editoriale

L’erede di Hakimi non esiste

L’erede di Hakimi non esiste

La strada è ormai tracciata: dopo un solo e vincente anno in nerazzurro, Achraf Hakimi è destinato a lasciare l’Inter per sposare il ricco progetto del Paris Saint-Germain. Alejandro Camano, agente del treno marocchino, ha...

Stefano Bertocchi

La strada è ormai tracciata: dopo un solo e vincente anno in nerazzurro, Achraf Hakimi è destinato a lasciare l’Inter per sposare il ricco progetto del Paris Saint-Germain. Alejandro Camano, agente del treno marocchino, ha ormai da diverse settimane un’intesa di massima con i parigini per un quinquennale da 8 milioni di euro più 2 di bonus a stagione: ormai si tratta solo di limare gli ultimi dettagli tra club, per un affare che alla fine della fiera dovrebbe portare un vitale bonifico da circa 70 milioni di euro destinato alla sede di Viale della Liberazione. Una cifra importante, a cui ogni tifoso avrebbe preferito rinunciare pur di trattenere ancora ad Appiano Gentile uno dei migliori terzini destri in circolazione in Europa (se non il migliore), ma allo stesso tempo obiettivamente impossibile da rifiutare per il contesto storico post-pandemia in cui ci si trova e per la delicata situazione finanziaria che costringe l’Inter a fare dei sacrifici. 

Con l’ossigeno fresco in arrivo dal doloroso addio dell’ex Real Madrid e Borussia Dortmund, l’Inter risolverà una parte dei problemi di cassa in un colpo solo. Probabilmente riuscendo a trattenere alla corte di Simone Inzaghi una buona percentuale della rosa che è riuscita a laurearsi Campione d’Italia nella passata stagione. Dal punto di vista prettamente tecnico e tattico, ovviamente, Beppe Marotta e Piero Ausilio saranno chiamati a trovare una soluzione per tappare l’importante buco che verrà lasciato dall’addio del 2 interista. E in questo senso sono tanti i nomi che circolano: da Manuel Lazzari, che probabilmente rappresenterebbe la situazione migliore visto il rapporto e l’intesa affinata con Inzaghi in quel di Formello, passando per la promessa Denzel Dumfries del Psv, l’esperto Alessandro Florenzi della Roma e Davide Zappacosta del Chelsea (reduce da una  positiva annata in prestito al Genoa) fino a Hector Bellerin dell’Arsenal o alla possibile soluzione in casa che porterebbe al rischioso tentativo di rilancio di Valentino Lazaro.

La promesse fatte tempo fa dalla società ad una delegazione della Curva Nord nerazzurra è che la squadra è riuscita a cucirsi il tricolore sul petto dopo anni di digiuno non sarà smantellata, ma che ad essere ceduto sarà solo un top player. E questo è stato individuato proprio in Hakimi, un classe ’98 con ampi margini di crescita e nonostante la giovane età già devastante alla prima stagione sotto l’ombra del Duomo, come raccontano i 7 gol e gli 11 assist collezionati sulla scia di quel Maicon che dopo tanti scudetti contribuì a portare il Biscione sul tetto d’Europa e del mondo. I numeri - e le prestazioni - parlano chiaro e non possono portare la freccia nata a Madrid ad essere definita semplicemente come un ‘terzino’ che può essere facilmente rimpiazzato per la zona di campo in cui agisce. Hakimi non è solo un terzino, è un’arma in più. Punto. La sua storia può riportare alla mente quella vissuta anni fa (e sulla fascia opposta) da Roberto Carlos, grande rimpianto della storia nerazzurra, allontanato però da Milano per motivi tattici e non per urgenti questioni di bilancio come avviene oggi. L’addio del Marrakech Express è inevitabile, sarà sicuramente doloroso e potrà essere parzialmente attenuato. Ma non si parli di un suo erede, perché quello al giorno d’oggi non esiste. E difficilmente esisterà nell’immediato futuro.