Ospite di 'Cliché', in onda su RSI, Marco Materazzi ha ripercorso alcuni passaggi chiave della sua carriera, che ha subito un impennata in termini di gloria tardi: "Ricomincerei da capo, basta che qualcuno mi dica che vincerei quello che ho vinto. Ho cominciato a vincere tardi, a 33 anni, poi non ho più smesso e mi sono divertito", le parole di Matrix

La partita più importante al Mondiale 2006.
"La semifinale con la Germania perché abbiamo giocato 120' e non volevamo giocare i rigori. Più che la partita sono stati duri i tre giorni precedenti perché sapevamo che poteva capitarci di giocare la finalina, una cosa più brutta per uno sportivo. E, allora, speri di poter aver l'opportunità di giocare la finale. Ci sentivamo forti, volevamo coronare il sogno di una nazione ma soprattutto degli italiani che vivono in Germania". 

La finale contro la Francia.
"Nell'ultimo secondo della partita c'è il nostro stato d'animo, la colpisco io di testa e la mando lontana 50 metri. Ai rigori abbiamo avuto la meglio, è una roulette russa, non è il giusto epilogo di un Mondiale. Ma il calcio è bello anche per questo". 

La testa di Zidane.
"Alla fine la partita è stata più ingigantita per l’espulsione che non per quello che è successo. Poi il gesto è stato evidente, non poteva che finire così. A me piace ricordare di più quello che mi ha detto Gigi Riva dopo la partita: 'Per i tuoi due gol di stasera darei tutti i miei che ho segnato in carriera'. E' stata la frase che mi ha fatto realizzare cosa avevo fatto: vincere la Coppa del Mondo. Se si parla in un contesto globale, di tutta la partita, accetto che ci si metta la testata. Ma se mi si viene a dire: ‘Tu sei quello che ha ricevuto la testata’, io rispondo: ’No, io sono quello che ha fatto due gol in finale di Coppa del Mondo’”.

Sei il giocatore amato dai propri tifosi e odiato dagli avversari.
"E' la cosa bella, è il termometro di quanto ti ama la tua gente. Ero odiato ovunque, ma amato dai miei. Io ho fatto la scala dell'ingresso al campo di San Siro da giocatore dell'Inter e da avversario: ti assicuro che nel primo caso la fai col sorriso, nel secondo arrivi su che hai il fiatone". 

Nel 2006 potevi passare al Milan.
"Sarebbe stata una pazzia perché sarei stato odiato giustamente dagli interisti, gli altri già mi odiavano... Sarei stato nel mezzo. Però sarebbe stata la sfida più grande perché diventare il traditore per i tifosi che tuttora amo e andare di là e farsi amare dagli altri sarebbe stata veramente la sfida più difficile e più dura della mia vita calcistica. Ma è andata bene come è andata e sono contento di non essere andato".

Hai qualche rimpianto?
"Solo il 5 maggio, quello mi brucia ancora oggi perché era uno scudetto che avremmo potuto e dovuto vincere". 

Sezione: Copertina / Data: Gio 26 marzo 2026 alle 11:30
Autore: Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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Mattia Zangari
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Mattia Zangari
Giornalista pubblicista che, da quando ha cominciato a lavorare per FcInterNews.it, è convinto che chi sa solo di Inter non sa niente di Inter. Per anni voce del calcio giovanile, oggi concentrato sulla prima squadra per ragioni di anzianità.