A Parigi, nel summit decisivo, Massimo Moratti ha scoperto il lato umano di businessman navigati come Thohir e i suoi alleati in questa cordata che erediterà la maggioranza dell'Inter. "Un gruppo di amici, prima che una cordata di businessman, con Erick che è il più brillante, forse il più carismatico, un «capo banda» che però non può e non vuole prescindere dai suoi soci - si legge sulla Gazzetta dello Sport -. Il loro passato di compagni di scuola, un percorso umano e lavorativo sempre parallelo, progetti e investimenti comuni, una comunanza che è anche nella vita quotidiana, addirittura tutti vicini di casa a Los Angeles. Moratti, al di là della credibilità della loro offerta, si è trovato di fronte - e a questo teneva molto - non un tycoon arrivato solo per mettere delle firme assieme ai suoi partner, ma una squadra, nella quale ognuno ha competenze specifiche. Un team, detto non casualmente all’americana, perché questo è il loro modo di fare affari, un metodo che vive di un passaggio chiave: il coinvolgimento non solo formale di una controparte fortemente radicata nel Paese e nella realtà dove decidono di investire.

Ecco perché la famiglia Moratti resterà centrale nel progetto di rilancio dell’Inter. Ecco perché sarà un’Inter garantita da Moratti". A fotografare meglio la situazione, un frame dell'incontro tra Moratti e Thohir. "L’autista di Thohir ha sussurrato al suo datore di lavoro una richiesta che Moratti si sente fare quasi ogni giorno, ma in Italia: 'Vorrei una foto con il presidente dell’Inter'. E il fotografo è stato lo stesso Thohir", racconta la rosea.  

Sezione: Rassegna / Data: Sab 21 settembre 2013 alle 09:10 / Fonte: Gazzetta dello Sport
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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