Dalle otto finali da vincere alle sette gare in cui l'Inter è chiamata a dare il massimo per chiudere in alto il campionato e mantenersi quanto meno in zona Europa League. La sconfitta casalinga contro il Torino fa da ennesimo choc per le speranze dei tifosi, chiamati a salire sull'ottovolante nerazzurro in un'altra stagione dai risvolti imprevedibili. La Champions, a portata di mano prima della sfida dell'Olimpico contro la Roma, oggi è distante anni luce dalla squadra di Mancini. Ma il tecnico e la sua banda sono chiamati a crederci, la vittoria sul Frosinone lo consente.
MIRACOLI ED ESORCISMI - Successo strappato con le unghie e con i denti in un match in cui ciociari possono recriminare per aver avuto le occasioni più clamorose della partita. Stavolta i miracoli non li fa Handanovic, ma è il portiere a dire grazie ai tre legni colpiti prima da Blanchard e Paganini di testa, poi da Pavlovic con il mancino a giro su punizione. Due pali e una traversa che hanno fatto tremare Samir e tutta l'Inter in una ripresa giocata addirittura a ritmi più bassi di un primo tempo già sotto tono. Dopo esserci andato vicino il Frosinone fiuta il colpo grosso, ma le occasioni non si ripresenteranno. Il guizzo arriva invece da mister 50 gol in maglia nerazzurra Icardi, che esorcizza i fantasmi del Matusa con una giocata da killer d'area e tocca cifra tonda proprio nel giorno delle 100 presenze con l'Inter. Un centro ogni due gare, non male, ma come si dice a scuola si può sempre migliorare, specie per uno che ha da poco compiuto 23 anni e che sogna di scrivere da capitano la storia del club nerazzurro.
JOVETIC BETANIANO - Il bomber argentino si ritrova fra i partner in attacco colui che in estate era stato ribattezzato suo gemello del gol. A guardagli le spalle nel consueto terzetto sulla trequarti è infatti Jovetic, rispolverato per l'occasione da Mancini dopo gli ultimi 120 secondi giocati lo scorso 20 febbraio contro la Samp. I due prima della partita del Matusa avevano collezionato insieme 666 minuti esatti, mettendo a segno quattro reti, tre dell'argentino e una del montenegrino. Con il quarto sigillo di Maurito, il quattordicesimo complessivo per lui quest'anno, si allunga non solo quel minutaggio nefasto ma anche lo score dei due gemelli nerazzurri, che fino a oggi quando schierati insieme in campo hanno siglato un gol ogni 151 minuti. E in un'Inter che accetta miracoli anche Jojo fa la parte di quel Lazzaro di Betania, visto che l'ex City comincia la sua seconda vita interista dopo più di due mesi trascorsi ai margini della rosa nerazzurra riscoprendosi in ottima forma e assetato di gol. Primo gettone usato a favore della permanenza a San Siro. Questi sono i segnali che si aspetta Mancini.
L'OTTIMISMO NON BASTA - L'Inter torna a vincere in trasferta tre mesi dopo l'ultimo exploit esterno a Empoli, deciso sempre da Icardi che anche a gennaio ringraziava il mancino generoso di Perisic. Da lì il croato sembra averci preso gusto e ha iniziato a sfornare non solo assist ma anche gol, che però con ogni probabilità non basteranno a un'Inter che spera ancora di poter riagganciare il treno della Champions. Con cinque punti di vantaggio sui nerazzurri e un match ancora da recuperare, in casa domani sera contro un Bologna a cui manca pochissimo per blindare la salvezza, la Roma è salita sul podio delle grandi e difficilmente lo mollerà nelle ultime sei giornate. Da Mancini e tutto lo spogliatoio dei nerazzurri continuano comunque ad arrivare messaggi di spinta per un terzo posto che la matematica rende ancora accessibile. L'ottimismo basterà? Mission di sicuro fra le più impossible della stagione e il mancato raggiungimento dell'obiettivo non farà che aumentare il rammarico per il mese e mezzo bruciato dopo la prima parta di stagione giocata ai vertici. Ma tutta l'Inter stretta intorno al suo tecnico sa che ha il dovere di dare il massimo in questo finale per provare a chiudere con una striscia positiva il campionato e centrare l'accesso diretto alla prossima Europa League.
Autore: Daniele Alfieri / Twitter: @DaniAlfieri
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