Pietro Anastasi, ex attaccante della Juventus e, per un breve periodi, anche dell'Inter, racconta l'amicizia datata con Beppe Marotta e lo fa alla Gazzetta dello Sport, scavando nella memoria ai tempi del Varese. "Eravamo tutti ventenni, Beppe era il cucciolo della situazione essendo di nove anni più giovane di me... Quando passai alla Juventus, nel 1968, non troncai il rapporto con Varese, che è tutt’oggi la mia seconda patria dopo Catania. E quindi capitava di incontrarsi al supermercato, per dire. Certo, io ero quello famoso, all’epoca. E quando ho smesso di giocare e quello famoso è pian piano diventato il Beppe, ci siamo poi ritrovati diverse volte al bar degli sportivi, circondati da appassionati di tutte le bandiere...".

Questo derby d’Italia sarà il primo da dirigente nerazzurro per Marotta.
"Sono rimasto sconcertato dal suo divorzio dalla Juve. Non mi piace com’è finita la storia... Aveva lavorato così bene... Non si fa così...".

Insomma, ci è rimasto male
"Sì perché c’è stima e anche affetto nei suoi confronti. Mi sono interrogato sui motivi, certo, mi sono documentato leggendo e ascoltando le varie spiegazioni. Ma, per la verità, nessuna mi ha convinto: per me un congedo così improvviso è un fulmine a ciel sereno. Fenomeno sempre inspiegabile. E, aggiungo, da tifoso juventino, che abbiamo fatto un piacere a una rivale storica come l’Inter. Perché Marotta la rinforzerà con grandi giocatori, la sua abilità sul mercato è incontestabile".

Chi vince domani?
"Rischia di più l’Inter, ha tutto da rimetterci e quindi saranno tesi. La mia Juve invece può giocare in scioltezza, male che le vada avrebbe cinque e non più otto punti sul Napoli. L’Inter invece scivolerebbe a meno quattordici... Ciao. Ma poi con Marotta in società arriveranno i campionissimi. Che errore che abbiamo fatto, che errore. Certo, a lui, per la splendida persona che è, auguro il meglio. Però il suo meglio può diventare un grosso problema per noi bianconeri...".

Sezione: Rassegna / Data: Gio 6 Dicembre 2018 alle 10:20 / articolo letto 6340 volte / Fonte: Gazzetta dello Sport
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni