Il primo derby della storia di un San Siro di proprietà lo vince il Milan. Gli interisti concludono il 2025 senza mai aver battuto i cugini e l'anno in corso finirà esattamente com'è iniziato: con un successo del Diavolo e con una sorta di ironico, ma non simpatico, disegno del destino che vede ancora una volta l'Inter creare tanto ma non raccogliere. L'Inter tiene il pallino del gioco, ma a segnare è la squadra dirimpettaia, brava poi a non farsi tradire dalle emozioni restando solida, granitica, e alla fine vincere. Abbandonata dalla dea fortuna, la squadra di Cristian Chivu si ritrova sì a complicarsi la vita da sola in vari frangenti, ma anche a fare a sportellate con una manovra difensiva avversaria che lascia pochi spazi alla fantasia, ma anche e soprattutto a iniziativa, inserimenti e tentativi dei nerazzurri che scivolano in una incanalatura che traccia il solco della sciagura. Sciagura che porta riflessioni da fare, suggerimenti, nuovi spunti ma anche struggente rammarico e frustrazione generale ma presenta nomi e cognomi, tre su tutti: Mike Maignan, Yann Sommer e Hakan Calhanoglu.
In ordine per distacco il migliore in campo e i due peggiori. Lecite, comprensibili, coerenti e persino giuste le parole di Chivu a fine partita quando, sulla falsa riga del post-Juventus, ha difeso Sommer, contro il Milan come allo Stadium reo di un errore fatale: "Sugli individui non vado, per me sono sempre i migliori. Per come li vedo ogni giorno non potrei mai venire qui e puntare il dito contro qualcuno". Giuste, ma solo perché da lui pronunciate. Diversamente per chi non veste i panni di guida della squadra, imputare allo svizzero una mollezza evidente che ne determina le scelte e quindi partite è l'oggettivo e doveroso giudizio all'indomani di un guaio che costa all'Inter tre punti e l'ennesimo, il sesto, derby non vinto, il quarto perso in un anno e due mesi. Numeri di orgoglio cittadino a parte, passare a setaccio la determinante insufficienza dell'ex Bayern Monaco non è più una mera spinosa questione da affrontare esclusivamente ai microfoni al netto del saggio tackle di Chivu in conferenza dove ha esplicitamente stroncato il discorso mercato. "Io cerco di trovare soluzioni, non pensando al mercato" ha detto, ancora una volta comprensibilmente l'allenatore nerazzurro, ma il dato di fatto resta che se il gol con il quale Pulisic ha trafitto il Biscione è stato comodamente 'consegnato' dal portiere interista, il collega rossonero ha eretto veri e proprie barriere degne di Brandon Stark che hanno sigillato il risultato. Non c'è bruto che sia riuscito a trafiggere la porta di Maignan che sotto la Sud dà spettacolo infuocando la sua Curva alle sue spalle e sotto la Nord gela gli avversari calando una saracinesca sulla partita che abbassa i decibel dell'umore di tre quarti del Meazza. Perfetto su Hakan Calhanoglu dagli undici metri sotto un religioso silenzio che ha tutte le ragioni per essere temuto: il francese è nella sua giornata migliore, beffa con un probabile sottile gioco di prestigio il turco e lo neutralizza mandandolo dritto sulla black list della serata. Se Sommer fa la prima frittata della serata regalando palla e rete allo statunitense, diventato bestia nera di Lautaro e compagni, Hakan scrive la più acre delle sventure: a distanza di un anno e quattordici giorni dal suo primo rigore sbagliato in Serie A, nella scorsa stagione contro il Napoli, bissa e lo fa in maniera clamorosamente uguale.
Anche solo per la stranezza del caso, Hakan Calhanoglu merita discorso a sé: il turco, cecchino esemplare e d'alta specializzazione, si è lasciato abbindolare dal francese, abile e astutissimo manipolatore, si lascia ipnotizza e poi catturare. Niente rivincita stavolta per l'ex Hakan, né il gol dell'orgoglio con la sua arma migliore che avrebbe pareggiato la partita e magari spezzato l'inerzia. Dopo tanta ferma tenacia, anche il più bravo talvolta cede all'astuto e cade e contro il peggiore degli avversari, per l'Inter e personalmente, il 20 di Chivu lo condanna ad un risultato che non muterà più, consegnandosi di fatto in pasto al nemico. A destare inquietudine però non saranno le centinaia di meme che affolleranno le homepages dei vari social network, ma la strana coincidenza che rende l'ex Milan protagonista di un curiosissimo copia e incolla. L'errore dal dischetto del turco è arrivato al 74esimo della 12esima giornata di Serie A, il secondo per Calhanoglu che l'unica volta in cui non esultò dopo un penalty fu lo scorso anno contro la squadra di Antonio Conte, sempre a novembre, sempre nel corso della 12esima giornata di Serie A e sempre al 74esimo minuto. Ricorsi strani della vita che hanno qualcosa di mistico, diversamente dalla palla persa che ha propiziato il gol dell'1-0 del Milan che di mistico ha poco. Quando nel corso della serata torna in lui e con il pallone tra i piedi però non si risparmia nel dispensare qualità, peccato manchi proprio sul più bello, nel faccia a faccia con Maignan che manda in ibernazione un già congelato San Siro.
Altro voltafaccia della dea fortuna che snobba l'Inter per tutta la serata e la spedisce a Madrid con l'umore inevitabilmente turbato e tante riflessioni da compiere per Chivu in primis che riconosce i segni in rosso dettati dai numeri, ma chiama all'ordine in vista di una partita che potrà valere un altro grande test che fin qui l'Inter non ha ancora passato e dovrà superare, non solo limitarsi a dimostrare di poterlo fare. Il tempo della teoria inizia ad essere finito e lo dice lo stesso Chivu che ammette l'urgenza di trovare l'ingranaggio giusto per togliere macchinosità e vincere certe partite dal livello d'asticella un po' più su: "Dobbiamo fare qualcosa in più nei big match perché quanto fatto non basta, troveremo soluzioni, cose che ci permetteranno di vincere uno scontro diretto" ha detto senza però creare allarmismi, e al contrario rassicurando: "Quattro sconfitte in dodici partite sono tante, ma siamo a -3 dalla vetta: c'è un mucchio di squadre". Fotografia fedele di quella che è la situazione momentanea per la lotta scudetto che non deve però servire da cuscinetto sul quale adagiarsi. Se i numeri forniscono un quadro che da un lato promette molto bene, dall'altro l'inspiegabile correlazione tra la mole di ciò che si crea e ciò che si raccoglie tutt'altro che coerente non fa piacere e sa di beffa più che di ironia che c'è stata e in maniera sadica. Dove c'è canzonatura non c'è offesa, ma può di certo esserci dolore. E l'ironia, come la lingua, non ha le ossa ma può romperle e dalla gelida stracittadina di ieri, l'Inter esce non rotta ma un tantino lussata.
Egle Patanè / Twitter: @eglevicious23
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