A riprogettare il logo dell'Inter, in un anno di lavoro, è stato Mirko Borsche, fondatore dello studio di comunicazione e graphic design di Monaco di Baviera. "Per un brand, nell’era digitale, è importante essere visibile sui dispositivi mobili - spiega a Vogue -. Per il gioco del calcio questo è ancora più vero, considerato che sempre più giovani, in Asia in particolare, guardano le partite su dispositivi molto piccoli. Molti club però non si sono adeguati al trend: se guardi le tabelle dei risultati dopo un turno di Champions League, ti accorgi che gran parte dei loghi delle squadre, ormai, non sono più visibili".

"Il problema principale era il contrasto tra l’oro e il bianco, che lo rendeva invisibile in televisione e sugli schermi portatili - ha puntualizzato Borsche -, dovevamo a tutti i costi ridurre il concept, e renderlo più essenziale. L’Inter è un brand democratico che va rappresentato allargando gli spazi, e non chiudendoli. Senza contare che migliaia di persone nel mondo si sono giù tatuate sulla pelle il vecchio simbolo: questo cambiamento, letteralmente, ha un impatto sulla vita di molti. Sin dalla sua fondazione l’Inter ha rappresentato i concetti di fratellanza e inclusione, aver realizzato un logo dal sapore universale, adatto per chi segue la squadra in modo tradizionale ma anche a chi è appassionato agli eSports ad esempio, è un modo per rendere contemporanei, e destinati a durare a lungo, questi valori". 

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Sezione: In Primo Piano / Data: Mar 30 marzo 2021 alle 14:12 / Fonte: Vogue
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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