Intervistato da Het Belang Van Limburg, il centrocampista del Club Brugge, Aleksandar Stankovic ha ampiamente parlato della sua vita tra carriera e affetti personali, il legame col padre, ma anche del suo legame con l'Inter e dell'eventuale ritorno a Milano.

Cosa ha pensato tuo padre e leggenda dell’Inter Dejan del 3-3 della scorsa settimana? Ti senti con lui in videochiamata dopo ogni partita, giusto?
"Era felice, ovviamente, ma mi dirà sempre anche quali errori faccio. Funziona così da quando sono piccolo".

Cosa deve migliorare secondo lui?
"Lo tengo per me, ma dice le stesse cose dell’allenatore. Ivan Leko e io parliamo molto".

La tecnica di tiro l’hai ereditata da tuo padre?
"Spero di aver preso un po’ dei suoi geni. Sai, anche solo vincere metà del suo palmares sarebbe bellissimo (Dejan Stankovic ha vinto tra l’altro sei titoli di Serie A, sei Coppe Italia, la Coppa delle Coppe e la Champions League)".

Ne parlate spesso?
"Un milione di volte. So tutto della carriera di papà".

Avevi 5 anni quando vinse la Champions League con l’Inter.
"Conosco ogni secondo di quella partita a memoria, dopo sono andato in campo con gli altri bambini nel grande Bernabeu. Quell’anno l’Inter vinse il Triplete, prima squadra italiana a riuscirci e lo ha fatto con una squadra piuttosto anziana, quindi era la loro ultima occasione. E il fatto che ce l'abbiano fatta è fantastico, me lo porterò sempre dentro. Proprio come la finale di Champions dell’Inter dell’anno scorso, ero in tribuna (sbuffa, ndr). E ora a quel livello ci gioco anche io e segno pure. È tutto così veloce... Mio padre insiste sul non accontentarmi troppo presto, ci motiva ogni giorno, a volte penso che gli manchi essere calciatore".

Il tuo cognome a volte pesa?
"Soprattutto da bambino è stato difficile vivere in un paese in cui tuo padre è leggenda. Quando giochi, tutti parlano male dicendo che 'sei solo il figlio di'. Mio fratello maggiore Stefan ha smesso presto per questo motivo".

Era in tribuna durante la partita d’andata. Quanto è orgoglioso che tu abbia continuato?
"Era in Belgio da un mese. Come mio padre, chiamo anche i miei due fratelli e mia madre appena arrivo nello spogliatoio. Sono la mia vita, il mio sangue, tutto. Non so cosa sarei senza di loro. L'altro mio fratello Filip è portiere al Venezia. Lo vedo meno spesso purtroppo, spero presto con la nazionale".

Al Club Brugge dicono tu abbia grande personalità.
"Il mio precedente allenatore, Cristian Chivu, all’Inter incoraggiava questo aspetto di me. Diceva: 'In campo nessuno ti chiederà la carta d’identità per vedere quanti anni hai. L’età non conta, conta la personalità'. Quindi, nonostante la mia giovane età, oso dire le cose come stanno".

Chivu ti ha elogiato e ha detto che l'Inter ti segue da vicino.
"Parole bellissime. Chivu è importante per me".

Significa che quest’estate tornerai all’Inter?
"Tutti conoscono la mia situazione contrattuale, con la clausola di riacquisto. Ma onestamente: penso che sia una forma base di rispetto concentrarmi sul Club Brugge finché sono qui. L’Inter sa come la penso e per questo mi lascia tranquillo. La cosa divertente è che non sono io a decidere. Decide l’Inter".

Ti dà fastidio?
"Riesco a gestirlo. Sono nato all’Inter, ho fatto tutta la trafila nelle giovanili. È normale che sogni l’Inter da anni. Allo stesso tempo qui sto bene e voglio vincere più trofei possibile. La storia dimostra che qui è possibile".

È per questo che volevi così tanto venire al Club Brugge quest’estate?
"E perché le statistiche parlano da sole".

In che senso?
"Guarda l’undici titolare del Club Brugge. Così giovane. Nessun club europeo osa schierare così tanti giovani. Sicuramente non in Italia. Rifarei questa scelta mille volte".

Sezione: In Primo Piano / Data: Mar 24 febbraio 2026 alle 16:03
Autore: Egle Patanè / Twitter: @eglevicious23
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