Quasi un quarto di secolo fa - dunque in tempi non sospetti - il cantautore di fede romanista Alex Britti aveva denotato, per quanto inconsapevolmente, delle attitudini a dir poco divinatorie intitolando "La vasca" un suo brano di successo. La 'scoperta' di questa sua specifica virtù sarebbe avvenuta, però, solo 15 anni più tardi - esattamente a febbraio 2015 - allorché i giallorossi diventarono l'unica squadra italiana (almeno fino a ieri, mercoledì) in grado di espugnare il De Kuip (La vasca, in olandese) di Rotterdam, casa del Feyenoord. Nel 2000, infatti, Britti aveva scritto delle strofe da cui ora viene utile selezionare giusto quelle più significative, all'epoca, nell'ottica romanista ed ora 'solo' stagionale per i nerazzurri: "Voglio restare tutto il giorno in una vasca (...)/Un piede fuori come fosse una bandiera/USCIRE SOLO QUANDO FUORI È PRIMAVERA/Ma spero solo questa mia fantasia/Non sia soltanto un altro attacco d'utopia". Sì, insomma: una goduria giallorossa in trasferta olandese prefigurata con ben 3 lustri di anticipo... Ma se per Britti quella sua utopia rimase pressoché tale - nel senso che l'estromissione del Feyenoord non portò fortuna alla Roma, eliminata poi agli ottavi in uno scontro 'fratricida' contro la Fiorentina (l'eliminazione dell'Inter avvenne, invece, in quella stessa Europa League, per mano del Wolfsburg di De Bruyne e Perisic) - l'accorto Inzaghi chiederà ora ai nerazzurri un minimo copetero di 'circospezione' in più. Da mettere in campo doverosamente sia martedì prossimo nel ritorno a San Siro con gli olandesi, ma soprattutto negli eventuali quarti di finale contro il quasi certo Bayern Monaco. Nel frattempo, in ambito peninsulare, ci si era cullati nel sogno - presto spezzato con un finale da Thr(B)illing al Maradona - che una prodezza ad incontro potesse togliere il pensiero dei 3 punti di torno... Il prodigio di Arnautovic contro la Lazio (unitamente al rigore di Cahla) era valso infatti l'accesso alle semifinali di Coppa Italia mentre la perla balistica di Dimarco a Napoli in campionato sembrava essere il prologo di una fuga scudetto dei nerazzurri. Almeno fino all'87o di Napoli-Inter... Dacché ci si permette di dubitare fortemente che il compianto Bruno Pizzul - di chiacchierate simpatie anche nerazzurre, nonostante il tifo dichiarato per il Grande Torino, l'Udinese ed il Cesena - se ne sarebbe uscito col suo familiare: "Tutto molto bello!"...
Allontanate dunque certe deleterie parafrasi proverbiali, il 'vuoto' di immaginazione che ne sarebbe derivato allo scrivente è stato, però, presto colmato. Giusto grazie ad un altro volo pindarico, sebbene stavolta pregno di 'sano' realismo. Ecco allora che con l'Inter in trasferta europea nei Paesi Bassi è bastato attingere ad una particolare reminiscenza personale. Occorre, però, essere interisti di lungo corso - ma soprattutto di buona memoria - per aver tenuto a mente da oltre 40 anni la curiosa identità anagrafica di un ex giocatore di una squadra di calcio olandese. Sebbene non si tratti del Feyenoord. Bensì di un club la cui denominazione - se non fosse per il suffisso con l'anno della fondazione o, meglio, della sua fusione - potrebbe a sua volta sembrare la pubblicità occulta di una nota marca di dentifricio, se non il codice (IATA) di un volo di linea: l'AZ '67 (di Alkmaar), attualmente 6o in Eredivisie. Quel giocatore - a cui capitò persino di segnare la rete del successo olandese sui nerazzurri nell'andata degli ottavi di finale della (defunta) Coppa delle Coppe 1982-83 - di cognome faceva, curiosamente, Tiktak: un'onomatopea giusta, anzi sbagliata, per scandire il tempo di una sconfitta dell'Inter, poi recuperata al ritorno. Per non dire del suo nome di battesimo olandese: Roelf-Jan, italianizzabile in Gianrolfo? Si glissa volentieri. Fatto sta che su Tiktak - che non c'entra niente con i fondatori del social cinese Tik Tok, ben più differito nel tempo - le speculazioni giornalistiche si erano sprecate già all'epoca, ma possono sempre tornare di moda per ispirare un calembour su un'onomatopea che è destinata a restare nella storia. Ieri sera - stante la già sparuta rosa del Feyenoord - nel tabellone dello stadio De Kuip di Rotterdam non c'era, però, alcun pericolo che spuntasse fuori un epigone contemporaneo, ossia un altro giocatore 'onomatopeico' olandese. Tutt'al più (come cantava Patty Pravo...), si potrebbe immaginare che nel briefing motivazionale prima del calcio d'inizio, il 'Demone' di Piacenza abbia cercato di allentare la tensione caricando i giocatori a modo suo. Magari lasciandosi andare ad un banale gioco di parole (quasi una battutona da mero avanspettacolo), incidentalmente canzonatorio (Britti, è lei?) nei confronti del neo collega biancorosso: "Ragazzi, mi raccomando: al De Kuip i 3 punti non Van Persie, bensì guadagnati!"
Oh! Detto, fatto ed ordini eseguiti quasi alla perfezione. Peccato solo non aver blindato il passaggio agli ottavi già all'andata con quel rigore sbagliato da Zielinski. Ma, stante la situazione d'emergenza patita e l'esperimento tattico riuscito con Bastoni, lo 0-2 è tutto grasso che cola. A consolarci ulteriormente (si fa per dire!) potrebbe giovare pure la contrapposizione fra 2 espressioni numerali in riferimento alla (ex) concorrenza in CL nostrana... Per dire: con l'andata degli ottavi di finale di Champions contro il Feyenoord, i nerazzurri sono arrivati a disputare la già QUARANTESIMA gara in stagione.
Ben diverso risulta, invece, lo status di QUARANTENA - peraltro virtuale: ché, in realtà, di sottomultiplo temporale si tratterebbe... - maturato sul campo da tutte quelle rivali allontanate dalla competizione europea più prestigiosa per manifesto o sopraggiunto 'virus' dell'inadeguatezza: Bologna, Milan, Atalanta e Juve.
E ho scritto tutto!
Orlando Pan
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