Lecce, Spezia, Cremonese, Torino e Viktoria Plzen: sono queste le prime cinque vittime non proprio illustri dell'Inter 2022-23, la versione di cui ancora conosciamo poco. L'avvio anticipato di un'annata anomala per definizione sconsiglia di lanciarsi in pronostici a lungo raggio, considerando che il calcio vivrà un altro lockdown di quasi due mesi, non perché messo in ginocchio da una pandemia ma per ospitare il primo Mondiale invernale della storia. Un discorso che vale a maggior ragione per la squadra di Simone Inzaghi che, se si guarda il lato oscuro dello score stagionale, ha perso tre scontri diretti su tre con Lazio, Milan e Bayern Monaco. Come a dire: il calendario ha un peso, soprattutto se i punti valgono di più in previsione dello strano rientro in campo di gennaio che è un viaggio verso l'ignoto.
Inutile, insomma, misurare la distanza dalla vetta della classifica in questo preciso momento, dopo sei giornate, è più saggio scorgere che destino aspetta i vicecampioni d'Italia da qui a novembre. Intanto, prima dell'imminente sosta per le nazionali, l'ostacolo da superare è discretamente alto e si chiama Udinese, alias la più in forma tra le non-big, nel turno in cui le attuali prime della classe Milan e Napoli (l'Atalanta imbucata al vertice con merito) si incrociano in una sfida importante ma non decisiva monca di Leao e Osimhen, i due uomini simbolo. Pleonastico evidenziare l'importanza della posta in palio, anche per non alimentare due settimane di chiacchiere attorno all'eventuale falsa partenza dei nerazzurri. Che ora viaggiano a due punti a partita, in perfetta media Champions, la competizione in cui i calcoli nell'edizione in corso tornano dopo le prime due giornate del girone C. L'Inter vista fin qui, infatti, non può neanche sognarsi di battere il Bayern Monaco, ma è bastata e avanzata per aver ragione del modestissimo Viktoria Plzen che rischia di chiudere il raggruppamento senza riuscire a portare a casa nemmeno un pari. Con i cechi, non servono calcolatrici, le altre tre hanno messo in conto di fare bottino pieno tra andata e ritorno, compreso il tecnico piacentino che alla vigilia del debutto europeo ha parlato di dieci punti per conquistare la qualificazione agli ottavi di finale. Tolto il 3x2 con i boemi, gli altri quattro vanno racimolati nel doppio scontro contro il Barcellona in programma nello spazio di otto giorni tra 4 e 12 ottobre. Un pari e un successo da centrare nel bel mezzo di un'agenda densa di impegni tutt'altro che agevoli: prima c'è l'appuntamento con José Mourinho a San Siro (1° ottobre), poi il Sassuolo che già nel febbraio scorso fu fatale dopo l'immane sforzo profuso nella sconfitta onorevole per 2-0 contro il Liverpool in Coppa.
La sensazione è che se finora il campionato ha 'aspettato' l'Inter, i numeri dicono che si viaggia a ritmo più basso del forsennato avvio della scorsa stagione, da domenica in poi non ci potrà più voltare indietro per pensare a rimpianti assortiti. Due ko sono già troppi, basti solo osservare che in 38 giornate le sconfitte l'anno scorso furono appena quattro per Handanovic e compagni. "Speravo di essere più avanti a livello di punti in campionato, vedendo la classifica le squadre sono tutte lì perché si va più piano", aveva spiegato il tecnico piacentino dopo il derby perso. Una specie di 'mal comune mezzo gaudio' che può distorcere l'analisi della realtà perché non tutte le pretendenti vere o presunte allo scudetto hanno avuto lo stesso percorso né tantomeno devono battere per forza il Barça per scongiurare una fastidiosa Europa League. L'Inter, anche se attardata, non deve fare la corsa sugli altri ma su se stessa, cominciando a definire la propria identità appena Romelu Lukaku rientrerà a pieno regime. Dettaglio non da poco perché in estate la società ha costruito la squadra proprio attorno a Big Rom, senza il quale viene difficile definire il vero valore della rosa.
Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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