editoriale

Cosa c’è dietro l’angolo?

Cosa c’è dietro l’angolo?

"Cosa c'è dietro l'angolo?” era la domanda che Maurizio Costanzo poneva ai suoi ospiti nel programma 'Bontà loro', seguitissimo contenitore a metà degli anni '70, primo talk-show della...

Maurizio Pizzoferrato

"Cosa c'è dietro l'angolo?” era la domanda che Maurizio Costanzo poneva ai suoi ospiti nel programma 'Bontà loro', seguitissimo contenitore a metà degli anni '70, primo talk-show della televisione italiana. In chiave Inter, cosa c'è dietro l'angolo? Dietro l'angolo c'è uno scudetto da vincere dopo ben undici anni e un futuro societario da scrivere.

Zhang junior è tornato in Italia dopo più di sei mesi di assenza, periodo dove hanno avuto modo di alimentarsi voci sulla possibile cessione del club o sulla sua stabilità economico-finanziaria, viste le improvvise difficoltà di Suning causate dalla pandemia, con le conseguenti restrizioni da parte del governo cinese a investimenti non più ritenuti strategici. Calcio e quindi Inter, ovviamente, compresi. Il presidente dell'Inter è sbarcato in Italia addirittura con uno o due giorni di anticipo rispetto a quanto annunciato. Qualche iconoclasta di professione fa notare come ora sia troppo facile salire sul carro perché il successo è dietro il famoso angolo. Ma bisognerebbe ricordare agli smemorati che se il popolo della Beneamata potrà tornare a issare forse già domenica la bandiera nerazzurra sui balconi, dovrà anche ringraziare una proprietà che in cinque anni ha gettato le basi per arrivare a dama.

Una proprietà che ha saputo scegliere e ingaggiare le figure migliori per raggiungere gli obiettivi prefissati. Funzionale la scelta di Luciano Spalletti per tornare nell'Europa che conta dopo sei anni di assenza, perfetta la scelta di Antonio Conte per arrivare finalmente prima degli altri, per ora in campo nazionale. Così come è stata lungimirante la scelta di un dirigente capace e vincente come Beppe Marotta. Grazie a Suning, all'Inter c'è il cosiddetto “governo dei migliori”. Per non parlare della scelta di alcuni calciatori, Lukaku in primis, con le stimmate del top player. Personalmente, come più volte già rimarcato negli ultimi editoriali, ritengo che la proprietà abbia sbagliato a non esternare, anche se da lontano, nel periodo della confusione mediatica. “Ci vuole chiarezza. Lo meritano i tifosi”, ha detto Antonio Conte lo scorso 21 aprile al termine della partita pareggiata a La Spezia. E allora, in questi giorni, soprattutto dopo aver conquistato un titolo strameritato sul campo, ci auguriamo che si faccia finalmente chiarezza. Una chiarezza che deve permettere a dirigenti e allenatore di voler proseguire convinti lo splendido lavoro svolto finora e che si possa così pensare di aprire un gran ciclo vincente, senza dover ricadere nelle incertezze tecniche del passato.

In attesa di sapere cosa succederà, su cosa si diranno Steven Zhang e Antonio Conte, ci sono una squadra e una tifoseria che fremono per gioire. A cinque giornate dalla fine del campionato più anomalo della storia causa covid, servono ancora quattro punti all'Inter per cucirsi sulle maglie il diciannovesimo scudetto della storia. Vincere domani a Crotone e poi sperare che l'Atalanta non passi domenica pomeriggio a Reggio Emilia contro il Sassuolo. In questo caso sarebbe uno scudetto televisivo, come già avvenuto nella stagione 2008-2009, quando l'Inter di José Mourinho potè festeggiare senza scendere in campo dopo aver osservato in tv il Milan perdere a Udine. Altrimenti il Tricolore potrà arrivare sabato 8 maggio al Meazza contro la Sampdoria e quindi, dopo aver giocato. E il fatto che sui social alcuni tifosi nerazzurri stiano esprimendo anche la preferenza su data e modalità di chiusura pratica, dimostra quante cose siano cambiate, in meglio, nel corso di questi cinque anni.

Già, i tifosi. Meritano un capitolo a parte. La pandemia ha limitato, sta limitando e purtroppo anche tolto, la vita a molte persone. E quindi, in quest'ottica, lo stadio vuoto è l'ultimo dei problemi. Ma, visto che parliamo di calcio, il vero rammarico di questo splendido campionato nerazzurro è stato proprio il non vedere i soliti settantamila di San Siro e le abituali migliaia in trasferta, a sostenere e gioire con squadra e allenatore. Pensiamo a cosa serebbe successo domenica scorsa al Meazza quando Darmian ha sbloccato la partita con il Verona. Se il Tricolore arriverà, il popolo comunque festeggerà. Come e da che ora a che ora, staremo a vedere. Quattro punti in cinque partite. Tutto il resto, fino a quel giorno, sarà noia.