A due giorni dal ko interno con il Real Madrid, i commenti sulla gara si sono fermati alle solite narrazioni romanzate. È tornato il tanto amato cavallo di battaglia della "Pazza Inter", ad esempio. Si è discusso del presunto "tradimento" di Vidal verso il suo mentore Conte. E non sono mancati i soliti e ammuffiti rimandi alla "Crisi Inter". Dietrologia e drammaturgia a vagonate. Si sono tirate fuori le statistiche europee del tecnico leccese per dimostrarne la presunta incompatibilità col palcoscenico internazionale e nel calderone sono finite pure le tre partite di Champions precedenti all'ultima. Gare esaltate perfino dalla critica fino a mercoledì pomeriggio, nonostante i risultati deludenti, ma poi inopinatamente catalogate come fallimenti. Un circo, più che un circolo. E il calcio? Completamente dimenticato.

NON SOLO VIDAL – Proviamo allora ad analizzare lucidamente il momento dell'Inter. Tanto per cominciare: un conto è perdere 0-2 come ha perso la Juventus col Barcellona, un altro è farlo come ha fatto la squadra di Conte con il Real. Primi 20 minuti da cestinare, tra atteggiamento passivo ed errori macroscopici come l'ingenuità di Barella che ha condotto al rigore dello 0-1. Poi, però, l'Inter stava uscendo dal guscio e lo stava facendo anche bene. Una crescita che, ad esempio, aveva portato al recupero alto del pallone da parte di Gagliardini nell'azione chiave del match, quella finita col rosso a Vidal. Qualcuno, al di là del fallo o meno da rigore, ha commentato il fatto che fosse una limpida chance da rete non casuale? Ovviamente no. Tutto si è cristallizzato sul frame in cui Vidal ringhia addosso a Taylor e si becca il rosso da un arbitro pigro. Eppure era il terzo presupposto interessante creato dai nerazzurri dopo la partenza ad handicap.

CENTROCAMPO SCONNESSO – Tutti hanno potuto notare falle centrali nello schieramento nerazzurro. E non è un problema di mercoledì, ma è una situazione che si trascina da quando si è tentato di modificare la linea mediana, ribaltando la linea cancellando il vertice basso e inserendo un trequartista. Pesa l'assenza di Brozovic, sia a livello concettuale che posizionale. Il trequartista più due mediani non ha praticamente mai funzionato, neppure nelle gare meno complicate. Ed è una questione di schema, a prescindere dai singoli interpreti. In generale, la mediana è in apnea da 13 mesi, ossia da quando Sensi è finito nel tunnel dei problemi fisici: chi si è alternato al suo posto – da Vecino a Gagliardini, passando per Borja Valero ed Eriksen – non ha mai saputo sopperire alla defezione in modo completo. L'inserimento di Vidal, in tal senso, poteva risultare salvifico, ma fin qui il cileno, Brozo e Barella hanno giocato insieme troppo poco. E non è un caso se a Bergamo, con loro tre dall'inizio, le cose siano andate decisamente meglio.

SKRINIAR E VECCHIE CERTEZZE – La nota lieta del match di mercoledì, oltre allo spezzone giocato da Sensi, è senza dubbio l'aver rivisto uno Skriniar finalmente a fuoco. Ritrovare lo slovacco al top sarà di vitale importanza per tutta l'impalcatura, perché si è visto piuttosto bene come la difesa soffra quando mancano marcatori veri. Si è dato poco risalto alle defezioni di Skriniar e Bastoni, afflitti contemporaneamente dal virus, ma non può passare sotto silenzio il fatto che quando in difesa ci sono entrambi, il reparto è più compatto. Soprattutto nei casi in cui la squadra si sbilancia per volere o dovere. L'equilibrio che Conte ricerca, dunque, passa anche dall'ex Samp. Ma non soltanto. Va ritrovata la solidità smarrita, a partire da un assetto più pragmatico e meno garibaldino. La stagione non è finita.

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Sezione: Copertina / Data: Ven 27 novembre 2020 alle 12:48
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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