Jens Odgaard o, se preferite, della manifesta superiorità dell'Inter Primavera nel derby con i pari età del Milan di Gennaro Gattuso. Il danese classe '99, autore di una tripletta scintillante nella stracittadina in scala giocata a Solbiate Arno, non poteva scegliere palcoscenico migliore per mostrare al pubblico italiano tutte le sue tipicità da attaccante fuori concorso, da ragazzo già smaliziato che ha i galloni del giocatore professionista che 'scende' di categoria all'evenienza per aiutare i compagni di squadra a conquistare la vittoria.

Questo distintivo, il gigante di Hillerød, se lo è guadagnato nella scorsa stagione, quando con il Lyngby ha messo assieme 16 presenze, 3 gol e un assist nella prima divisione danese. Tutto un altro calcio rispetto a quel del belpaese, è vero, ma di fatto parliamo di un calciatore che si è già confrontato con avversari più maturi sulla carta (d'identità): non è un caso, infatti, che sabato scorso, in maniera neanche troppo accidentale, abbia incrociato la sua strada con Gabriel Paletta senza fare una piega. Ma, anzi, confrontandosi in duello ad armi pari con l'argentino. Non lesinando i contrasti fisici corpo a corpo e dimostrando di poter tranquillamente tenere botta.

D'altronde per chi abita in un condominio di 188 cm per quasi 80 chili di strapotere atletico le cose da temere sono pochissime, di sicuro non i contatti con i diretti marcatori. Ma del Gulliver nerazzurro nel mondo dei lillipuziani del campionato Primavera 1 c'è di più, molto di più: i movimenti senza palla sempre utili all'economia del gioco, le sponde da torre dell'attacco per i partner di turno (citofonare casa Merola per il gol segnato all'Udinese) e una presenza scenica nell'area da bomber consumato che lo portano sempre ad essere nei pressi del pallone in zona calda per diventare letale.

E micidiale contro i cugini, ai quali ha ricordato che Milano ha solo due colori, lo è stato per ben tre volte, sfoderando altrettanti pezzi di bravura del suo repertorio: al 15' ha mostrato tutto il suo senso del gol annusando l'errore marchiano di Sportelli e depositando a rete con ottima sensibilità di piede un esterno mancino dolcissimo. Poco più in là, al 32', ha usato la sua fisicità difendendo palla in maniera enciclopedica spalle alla porta, per poi eludere la marcatura e mettere in buca d'angolo il 2-0. L'hat trick è stato un premio alla generosità di chi non ha l'ossessione di mettere il suo nome sul tabellino, ma di chi riempie la sua prestazione di azioni utili per arrivare al fine ultimo del Gioco. Flipper sul tiro di Rover e, hop, palla da appoggiare nel sacco addirittura col petto.

Parte del corpo che lo scandinavo ha fatto gonfiare a Stefano Vecchi, che a fine partita ha spiegato: "Complimenti a chi è riuscito ad andare a prenderlo, Manighetti ci è arrivato prima di altri anche perché giocava al Lyngby, non al Real: è un giocatore con prospettive importanti e ampi margini di miglioramento, può diventare davvero forte".
E se lo dice il tecnico bergamasco, uno che non regala complimenti a nessuno e che di giovani se ne intende, c'è da credergli.

Sezione: In Primo Piano / Data: Mar 19 settembre 2017 alle 11:25
Autore: Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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