Sei anni dopo l'infausta ma memorabile partita al Signal Iduna Park, passata ai memoriali come quella di Conte che lamenta l'inesperienza di alcuni suoi giocatori come Barella e della rimonta firmata da Hakimi, l'Inter torna a Dortmund. Questa volta, non bluffava Kovac, lo fa da favorita al netto delle insidie che la seconda della classe della Bundesliga presenta. In casa del BVB uno strano filo lega l'Inter al suo passato e mentre al Westfalenstadion il grande assente è proprio quel Nicolò Barella di cui Antonio Conte parlava e oggi straordinariamente lontano dai compagni per via del lieve risentimento alla coscia destra, l'allenatore leccese saluta la Champions League dopo il ko con il Chelsea e appena otto punti in classifica. L'obiettivo è stato raggiunto anche se con qualche sfumatura che lo ha reso incompleto e per l'accesso alla fase ad eliminazione diretta bisogna prima affrontare il play off che, a proposito di passato, potrebbe mettere faccia a faccia passato e futuro prossimo l'Inter e il suo probabile avversario: il Benfica di José Mourinho.
Alla squadra di Chivu non è bastato vincere e il decimo posto, appena alle spalle del Real Madrid e sopra il PSG, sancisce una sorta di triumvirato che la dice lunga sul valore degli avversari che come i milanesi dovranno passare dai playoff. E a proposito di 'rivali', è Guirassy - attaccante del Borussia Dortmund - il primo a procurare un brivido alla squadra avversaria nel match di ieri sera andato in scena in casa del BVB: il 9 di Kovac si divora il gol del vantaggio poco dopo il decimo minuto dopo aver superato tutta la difesa dell'Inter e sull'assist di Ryerson arrivato a tu per tu con Sommer ma cestina clamorosamente l'occasione. Calcia malissimo la palla che gentilmente arriva tra le braccia dello svizzero, ad un passo. Qualche giro d'orologio dopo è la squadra di Chivu a rendersi per la prima volta quasi letale sotto porta: la prima potenziale grande occasione dei milanesi è di Marcus Thuram che al 13esimo tenta uno dei suoi slalom tra i difensori in area ma perde l'attimo e finisce ad incespicarsi tra le gambe avversarie, la respinta diventa buona per Dimarco che di prima tenta un tiro che non riesce però a prendere potenza diventando di facile presa per Kobel. Il cronometro continua a scorrere e ad accumularsi sono, oltre ai minuti, anche errori e imperfezioni dei meneghini che spesso troppo facilmente si lasciano anticipare e schermare dai padroni di casa, bravi a sbarrare le vie ai ragazzi di Chivu, che alla mezz'ora hanno collezionato un buon numero di possesso palla ma realizzato solo cinque tiri di cui due soli in porta. Troppo poco per essere su un campo internazionale e troppo poco per tentare di entrare nelle prime otto, scenario ancora più che possibile con i risultati sui vari campi d'Europa al 45esimo. Il primo tempo si conclude con l'ipotizzabile stizza di Cristian Chivu che ai suoi può rimproverare una mancanza di cattiveria e cinismo che la squadra paga in termini di risultato, inchiodato sullo 0-0.
Il Borussia, spinto dal tifo del muro giallo, riparte con grande intensità e al rientro dagli spogliatoi a farsi vedere più volte dalle parti del portiere avversario è proprio la squadra di Kovac senza però riuscire a risultare mai incisiva. Incisività che manca anche dall'altro lato del campo, dove l'Inter non riesce a trovare i pertugi giusti per irrompere in area di rigore dei gialli. Ad incidere è Kovacs qualche minuto dopo, quando il direttore di gara romeno mette a referto la prima ammonizione della serata ai danni di Akanji per il fallo dell'elvetico su Bensebaini. Poco dopo, qualche minuto prima dello scoccare dell'ora di gioco Chivu tenta di dare una scossa ai suoi e fa il primo cambio: dentro Pio Esposito al posto di un compassato Bonny che non ha sfruttato al meglio la presenza dal 1'. Ottimizzazione che invece tenta subito Esposito che, dopo qualche giro d'orologio dal suo ingresso manda in apnea la panchina della squadra di casa, ricevendo un gran pallone di Sucic che per un pelo non impatta. Il pelo porta il nome di Bensebaini sulle spalle, che salva sul 94 di Chivu e riceve l'abbraccio entusiasta dei compagni che esultano come fosse un gol. L'Inter alza il ritmo e anche il tecnico nerazzurro dalla panchina che comincia a sbracciarsi non poco. Dopo un po' l'ex terzino cambia ancora: esce Zielisnki, entra Frattesi che rimedia immediatamente un fallo e fa fruttare un'ammonizione a Bensebaini. L'Inter va in avanti continua a costruire, ma continua a trovare la respinta del muro giallo sul campo (oltre che quello sugli spalti) che stana i pericoli anche irregolarmente e al 78esimo è punizione dal limite a favore degli ospiti ed Dimarco show: l'italiano disegna una parabola perfetta sopra la barriera e stavolta supera tutti, Kobel compreso. I nerazzurri conducono il tabellino, ma la classifica intanto si è già compromessa: il Chelsea ha ribaltato il Napoli, idem il Barça col Copenaghen, e delle prime delle classe a sbagliare è soltanto il Real che dopo il triplice fischio scivola fuori dalle prime otto e andrà ai play off insieme all'Inter.
Inter che trova intanto il doppio vantaggio al 94esimo firmato da Diouf, entrato sei minuti prima insieme a Lautaro e Bastoni, che va in estasi e per un attimo sembra abbandonarsi ad un momento quasi etereo: il francesino riceve palla da Frattesi dopo che Lautaro aveva forzato una giocata scellerata di Adeyemi, poi si incunea in area come se non ci fosse un domani, si inventa una danza a ubriacare una difesa ormai provata e a corto di energie, per un attimo perde il contatto col pallone ma poi trova il tocco maligno, beffardo, anche sporco, che lascia Kobel sulle gambe e vale il gol della staffa. Lo switch di punti non accade, vince anche lo Sporting, e alla fine i ragazzi di Chivu dovranno giocarsi quella doppia sfida in più prima di accedere alla fase successiva. "Fa niente, l'importante era venire qua a fare una bella partita se portando la vittoria ancora meglio, ci giocheremo i playoff che sia contro il Bodo che contro il Benfica", ha ammesso Dimarco a Inter TV nel post partita, quando è stato chiamato a rispondere anche sul periodo che sta vivendo. Un periodo che sorride all'Inter in generale quanto al nerazzurro classe '97 che torna a casa dalla Germania, questa volta, con una statuetta di MVP e una rivincita anche solo mentale per lui e la squadra che vale ben più di un semplice decimo posto nella maxi classifica. Tra presente e incroci col passato, l'Inter scrive un futuro che oggi emana profumo... di rivalsa.
Autore: Egle Patanè / Twitter: @eglevicious23
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