Quello di Rosario Abisso coi nerazzurri sembrava proprio l'inizio di una storia di incontri ravvicinati. Di che tipo o, meglio, con quale frequenza non era, però, ancora dato sapere. E non certo per carenza, all'epoca, di adeguata cinematografia con un film cult di fantascienza - diretto da Steven Spielberg - a fare da capofila... Fintantoché tutto cambiò al tramonto di quel fatidico 24 febbraio 2019. Sì, perché - dalla sua 1ª gara con l'Inter (datata maggio 2018) sino a quella sfida dei nerazzurri al Franchi di Firenze - gli abbinamenti col fischietto palermitano erano stati ben 4 nel breve volgere di poco più di 9 mesi. Uno score iniziale quasi a ripercorrere il solco di un'icona della categoria arbitrale - nonché suo corregionale - come il siracusano Concetto Lo Bello, designato altrettante volte coi nerazzurri in appena 6 mesi a metà degli anni '50.
Le 'attenzioni' interiste di Abisso - a prescindere dall'esito delle gare dirette - si erano rivelate subito lusinghiere per via dei 3 rigori fischiati a favore, di cui 1 financo al 5° minuto di recupero nei tempi supplementari di un quarto di finale della Coppa Italia 2018-19. Qualcuno, onestamente, ne conservava memoria? Anche se ad onor del vero, come raccontarono poi le cronache dell'epoca, Abisso "fu corretto due volte dal Var - espulsione ad Asamoah commutata in ammonizione e fallo dal limite convertito in calcio di rigore per i lombardi all’ultimo secondo (quello evocato) - e non andò a rivedere un ulteriore episodio: una spinta evidente di Milinkovic-Savic su Icardi in area" (cit.).
Ma, insistendo sui rigori, fu proprio la successiva massima punizione decretata da Abisso - in campionato, ma stavolta contro i nerazzurri - a cambiare il corso degli eventi nonché a ribaltare la percezione di cosiddetto "arbitro gradito". Un'espressione che va così tanto di moda in certe ricostruzioni giornalistiche, a dir poco distorte, dunque subito cavalcate dalle peggiori tastiere social. Fatto sta che con quel tocco di petto di D'Ambrosio in area nel febbraio '19 - che, pur rivisto alla VAR, per Abisso rimase di mano fino a scatenare l'ironia porno soft ("fallo di capezzolo") di Spalletti, allora tecnico nerazzurro - l'arbitro siciliano decise praticamente di passare il Rubicone. Ne sortì infatti il contestato rigore del definitivo pareggio viola (3-3), fatto battere da Abisso al minuto 90+11: un obbrobrio decisionale oltre a quello del tempo di recupero.
Da allora - come è 'd'uopo' per ogni squadra che si reputi, a ragione, penalizzata - era scattata l'ufficiosa ricusazione dell'arbitro siciliano da parte del club nerazzurro. Dopo Firenze, per la successiva designazione con l'Inter dovettero infatti passare ben 26 mesi (aprile 2021), poi altri 29 per la 6ª (settembre 2023), ulteriori 14 per la 7ª (dicembre 2024) ed infine i contemporanei 17 mesi prima della sfida di campionato contro la Lazio di questo sabato. Generando una sequenza numerica di abbinamenti con vistosi buchi temporali (di 26, 29, 14 e 17 mesi), dunque di ben altra natura e portata rispetto alla famosa sequenza del matematico pisano Leonardo Fibonacci (0, 1, 1, 2, 3, 5, 8...).
Una serie di intermezzi - quella di Abisso arbitro dell'Inter - assimilabile ad una sorta di olio di ricino che gli appassionati nerazzurri sono stati periodicamente obbligati ad ingurgitare. Si dà però il caso che, in parallelo, Rosario Abisso sia stato impiegato dal designatore di turno anche come addetto alla VAR, seppure con risultati spesso disastrosi. Ecco perché su certe sue imprecisioni - essendo contestazioni nerazzurre ancora dolenti - si preferisce volentieri sorvolare. Giusto per non annoiare...
Ma se, come risulta da Wikipedia, la sequenza di Fibonacci "fu inizialmente proposta come modello teorico per descrivere la crescita di una popolazione di conigli", allo scrivente piace invece fantasticare su un'altra specie animale. Ossia che la serie di Abisso, nonché soprattutto l'impunità dell'esito di molte sue gestioni varistiche - con quest'ultima foriera di sistematiche imprecazioni nerazzurre - si prestino piuttosto a ben altra 'chiave evolutiva': alla preservazione faunistica della poiana, notorio rapace anche diurno... Sì, perché - come si evince da "alcune credenze popolari e contesti rurali - (...) la poiana viene vista come il rappresentante di una ingiustizia protetta" (cit.). Nel senso che quel rapace - appartenendo ad una specie da tutelare nonostante i danni arrecati - "non può essere cacciato o ucciso per difendere" i propri volatili da cortile. Fino appunto ad inculcare la convinzione, in chi coltiva la terra, che la poiana incarni proprio l'idea di un'ingiustizia protetta.
Lo switch pallonaro è allora presto confezionato: basterebbe sostituire alle galline gli scudetti, agli agricoltori gli appassionati nerazzurri e certi (impuniti) 'predatori' arbitrali alle poiane. Altro che i conigli 'suggeriti' da Fibonacci!
Orlando Pan
Autore: Redazione FcInterNews.it / Twitter: @Fcinternewsit
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