Premessa: reputo Antonio Conte uno dei migliori allenatori del mondo. Ne ammiro tenacia, competenze, capacità di portare i suoi giocatori oltre i propri limiti. Premessa seconda: noi ovviamente, purtroppo, non conosciamo dall’interno tutte le dinamiche dello spogliatoio nerazzurro. E consequenzialmente da cosa derivino certe scelte, o il come si alleni questo o quel tesserato. È sempre facile parlare da fuori: non appureremo mai al 100% le verità assolute delle situazioni che poi siamo chiamati per lavoro a giudicare. Premessa terza: tutti quelli che lo attaccano solo per il suo passato alla Juventus, definendolo quasi un infiltrato, scrivono e dicono delle stupidaggini enormi. Premessa quarta: non è colpa del tecnico ex Chelsea se percepisce uno stipendio da 12 milioni di euro. Nessuno ha puntato la pistola alla tempia dei dirigenti nerazzurri affinché gli offrissero tale salario. Ma ultimamente mi sembra abbastanza oggettivo – e sarebbe grave se fosse il contrario – che la sua Inter sia una squadra entrata in una spirale negativa pericolosissima, senza gioco, né mordente perpetuo. E questo è semplicemente inaccettabile.

Un’Inter che perde contro un Real Madrid privo di titolari importanti senza di fatto entrare in campo, in quella partita che era stata definitiva come una finale, è l’emblema di come non si deve affrontare un match di così grande importanza. Spesso e volentieri, anche prima degli appunti di Conte, specificavo l’importanza della prestazione. Anche quando in panchina c’erano Stramaccioni, Mazzarri e Spalletti. Di fatto se giochi bene e la tua squadra ha un’identità, può andarti male una volta, magari due. Ma poi i risultati ti diranno ragione. L’interpretazione delle gare contro Torino e Real Madrid sono però sconcertanti, lasciano basiti. Per quella contro i granata c’è da ricordare ai nerazzurri che non hanno vinto nulla con la maglia della Beneamata. E affrontare con sufficienza un avversario più debole, solo perché sulla carta si è più forti, è un atteggiamento – come descritto perfettamente da Lukaku e da Conte – non da grande squadra.

Quello avuto invece contro i blancos è invece un qualcosa di inspiegabile e deprimente per i tifosi nerazzurri. Puoi perdere contro avversari più forti, certo. Ma almeno giocando, o provando a farlo. Mettendoci grinta e furore agonistico. Purtroppo per il Biscione, rispetto al match contro il team di Zidane – privo ricordiamo di Ramos, Valverde e Benzema, la spina dorsale dell’undici madridista – non c’è da salvare nulla. Per quella che credo sia stata la peggior prova di tutta l’era Conte. Troppo duro io? Forse. Ma continuo a reputare il mister un fuoriclasse. E quindi è normale pretendere da lui molto, ma molto di più. Stesso discorso per i giocatori, perché quelli tanto osannati solo pochi mesi fa, non possono essere diventati di colpo dei brocchi. Ma siccome a calcio si vince e si perde in 25 (o meglio il numero dei giocatori che compongono la rosa) più l’allenatore e il suo staff, e ogni elemento che gravita all’interno della data società, un concetto deve rimanere ben saldo nella testa di ogni persona che fa il nostro mestiere. Se l’Inter vince e gioca bene non è solo merito del tecnico, se perde non è solo colpa dei giocatori. E viceversa ovviamente.

La deresponsabilizzazione è da perdenti e porta solo conseguenze negative. C’è ancora tempo per recuperare. Per osannare Conte, un top nel suo ruolo, recuperare top player come Eriksen e applaudire gli altri calciatori. Altrimenti a godersi il percorso nerazzurro saranno sempre e solo gli avversari

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Sezione: Editoriale / Data: Ven 27 novembre 2020 alle 00:00
Autore: Simone Togna / Twitter: @SimoneTogna
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