C'è tanto Lautaro e una spruzzata di Mkhitaryan nel cocktail che l'Inter si prepara in un sabato sera sonnecchiante che vede anche una parte di San Siro fischiare la squadra nella ripresa nonostante l'1-0 maturato già dopo 2' 37'' con il Toro sempre più scatenato. I nove gol messi a segno nei precedenti due anticipi del sabato e quello realizzato dal Diez al secondo pallone toccato del match (rete numero 77 in Serie A e tris centrato nelle ultime tre sfide) avevano messo l'acquolina in bocca al pubblico di casa, eppure i nerazzurri poi si fermano, o meglio abbassano i giri del motore gestendo con esperienza e assoluta tranquillità le energie in vista della Supercoppa Italiana di Riyad contro il Milan. I rossoneri, più previdenti, si sono risparmiati ancor di più in casa del Lecce, l'Inter ha semplicemente approfittato del mezzo passo falso dei cugini (e della caduta fragorosa della Juventus dopo le otto vittorie di fila) guadagnando tre punti d'oro contro il Verona, penultimo in classifica ma venuto a Milano per fare la sua partita. Scusate se è poco.
Gli effetti della formula ammazza-Hellas messa a punto da Inzaghi si sentono subito. Lautaro esce fuori dal recinto e, da centrocampo, dà il via alle triangolazioni con Mkhitaryan, poi in partita anche con Gagliardini e Dimarco, non stanco va a concludere in estirada l'azione prima avviata dal play-maker basso Onana e portata avanti con un'accelerata di stampo quasi rugbistico dal 22 armeno. Se i pensieri alla Supercoppa potevano essere già tanti, figurarsi a vantaggio acquisito dopo neanche 3 minuti dall'inizio della gara. L'Inter capitanata da Dzeko entra in modalità risparmio energetico e va a folate, quelle soprattutto di chi ha voglia di più "minutaggio" come Gagliardini, dimentico dei fiaschi fatti spesso registrare al Meazza, e dello stesso Mkhitaryan, il cui destro a giro al 42' viene 'parato' più che da Hien dall'abbaglio dell'arbitro. Come a Monza se non peggio, Fabbri è un Jean Luca Sacchi 2.0 perfezionato dai laboratori AIA, si dimentica poi dei cartellini quando c'è da espellere Hien, mentre Inzaghi lamenta pure il secondo gol di Lautaro "che ci è stato tolto". Per fortuna stavolta niente beffa finale, ma l'Inter così può dormire sonni tranquilli?
A metà ripresa i primi cambi con Asllani e Correa, seguiti dagli ingressi di Barella e Gosens: l'albanese finalmente è più maturo nelle vesti di metronomo della manovra nerazzurra e sfiora addirittura l'eurogol da fuori area dopo aver mandato al bar un collega esperto come Veloso. Skriniar e compagni continuano a tenere alto il muro, con il torrione Acerbi che neutralizza i lanci dell'Ave Maria verso Djuric. Bocchetti o chi per lui le provano tutte, ma alla fine il tempo passa inesorabile (ultimi scampoli di gara pure per Carboni) e il verdetto è quello che si poteva leggere già dal 3'. L'Inter aggancia la Juve al terzo posto battendo l'Hellas 1-0 di corto muso e senza andare al Max, riportandosi a meno 10 dal Napoli che ha sconfitto tutte le grandi tranne una e a meno 1 dal Milan. Dopodomani invece i fari si spostano a Riyad per il secondo appuntamento esotico della stagione dopo il Mondiale, quel derby con in palio la Supercoppa Italiana di cui Inzaghi (due trofei da giocatore e tre da allenatore) conosce bene la caratura. È sul rettangolo verde del King Fahd International Stadium che i nerazzurri devono alzare i ritmi e il livello della prestazione se vogliono avere la meglio contro i cugini e accontentare anche i palati più esigenti. Come dimostrato da questa giornata, "vincere è l'unica cosa che conta" non è un motto che va più di moda.
Autore: Daniele Alfieri / Twitter: @DanieleAlfieri7
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