"Siamo tutti allineati su una ripresa attenta alle curve dell'epidemia, ma riteniamo ci si possa avvicinare al 25% con degli step intermedi. Il calcio non vuole un trattamento privilegiato ma nemmeno essere svantaggiato. Lo stadio è un grande spazio all'aperto, possiamo distanziare le persone a dieci metri l'una dall'altra". Si esprime così l'amministratore delegato della Lega Serie A, Luigi De Siervo, ai microfoni di Radio Anch'io Lo Sport. "Sono stato alla Supercoppa Europea a Budapest, avevano un protocollo meno severo del nostro, ma hanno potuto gestire un impatto di pubblico importante. Si può fare, lo si deve fare con tutta l'attenzione alle regole. Non è un dogma il 25%, si può partire con una percentuale diversa", aggiunge l'ad.

Si parla anche di bilanci dopo la pandemia. "Siamo abituati a rivedere le stime perché non sappiamo quando finirà - dice ancora De Siervo -. Ad oggi il danno è superiore ai 500 milioni di euro, cifra monstre non tanto e non solo per la Serie A ma perché siamo il motore di un'industria che dà lavoro a centinaia di migliaia di persone e questo danno si ripercuote anche sulle serie minori e sulle società di prossimità. La Serie A ha circa 1,4 miliardi di ricavi di diritti tv, i costi degli stipendi dei giocatori sono equivalenti. Prima equivalevano al 60%, adesso sono saliti al 75-80%. Così il sistema va al collasso. Pur essendo intrattenimento, il calcio è al centro dell'interesse di noi italiani e va protetto".

Quanto ai diritti tv la scelta sembra quella di affidarsi ai fondi. "E' una scelta, laddove verrà confermata dai club, evolutiva per il nostro calcio - afferma De Siervo -. L'era in cui eravamo re nel calcio europeo è passata da quindici anni. Il Covid è una sorta di Safety Car che sta facendo rallentare tutti gli altri campionati. Se noi riuscissimo a introdurre dei capitali privati che introducessero dei minimi garantiti potremmo trovarci a fine pandemia molto più vicini alla Premier - sono ancora le parole dell'ad - La situazione sui diritti tv è complessa, abbiamo Sky e Dazn, credo avremo delle sorprese positive nonostante non ci sia una concorrenza forte come quando c'era Mediaset. Stiamo solleticando l'interesse di Amazon e Netflix, speriamo che il calcio torni al centro del confronto tra tecnologie e piattaforme. Non sfugge a nessuno che con la fibra il calcio può essere elemento attrattivo per un'offerta rispetto a un'altra. Il calcio è stato in Europa il prodotto con cui le telefoniche in qualche modo hanno cercato di portare l'offerta di contenuto più ricca".

Nei giorni scorsi ci sono state anche alcune operazioni della Guardia di Finanza contro la pirateria. "Il calcio sta cercando attraverso la gestione di avere una relazione quotidiana coi singoli utenti. L'obiettivo è creare un gruppo di sostenitori davvero vicini alla squadra con cui instaurare un rapporto che non si consuma solo nelle gare durante l'anno ma che c'è tutti i giorni. Una relazione che i social tengono in piedi quotidianamente e poi i tifosi ottengono dei servizi sentendosi parte attiva di un club".

In ultimo anche la questione delle spese nel calcio mondiale. "Si parla sempre di salary cap anche nel calcio, con la grande crisi che c'è è in atto una discussione globale. E' chiaro che non si può agire da soli. La speranza è poter continuare a investire nei calciatori ma anche negli stadi. Il nostro Parlamento ha fatto un piccolo passo in avanti, ma dobbiamo in tutti i modi affrontare il tema della costruzione rapida e della ristrutturazione degli impianti. Penso alla battaglia di Commisso a Firenze. Abbiamo bisogno di grandi teatri per esaltare i protagonisti. Senza gli stadi non riusciremo a mantenere il calcio ad alto livello".

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Sezione: News / Data: Lun 28 settembre 2020 alle 10:00
Autore: Redazione FcInterNews.it / Twitter: @Fcinternewsit
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