Si chiude con il botto e con tanto spettacolo una stagione che, tra alti e bassi, è stata vissuta intensamente dal popolo nerazzurro e dalla squadra reduce dalla storica tripletta. Ieri, nella finale contro il Palermo, si è vista una sorta di riassunto di questi mesi nerazzurri: in 90 minuti si è sofferto, si è gioito, ci si è spaventati ma alla fine si è riusciti a vincere. Il palmares di questa stagione non è al livello di quella precedente, ma facendo un bilancio conclusivo non ci si può di certo lamentare. È vero che scudetto e Champions League sono volati altrove, ma il resto figura nella bacheca di Corso Vittorio Emanuele. E a vincere non ci si stanca mai.
AGGRAPPATI AI FENOMENI - Priva di Maicon (squalificato) e Cambiasso (infortunato), due pezzi grossi dell’undici titolare, Leonardo ha puntato sulla voglia di vincere dei suoi ragazzi, che a questo trofeo tenevano tremendamente soprattutto per dare risposte ai denigratori. Il Palermo, che inseguiva un sogno, ha messo sovente in crisi la retroguardia nerazzurra, poco aiutata da un centrocampo lento e impreciso. In quest’ottica, l’assenza di Cambiasso si è sentita, quella di Maicon grazie alla prestazione giudiziosa di Nagatomo. Poco propositiva e spesso in difficoltà contro gli inserimenti dei rosanero (che non davano punti di riferimento), i nerazzurri si sono aggrappati alla sontuosità di Lucio e ai riflessi di Julio Cesar per evitare guai peggiori, ma soprattutto alla vena realizzativa di Eto’o dall’altra parte, autentico carnefice del Palermo.
L'ESPERIENZA CONTA - Alla fine è stata questa la differenza: la grande intensità del Palermo, che ha sfiorato più volte il gol e ha messo alle corde l’avversario, è stata cancellata dalla classe dei calciatori nerazzurri, ai quali è bastato un po’ di spazio per colpire duramente. Eto’o è il simbolo di questo trend, gli basta un po’ di campo e lui sa come approfittarne. Anche Delio Rossi ha dei campioncini, ma l’esperienza a certi livelli conta. L’Inter non ha giocato benissimo, ha patito molto il pressing dei siciliani, soprattutto nella prima parte di primo e secondo tempo. Poi, quasi beffardamente e in modalità fotocopia, arriva la mazzata: palla persa del Palermo a metà campo, Sneijder pesca Eto’o e arriva la rete. Tra qualche anno i vari Pastore, Ilicic e Hernandez probabilmente non falliranno le loro occasioni, ma oggi sono i campioni nerazzurri quelli che fanno la differenza. In altre parole, ha vinto la squadra più forte, non quella che ha giocato meglio. È il calcio, prendere o lasciare.
NON E' LA SOLITA COPPA ITALIA - Al di là di ogni aspetto tecnico-tattico, va sottolineato che gli oltre 70 mila dell’Olimpico (la maggioranza tifosa siciliana) si sono goduti uno spettacolo autentico, uno spot per il gioco del calcio. La sera dopo la finale di Champions League non era facile mantenere alto il livello, ma Inter e Palermo, soprattutto per merito dei ragazzi di Delio Rossi (imprevedibili, nel bene e nel male), hanno divertito il pubblico e messo un sigillo di lusso su questa stagione, onorando anche i festeggiamenti per l’Unità d’Italia. Poi, che la coppa sia finita nelle mani nerazzurre, è inevitabilmente una soddisfazione che impreziosisce e cambia ottica di una stagione in chiaro scuro. Però Leonardo ha ragione quando dice che, con occhi obiettivi, tre titoli e un secondo posto in campionato rappresentano un bilancio positivo che conferma la fame di vittorie di questo gruppo, che ha ancora molto da dire. Dal canto suo, Leo si è goduto una bella partita, di quelle che piacciono a lui, e si tiene stretto il suo primo trofeo da allenatore. Questa, soprattutto per lui, non è la ‘solita’ Coppa Italia…
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