Tre mesi dopo gli avvisi di garanzia, l’indagine della Procura di Milano sul caso arbitri si è conclusa con un’archiviazione. Ora la vicenda passa alla Procura Federale, che dovrà valutare autonomamente se esistano profili disciplinari. Sulle colonne della Gazzetta dello Sport, Arianna Ravelli sottolinea però come l’inchiesta abbia finito per ridimensionarsi completamente rispetto alle premesse iniziali.

"L’inchiesta sugli arbitri, che era partita con degli improvvidi paragoni con Calciopoli, è finita in nulla. Per mesi il racconto è stato quello di un nuovo possibile terremoto che potesse scuotere dalle fondamenta il mondo del calcio". Il quadro emerso dagli accertamenti non avrebbe infatti evidenziato contatti occulti tra dirigenti e designatori né relazioni improprie finalizzate a condizionare le partite.

Le telefonate e il ruolo della struttura arbitrale

Al centro dell’inchiesta c’erano soprattutto le comunicazioni dei club con figure incaricate proprio di gestire i rapporti con le società. "Ma delle telefonate dei club con un componente della struttura arbitrale il cui compito era proprio quello di mantenere i rapporti con le società, quindi ascoltarne anche le inevitabili lamentele, e riferirle al designatore". Secondo questa lettura, dunque, le proteste dei club possono rappresentare una pressione o una fonte di fastidio, ma non necessariamente un illecito.

Il prezzo pagato da Rocchi

La vicenda ha comunque prodotto conseguenze importanti. Gianluca Rocchi si era autosospeso e ha perso il proprio ruolo nel pieno dell’indagine. "Le inchieste non producono effetti solo quando arrivano a sentenza. Li producono anche nel momento in cui nascono. Rocchi si è autosospeso e ha pagato un prezzo professionale alto". Il tema centrale diventa quindi anche quello della responsabilità nel raccontare e gestire indagini capaci di generare conseguenze immediate, ben prima di qualsiasi conclusione giudiziaria.

Ora la palla passa alla Procura Federale

La giustizia sportiva potrà muoversi in piena autonomia, ma dovrà confrontarsi con un dato già acquisito: la Procura di Milano ha escluso i presupposti della frode sportiva. Per arrivare a contestazioni disciplinari rilevanti, dunque, il procuratore federale Giuseppe Chiné dovrebbe interpretare i fatti in maniera profondamente diversa rispetto alla magistratura ordinaria. "Possibile ma non proprio probabile. Un’archiviazione bis sembra la soluzione più logica", conclude la riflessione della Gazzetta dello Sport.

Sezione: Focus / Data: Sab 18 luglio 2026 alle 13:12
Autore: Ludovica Ferrante
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