editoriale

L’Inter non perde a zero I migliori. Nonostante raccontino sia un affare

L’Inter non perde a zero I migliori. Nonostante raccontino sia un affare

Qualsiasi tifoso dell’Inter che si rispetti, nonostante le voci di mercato, e la dichiarata necessità di fare cassa per la società nerazzurra, dentro di sé cova ancora la speranza che Achraf Hakimi resti a Milano....

Simone Togna

Qualsiasi tifoso dell’Inter che si rispetti, nonostante le voci di mercato, e la dichiarata necessità di fare cassa per la società nerazzurra, dentro di sé cova ancora la speranza che Achraf Hakimi resti a Milano. Purtroppo, ad occhiata oggettiva della situazione, è davvero molto complicato che il marocchino resti a Milano. E a meno che non pervengano offerte sostanziose per tutti gli esuberi, o una proposta interessante per altri giocatori in rosa, non è un’ipotesi plausibile.

Quantomeno, e c’è davvero da mettersi il cuore in pace per questo, stando alla situazione attuale, l’Inter cederà un top player. E già, Marotta e Ausilio venderanno qualcuno. Il che significa però che il Biscione incasserà denari importanti che potranno sicuramente dare una mano al bilancio ed eventualmente essere, almeno in parte, reinvestiti sul mercato. Eppure, in parte a ragione, in parte a torto, esistono già dei mugugni su quanto dovrebbe avvenire e non è ancora avvenuto.

Attenzione: per me una società del blasone della Beneamata non vende i suoi migliori giocatori, anzi. Ma ormai tutti abbiamo capito le difficoltà economiche in cui versano tutti i club sportivi del mondo. E quindi si deve fare buon viso a cattivo gioco. Di Hakimi ne nasce uno ogni quarto di secolo, forse di più. Io non cederei mai il marocchino. Sicuramente, qualora partisse, sarà un giocatore che verrà rimpianto, ma quantomeno arriveranno delle liquidità fondamentali per il Biscione. Resterà quindi il rammarico, sicuro. Ma il bene dell’Inter, quello più generale, potrà essere perseguito.

Pensate però se lui e un’altra colonna della squadra, scegliete voi un nome, finissero a zero sul mercato. Magari pure dopo essere stati insigniti della fascia da capitano ed essersi professati tifosi e innamorati della propria squadra. Uno via all’estero, l’altro agli eterni rivali, che – particolare non trascurabile – hanno appena vinto lo scudetto.

Ecco signore e signori, se quello che è successo al Milan con Donnarumma e Calhanoglu fosse capitato all’Inter, sarebbe successo il finimondo. Un vero e proprio putiferio. Invece sull’altra sponda del Naviglio pare tutto tranquillo. E media compiacenti sottolineano pure la positività di quanto successo per i rossoneri. Ma come? Sono andati via due calciatori fondamentali a zero, il che significa che il patrimonio della squadra è sceso visibilmente e non si è incassato un euro, e va tutto bene? Mi sembra quantomeno bizzarro.

Che sia chiaro: io non critico Maldini. E non potrei neanche mai permettermi di farlo perché parliamo di un campione in campo e di un signore fuori dal verde. Ma ce l’ho sicuramente con tutti quelli che raccontano una realtà offuscata, di parte, facendola passare come assoluta e oggettiva. I fatti dimostrano che ci siano club capaci di pagare 12 milioni all’anno Donnarumma e quasi 5 a Calhanoglu, che però, come ben sottolineato da Okan, può aver scelto l’Inter semplicemente perché è più forte del Milan. E un atleta vuole misurarsi sempre in palcoscenici migliori. 

ComeHakimi, qualora firmasse per il PSG o per il Chelsea. Una rosicata assurda e che sarà storica per i tifosi dell’Inter, che però sarà mitigata, bilancio alla mano, da soldi indispensabili per il futuro nerazzurro.