Nel calcio conta solo il risultato. Vero, verissimo, sacrosanto. Ma non è esattamene sempre così. Ad esempio, non lo è stato per l'Inter vista contro il Qarabag. Serviva una reazione, di testa e di gambe: non è arrivata né l'una, né l'altra. I tre punti sì, grazie a una stoccata (con deviazione) di D'Ambrosio e a un diagonale chirurgico di Icardi. Tanto è bastato per raggiungere 6 punti in due partite e staccare la concorrenza. Meglio vincere che perdere o pareggiare: banalità quanto mai efficace in tale contesto. E certamente adesso ci sarà maggior serenità per lavorare. Ma chi si aspettava un'Inter veemente e vogliosa di cancellare le quattro sberle di Zeman è rimasto deluso.
QARABAG ALLA CATALANA - In particolare, ha colpito il primo quarto d'ora di partita. Qarabag a fare possesso palla come un Barcellona qualsiasi e Inter rannicchiata nella propria metà campo al pari di uno studente messo nell'angolo in punizione. Timorosi, impauriti, preoccupati oltre ogni lecita previsione di fronte a un avversario organizzato e niente più. Retaggio dell'1-4 di domenica, certo, però anche le scelte tattiche di Mazzarri non hanno offerto un buon segnale alla squadra. Piuttosto che pensare a imporre immediatamente il proprio gioco, infatti, l'Inter ha consegnato il possesso agli avversari (e si era al Meazza, non a Baku...), piazzandosi 'a specchio'. Un 4-5-1 mai visto prima, con Andreolli scalato terzino sull'esterno opposto, Nagatomo più alto e Guarin che si allargava sulla sinistra per coprire D'Ambrosio sul due contro uno potenziale. In questo modo, in mezzo al campo rimanevano i tre azeri contro i Hernanes, M'Vila e Kuzmanovic. Evidente la volontà di evitare qualsiasi tipo di rischio in fase di non possesso. Così facendo, però, Icardi (che infatti si sbracciava in continuazione) era troppo solo e la formazione spaccata in due tronconi. Non a caso, di manovra articolata nemmeno l'ombra: troppo dura accorciare in fretta una volta recuperata palla, sia per la tattica adottata, sia per gli interpreti scesi in campo.
BASTA ALIBI - Che l'atteggiamento fosse quello errato, al di là del turnover e delle turbe psicologiche, lo dimostra pure il fatto che tutto sia rimasto sostanzialmente invariato pure dopo l'1-0 di D'Ambrosio. L'Inter è andata avanti quasi per inerzia fino al 90', trovando il raddoppio grazie a un'illuminazione di Osvaldo e alla perseveranza di un Icardi apparso piuttosto frustrato per gli scarsi rifornimenti. Le certezze che erano state acquisite dopo il precampionato e un inizio incoraggiante, sembrano svanite dal minuto 27 di Inter-Cagliari. Possibile sia sufficiente una sconfitta per far vacillare un progetto tecnico che è partito 14 mesi fa? Anche l'anno scorso l'avvio era stato buono, finanche migliore di questo. Poi la squadra si arenò dinanzi alle prime difficoltà, tra infortuni e problematiche varie. C'erano delle giustificazioni, più o meno comprensibili. Stavolta no. Serve la scossa vera già a Firenze: il terzo posto è possibile, la squadra è stata organizzata su misura per il tecnico. Il tempo degli alibi è finito.
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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