“Noi dobbiamo trovare quella tipologia e le mie idee con quelli che abbiamo, altre soluzioni non ne abbiamo. A volte invece di specchiarsi un po’ troppo e cercare il palleggio bisogna cercare qualche verticalità in più. Non è semplice, non si possono togliere tanti anni di abitudine in pochi mesi. La responsabilità è mia e me la prendo sempre, dobbiamo affettare il lavoro e la trasmissione delle mie idee. Dobbiamo trovare stimoli con quello che abbiamo perché non possiamo fare diversamente”. C'è un retrogusto di scoramento nelle parole di Cristian Chivu ieri in conferenza stampa dopo la sconfitta contro l'Udinese al Meazza. Uno scivolone del tutto inatteso che evidentemente ha riservato un contraccolpo pesante a livello mentale, almeno a caldo. L'allenatore aveva messo in guardia tutti alla viglia sulle difficoltà della partita, decisamente superiori rispetto a quelle contro il Torino, travolto 5-0 sei giorni prima sempre tra le mura amiche. E tutte le problematiche sono emerse in modo roboante, al punto da impedire ai nerazzurri di capire come uscire dalle secche in cui l'organizzazione friulana li aveva infilati.
L'Udinese ha vinto la partita a modo suo, chiudendo gli spazi e sfruttando una fisicità superiore. A maggior ragione dopo che nel primo tempo si era costruita un prezioso vantaggio che ha decisamente amplificato la strategia di Kosta Runjaic rendendo tutto più complicato ai padroni di casa, incapaci di trovare in tasca le chiavi per aprire il portone sigillato davanti a Razvan Sava. Ma l'Inter non ha perso solo tatticamente, un altro limite è stato l'atteggiamento. Prima dopo il vantaggio, quando la squadra si è rilassata permettendo il ribaltone. Poi nel secondo tempo, dopo un avvio incoraggiante e il gol del pareggio di Federico Dimarco annullato per fuorigioco di Marcus Thuram, quando l'ansia e la velocità del cronometro hanno tolto lucidità alla manovra, rendendola prevedibile, sterile e caotica. Una manna per l'Udinese che si è chiusa negli ultimi 20 metri concedendo solo un banale giro palla agli avversari, limitato a circumnavigare l'area di rigore. Inevitabile che, senza la giocata del singolo fuori dagli schemi, il destino non sarebbe cambiato.
Le parole di Chivu sanno anche di resa in chiave mercato. Solo una settimana prima il tecnico romeno parlava di aggiungere qualità e non quantità alla rosa, perché era chiaro anche a lui cosa servisse e l'unico 'contentino' è stato l'avvicendamento tra Manuel Akanji e Benjamin Pavard, con lo svizzero più versatile nella difesa a tre ma che a conti fatti almeno sulla carta non sposta gli equilibri. Perciò non è blasfemia sostenere che le sue aspettative siano rimaste tali con il trascorrere dei giorni, al punto da imporgli di "trovare stimoli con quello che abbiamo". Nessuna alternativa tattica, nessuna aggiunta di qualità alla rosa. Si lavora con quello che passa il convento. Ed è un messaggio preoccupante in una sessione estiva iniziata benissimo, soddisfacendo le necessità, ma proseguita con il freno a mano tirato in attesa di occasioni che mai sono arrivate. Occasioni che nelle ultime ore di mercato altri club italiani e non solo hanno colto al volo. Sicuramente la società ha agito nel rispetto di uno spartito che all'esterno può risultare difficile da comprendere, ma stando al cambio di tono di Chivu è lapalissiano che nelle intenzioni condivise con la dirigenza erano in agenda altri innesti utili alla causa e alle sue idee calcistiche. Probabilmente qualcosa nel frattempo si è inceppato e ora all'allenatore toccherà fare di necessità virtù con la rosa a sua disposizione, sapendo che non è perfettamente allineata con la propria filosofia e deve scrollarsi di dosso "tanti anni di abitudine in pochi mesi".
Resta il fatto che a prescindere dal mercato estivo, che ha portato comunque in dote cinque nuovi giocatori di belle speranze ma per i quali servirà pazienza oltre all'esperto Akanji in sostituzione di Pavard, il vero limite riguarda la cosiddetta vecchia guardia. Contro l'Udinese ancora una volta l'unico volto nuovo è stato Petar Sucic, a 'floppare' sono stati i 'veterani' che hanno messo in piazza i difetti emersi la scorsa stagione, quando contro difese avversarie ben sigillate difficilmente riuscivano a estrarre il coniglio dal cilindro. Domenica sera è andata in scena una tipologia di prestazione già vista, in cui sarebbe stata utile qualche giocata fuori dagli schemi, o quanto meno l'episodio favorevole che non è mai arrivato. Neanche le sostituzioni e la strategia ultra offensiva di mourinhana memoria hanno permesso di sfondare la porta blindata dei friulani, anzi hanno alimentato il caos. Nulla di tragico, la stagione è appena iniziata, ma bisognerà far tesoro di quanto visto domenica scorsa al Meazza per lavorare alle contromisure. E Chivu dovrà farlo in poco tempo "con quello che abbiamo perché non possiamo fare diversamente".
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