A narrare il Como delle meraviglie al Festival dello Sport di Trento si presenta il suo artefice, il tecnico spagnolo Cesc Fabregas, che racconta tutto a partire dagli albori: "Il progetto con il Como è iniziato in modo strano. Il contratto con il Monaco era terminato e avevo qualche proposta. Quando ho parlato con il Como e mi hanno spiegato il progetto, ho sentito che era la scelta giusta. A volte prendi le decisioni di pancia. Parlando con il presidente, lui era più concentrato sul turismo e il marketing. Per avere più turismo serviva un gioco propositivo. Più bello è il calcio, più invoglia la gente. Questo è stato l'inizio. Poi ho inserito nuove figure nello staff, giocatori adatti. E abbiamo costruito un'identità".

Fabregas ricorda di avere cominciato a maturare il pensiero di diventare allenatore quando ebbe a che fare con Antonio Conte al Chelsea: "Con Conte ho capito che il calcio stava cambiando. Era attento al dettaglio. All'inizio per me era pesante e sorprendente. Non capivo perché uno dovesse dirmi dove passare la palla, non l'aveva mai fatto nessuno. Per dire, una volta, dopo dieci giorni di ritiro, il terzino mi passa la palla, di prima lancio Diego Costa e segna. Pensavo andasse bene. A fine partita si è messo a urlare dicendo che le cose andavano fatte diversamente e ho iniziato a pensare di fare l'allenatore durante il Covid".

Il tecnico catalano ha poi spiegato di guardare al proprio lavoro anche oltre i trofei conquistati, motivando così il no all'Inter: "Se l'ho fatto per paura o coraggio? Analizzo molto le cose. So che di un allenatore alla fine della carriera si contano i trofei. Ma per esempio Da Cunha per me è una vittoria più grande di un trofeo". La crescita dei suoi giocatori rappresenta infatti una delle principali soddisfazioni del suo percorso: "So che tanti giocatori giovani sono venuti a Como per me. Questo è un orgoglio. Nico Paz è venuto qui perché suo padre ha messo la fiducia in me. Come Perrone, Valle, Da Cunha e altri. Per me questi sono degli scudetti".

La parola d'ordine del progetto Como è identità: "Qui a Como abbiamo una visione, un'idea chiara, il rispetto per il lavoro che viene fatto da tutti. Questa unione non esiste da altre parti. E preferisco crescere qua, valorizzare questi giocatori, far crescere un'identità del club. Vogliamo che se un giorno andrò via da Como, arrivi qualcuno che porti gli stessi valori, stile, identità".

Sezione: Focus / Data: Dom 04 ottobre 2026 alle 18:11 / Fonte: Gianlucadimarzio.com
Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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Christian Liotta
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Giornalista dal 2011, segue l'Inter come a suo tempo Peppino Prisco servì l'Inter e quando può gira l'Italia per lei. Da anni è la voce (scritta) delle partite della squadra nerazzurra.