"A parte la tragedia e il dolore degli altri, io sto benissimo. Anzi, per la prima volta da quando avevo 19 anni, mi riposo. Avevo un arretrato di 30 anni di cose da mettere a posto: libri, videocassette... Sono partito dalle partite del mio Rimini e sono venuto su. Adesso stavo riguardando Atalanta-Milan dell’aprile ‘89, pochi giorni prima di Real-Milan 1-1. Giocammo un partitone, Rijkaard un gigante. Quando rivedo le vecchie partite mi accorgo dei miei errori. A Bergamo feci giocare Donadoni nel ruolo di Angelo Colombo e Gullit da trequartista. Ma Ruud, anche se voleva giocare sempre lì, non legava la squadra, non dava i riferimenti che garantiva Roberto". Così Arrigo Sacchi, dalla sua casa a Fusignano, intervistato dalla Gazzetta dello Sport nel giorno del suo 74esimo compleanno.

Edi Rama, primo ministro albanese, ha detto: «Il catenaccio non basta. Bisogna attaccare la pandemia con il coraggio del Milan di Sacchi».
"L’ho conosciuto. Bella persona, colta, parla 4-5 lingue, grande sportivo, giocava a basket. Anche qui a Fusignano ci sono tanti albanesi. Si sono integrati bene, grandi lavoratori. L’Italia deve ripartire da squadra, senza furbate e interessi di parte, anche se abbiamo l’egoismo nel sangue. Ogni giorno diciamo grazie a medici e infermieri, eroi mandati in guerra quasi disarmati".

Il calcio come riparte?
"Non riesco a pensarci. Un conto è rivedere vecchie partite, un conto è ragionare sulla formula migliore di campionato. Non ci riesco. La testa va alla gente che muore, ai telegiornali sul coronavirus. Eppure, prostrati come siamo, avremmo così bisogno di sport... L’attività stimola endorfina e serotonina. Ci tirerebbe un po’ su il morale".

Sezione: News / Data: Mer 01 aprile 2020 alle 15:10 / Fonte: Gazzetta dello Sport
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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