C'è un interrogativo paradossale e shakespeariano che potrebbe scuotere anche il mondo del Biscione. Il mare rossonero in tempesta potrà in qualche modo agitare puro quello calmo e splendente che ha colori nerazzurri? In che modo? I due club sono legati da forte partnership. Dalla multiproprietà del vecchio San Siro, appena acquisito. E dal nuovo impianto che verrà. Senza contare la grande opera di riqualificazione prevista nel quartiere. Da programmare assieme. In una sinergia tra Inter e Milan che prevede parallelismo totale. Nei contenuti, nei conti. Certamente anche nelle ambizioni.
Il Milan di oggi perde sul campo. Ma non va molto meglio anche nel bilancio di spesa. L'immediato futuro assomiglia a una incognita. Senza i 60-90 milioni della Champions le cose rischiano di complicarsi ulteriormente. Portando forse a sostanziali modifiche nell'intero piano industriale dei rossoneri. Per la società di Gerry Cardinale sono giorni parecchio difficili. Forse cruciali. Nel frattempo, dopo il deludente finale di stagione, scivola nel pessimismo anche l'immaginario collettivo dei suoi tifosi. Colpiti dalla mancanza di risultati. Sfiduciati da un futuro nebuloso. Sottoposti a ennesima rivoluzione. I supporter del Diavolo chiedono la cessione del club. Con forza, da tempo. Un vento di negatività e contestazione che nella storia del calcio è sempre o quasi inequivocabile. Il passaggio verso un epilogo molto spesso irreversibile.
Solo Massimo Moratti, con la sua (realmente) amata Inter, riuscì nell'impresa di declinare in gioia e trionfi le critiche feroci dei suoi tifosi. Altre proprietà, altri tempi. Soprattutto altri uomini. Intanto sembra evidente come il Milan sia 'costretto' a muoversi più a strappi che a strategie. Una linea assai differente da quella nerazzurra, che non si è (come quella dei cugini) inclinata in conseguente involuzione nella competitività. Di cui l'Inter non può che trarne beneficio. Almeno sul piano sportivo.
Gli interrogativi sono dunque altri. Paradossali. E tutt'altro che banali. Coinvolgono i rapporti delle due società. C'è intanto da chiedersi se le sventure dei tradizionali rivali, che non parteciperanno all'Europa dei Grandi per il secondo anno di fila e hanno già fatto tabula rasa del loro top management (Max Allegri in primis), non possano in qualche modo generare complicazioni o ripensamenti progettuali alla stessa Inter. Che sul rettangolo di gioco ne è principale competitor. Ma sull'asset economico finanziario ne è a tutti gli effetti un partner. Un socio al 50%. Il sodalizio, si diceva, è legato alla proprietà dello stadio San Siro. Ed alle sue aree attorno. Acquisite qualche mese fa dal Comune. Un binomio, quello rossonerazzurro, che ha portato all'investimento complessivo di 197 milioni (79 lo stadio) per la proprietà di 280 mila metri quadrati di terra da edificare e rifunzionalizzare assieme. Che a Redbird sono già valsi l'esborso di 55 milioni solo per finanziare i costi relativi al nuovo stadio. I due club hanno iniziato il cammino di un faraonico progetto. Studiato sulla reciproca forza. Condiviso in ogni suo aspetto.
Oggi appare evidente il differente stato di salute. Di propensione al successo delle rispettive squadre. E delle società. Un trend attuale coltivato da filosofie aziendali che, comparandole, sembrerebbero molto distanti. Quasi inversamente proporzionali. Nel mood generale, nei processi organizzativi. Forse anche nelle linee guida. Gerry Cardinale, che nel frattempo ha scelto la strada dell'ennesima tabula rasa, ha sempre anteposto la parola profitto al verbo vincere. Il fondo Oaktree con il Presidente Marotta ha invece sempre cercato una soluzione mediana, un posizionamento sostanziale e comunicativo che possa sposare esigenze dei tifosi. E sostenibilità della proprietà.
In casa Milan è stato pubblicamente dichiarato che si vorrebbe raddoppiare il prezzo medio dell'ingresso allo stadio. Fare assomigliare le partite rossonere ad uno spettacolo NBA. Dunque riempire il nuovo avveniristico impianto più di turisti-clienti occasionali che di gente innamorata del Milan. In viale della Liberazione non sono così radicali. L'interismo rappresenta il primo, imprescindibile asset. Non una radice da sradicare. Beppe Marotta e il suo staff ne sono i portabandiera. Come potranno pensare grandi progetti comuni e convivere nel tempo due fondi similari nel fine ma quasi opposti nel mezzo? Come troveranno un accordo sulla definizione dei target e degli utenti? Per la solida Oaktree sarà ancora per quanto interlocutore l'attuale Redbird, costantemente alla ricerca di un assetto societario duraturo e credibile, che in quattro stagioni ha vinto una Supercoppa Italiana e speso sul mercato oltre 500 milioni ricavandone 262? A gennaio di quest'anno il fondo rossonero ha completato il rifinanziamento del debito sostituendo Elliott, che pure resta con 5% di quota.
E' cambiato molto, forse nulla. Restano dunque le domande, anche per l'Inter. Che a differenza dei cugini viaggia a gonfie vele. I condizionali sono d'obbligo. Ma nella partnership con il Milan, ad oggi, non v'è (assoluta) certezza.
Giulio Peroni / Twitter: @peroni_giulio
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