buona settimana a Voi!
Autore: Gabriele Borzillo / Twitter: @GBorzillo
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